Rivelazioni

Premessa

I giorni difficili sono sempre più lunghi ed i problemi sembrano intensificarsi fino a farci male. Voglio ringraziare gli amici ed i colleghi che si sono accorti di quanti sacrifici io stia sopportando fiduciosa che “a cuor contento il ciel l’aiuta”.

Tuttavia, la dimensione spirituale personale non basta ad arginare le complesse problematiche che interessano oggi il mondo del lavoro, le famiglie, le persone, soprattutto i ragazzi ed i giovani.  Sempre più ostacoli sembrano frapporsi nelle relazioni intergenerazionali che invece dovrebbero costituire la membrana vitale per il benessere di tutti ed ognuno.

Oggi il mio ringraziamento si concretizza in questo dono. Una meditazione (per me preziosa) che ci può aiutare sia a cambiare atteggiamento verso molte emozioni negative, a trasformarle presto affinché non si condensino in sentimenti resistenti e nocivi, sia a sintonizzarci in modo armonioso verso obiettivi di bene comune, al di là di tutte le nostre differenti attività.

Questa meditazione è tratta dal libro Acorn (Gallucci, 2014) di  Yoko Ono (Tokio, 1933), artista giapponese e attivista politica, nota universalmente per le sue opere d’avanguardia e per il sodalizio con John Lennon.

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Siate benedetti per la vostra rabbia

perche’ e’ segno di crescente energia.

non indirizzartela alla vostra famiglia, non sprecatela

con il vostro nemico.

Trasformate l’energia in versatilità

e vi porterà prosperità.

Siate benedetti per il vostro dolore

perche’ è segno di vulnerabilità.

Non condividetelo con la vostra famiglia, non dirigetelo

contro voi stessi.

Trasformate l’energia in compassione

e vi porterà amore.

Siate benedetti per il vostro intenso desiderare

perché è segno di grande capacità.

Non indirizzatelo alla vostra famiglia. Non indirizzatelo

al mondo.

Trasformate l’energia in un dono.

Donate quanto desiderate ricevere,

e sarete soddisfatti.

Siate benedetti per la vostra gelosia

perché è segno di empatia.

Non indirizzatela alla vostra famiglia, non indirizzatela

ai vostri amici.

Trasformate l’energia in ammirazione

e quel che ammirate

diventerà parte della vostra vita.

Siate benedetti per la vostra poaura

perché è segno di saggezza.

Non trattenetevi nella paura.

Trasformate l’energia in flessibilità

e sarete liberi

da quel che temete.

Siate benedetti per la vostra ricerca di una direzione

perché è segno di aspirazione.

Trasformate l’energia in ricettività

e la direzione verrà da voi.

Siate benedetti per i momenti in cui vedete il male.

Il male è energia gestita malamente e si nutre

grazie a voi.

Non nutritelo e si autodistruggerà.

Emanate luce e cesserà di esistere.

Siate benedetti per i momenti in cui non provate amore.

Aprite comunque il vostro cuore alla vita

e ci sarà un momento in cui troverete

l’amore in voi.

Siate benedetti, siate benedetti, siate benedetti,

siate benedetti per quel che siete.

Siete un mare di bontà, un mare di amore.

Contate le benedizioni ogni giorno perché sono

la protezione

che si frappone fra voi e quel che non desiderate.

Contate le maledizioni e saranno un muro

che si frappone fra voi e quel che desiderate.

Il mondo ha tutto ciò di cui avete bisogno

e voi avete la forza

di attrarre quel che desiderate.

Desiderate la salute, desiderate la gioia.

Ricordatevi che qualcuno vi ama.

Io vi amo!

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Libroterapia, resilienza e auto-aiuto

Ho sempre pensato che il Paradiso fosse una speciale libreria ...

Ho sempre pensato che il Paradiso fosse una speciale libreria …

di Maria Grazia Letizia

Ci sono periodi nella vita di ognuno dove chiedere aiuto o poter chiedere aiuto non è cosa facile. Siamo troppo tristi, chiusi, avvolti nel nostro dolore e ci circondiamo di “ovatta” per la paura di ricevere altri scossoni. Forse abbiamo perso i contatti per noi familiari e ci riesce molto difficile fare il primo passo, figuriamoci rimettersi in gioco! E, ai nostri giorni, le difficoltà economiche, le limitate disponibilità finanziarie, purtroppo, non si possono più solo affrontare come resistenze ad intraprendere un percorso di crescita personale.

A volte pur avendo relazioni felici con familiari ed amici, possiamo avere un dilemma, un problema, una domanda che ci richiede di andare più a fondo dentro noi stessi. Questo ci fa sentire smarriti o anche la necessità di condividere un cammino con un compagno/a affidabile che, anziché saltare subito alle conclusioni, ci ascolta sospendendo ogni giudizio per cercare insieme a noi il significato ed il senso di ciò che stiamo vivendo. Il significato specifico, unico e personale che ha per noi una certa esperienza ed il senso come direzione in cui ora c’immette la nostra vita. E per una ricerca di questo tipo ci serve una guida non coinvolta nella nostra vita quotidiana bensì che si coinvolga con il nostro racconto sulla vita che vorremmo, su quella che ci manca e che non sappiamo ancora come ed in che direzione andrà!

Insomma, tutto questo non si pensa quasi mai di poterlo ricevere da uno psicologo né tanto meno da uno psicoterapeuta e (men che meno) da uno psicoanalista. Infatti, questi professionisti sono per lo più vissuti già a livello mentale con immagini pregiudiziali tipo  “strizzacervelli” e nonostante l’esistenza di professionisti validi, ricorrere ad uno di questi terapeuti  ancora oggi è visto con il fumo negli occhi.

Ma non per questo dobbiamo trascurare le risorse di auto-aiuto di cui ognuno di noi dispone per attivare la resilienza.

La resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità.

Persone resilienti sono coloro che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.

Un contributo all’auto aiuto viene dalla libroterapia o biblioterapia. Si tratta dell’uso dei libri, della lettura, per ritrovare il benessere psicologico.

I libri possono, a livello individuale, curare l’anima, rasserenare lo spirito dalle inquietudini, dare risposte agli interrogativi della vita. La libroterapia si presta ad essere abbinata alla terapia del profondo per la sua capacità di far emergere riflessioni, amplificazioni, nuovi punti di vista generativi per la persona.
La libroterapia si adatta anche alla terapia di gruppo, in cui più persone, guidate dal terapeuta, si confrontano sui temi rilevati dalla lettura dei testi.

L’obiettivo terapeutico della Libroterapia, le sue possibilità di generare un cambiamento nella persona, sono state oggetto di un ampio dibattito negli anni ’90.La Libroterapia, in realtà è recente solo per il nome, ma la sua storia è molto lunga.Dal 1900 la Libroterapia è stata impiegata a più livelli in quasi tutte le professioni di aiuto, in ogni fascia di età e in popolazioni diverse. La letteratura mostra che la si utilizza nelle scuole (Gladding & Gladding, 1991; Kramer e Smith, 1998), in ambito di assistenza sociale (Pardeck & Pardeck, 1998a), nella salute mentale  e in psicologia (Farkas & Yorker, 1993), nelle carceri e nelle biblioteche (Bernstein & Rudman, 1989).Le problematiche cui la Libroterapia è stata maggiormente associata sono l’aggressività (Shechtman, 1999, 2000), le questioni legate ad adozione/affidamento (Pardeck, 1993; Sharkey, 1998), la consapevolezza della diversità (Pardeck & Pardeck, 1998a; Tway, 1989), la morte e il lutto (Meyer, 1994; Todahl, Smith, Barnes, e Pereira, 1998), la dipendenza dalle sostanze chimiche (Pardeck, 1991), il divorzio (Kramer e Smith, 1998; Meyer, 1991), il disturbo ossessivo-compulsivo (Fritzler, Hecker, e Losee, 1997), la risoluzione dei conflitti (Hodges, 1995), gli abusi sui minori (Jasmine-DeVias, 1995; Pardeck, 1990), gli incubi (Barclay & Whittington, 1992), l’identità etnica (Holman, 1996), la depressione (Ackerson, Scogin, McKendree-Smith, e Lyman, 1998), la separazione e la perdita (Bernstein & Rudman, 1989), la violenza in famiglia (Butterworth & Fulmer, 1991), le questioni legate ai senza fissa dimora (Farkas & Yorker, 1993), i comportamenti autodistruttivi (Evans et al., 1999).

Tra i benefici riportati nei vari studi si annoverano l’aumentata auto-consapevolezza (DeFrances, 1982, citato in Afolayan, 1992, p.146), il chiarimento dei valori emergenti e lo sviluppo della propria identità culturale (Holman, 1996; Tway, 1989).

I partecipanti a gruppi di Libroterapia possono anche ottenere una maggiore comprensione empatica degli altri (Adler & Foster, 1997; Pardeck & Pardeck, 1998a) e un apprezzamento maggiore di culture diverse, punti di vista ed esperienze vissute (Bernstein & Rudman, 1989), la riduzione di emozioni negative, stress, ansia e solitudine.

Il libro diventa “un altro luogo” che può essere anche condiviso da paziente e terapeuta, in chiave  simbolica, perchè un libro si legge “altrove”, fuori dallo studio del terapeuta, ma la lettura del testo non è al di fuori del contesto terapeutico e soprattutto della relazione  terapeutica.

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Fare i conti con la propria ombra: come il Nemico diventa utile

illuminare e trasformare l’oscurità

illuminare e trasformare l’oscurità

Perché è tanto importante “lavorare” sulla propria Ombra? Cioè sui difetti e le imperfezioni del proprio carattere? In primo luogo perché permette di avere una maggiore consapevolezza di sé,  ci rende più umani e più autenticamente in relazione con gli altri. Infatti, divenire consapevoli delle proprie proiezioni significa vedere l’Altro per quello che è. Invece, non fare i conti con la propria ombra, significa mantenere al di fuori della luce un lato della propria personalità, rinnegandone perfino l’esistenza e, a lungo andare, accendere una dura lotta (conflitto) con quest’aspetto della personalità giudicandolo duramente.

L’Ombra non è necessariamente sinonimo di male o cattiveria. Mentre il male può originarsi e prosperare nelle paure umane, come quella del dolore e della punizione. In particolare, i sensi di colpa, la paura della punizione,  mantengono molte delle nostre imperfezioni imprigionate nell’oscurità, dove perfino noi non vogliamo riconoscerle perché crediamo di doverci poi punire a causa loro. Ci riferiamo anche  ai comportamenti che, in termini evangelici, tendono a vedere la pagliuzza nell’occhio dell’altro, ma non la trave che si ha nel proprio.

Carl Gustav Jung, in tutta la sua opera parla di Ombra da diverse angolazioni, tuttavia una lettura attenta dei suoi lavori permette di considerare che egli predilige interpretare l’Ombra come una componente strutturale ed ineliminabile, sia pur trasformabile, della personalità. Ciò è evidente in alcune definizione di Ombra ritrovabili nei suoi scritti.

Per esempio, in Tipi Psicologici (1921), nonostante il termine Ombra ricorra poche volte, è implicito in tutto il discorso che l’ introverso e l’ estroverso costituiscano reciprocamente l’uno l’Ombra dell’altro, come ben metterà in evidenza il suo concetto di dualismo, degli opposti, dei divisi. Ed è proprio la consapevolezza di tale dualismo  a rendere possibile  la percezione dell’ unità di parti che non si escludono a vicenda, anzi sono necessarie l’uno all’altro.

Il principio degli opposti rivela così l’ unità dinamica della psiche: un sistema che si regola in modo autonomo, in cui la coscienza e l’ inconscio sono complementari tra loro. Rifiutare di riconoscere questo sistema provoca parzialità, mancanza di equilibrio e quindi perdita di completezza. Dice Jung:  “Devono esserci sempre l’alto e il basso, il caldo e il freddo, e cosí via (…) la questione non è convergere nell’opposto, ma preservare i valori precedenti insieme con il riconoscimento dei loro opposti”. Nulla viene rigettato e nulla viene accettato come valore assoluto. La realizzazione dell’ unione degli opposti è  l’optimum perché porta con sé la libertà spirituale, vissuta in una personalità integrata e unificata.

In L’Io e l’Inconscio (1916-1928) Jung  scrive che l’Ombra simboleggia “l’altro lato”, “il fratello oscuro”;  viene paragonata alla nigredo, la nerezza, che appartiene di per sé alla prima materia, che talvolta invisibile, è inseparabile da noi e fa parte della nostra totalità. L’Ombra è quindi parte integrante della personalità , o meglio spesso da integrare.

Come ben riassume Jolande Jacobi in La Psicologia di C.G. Jung, l’Ombra “è una parte dell’individuo, una specie di scissione della sua essenza, che però è a lui legata.”

 In Psicologia e Religione Jung (1938-1940) scrive: “Ognuno è seguito da un’Ombra, tanto più nera e densa quanto meno è incorporata nella vita cosciente dell’individuo”.

In La Psicologia della Traslazione (1946) Jung scrive che conoscere la propria Ombra rende l’uomo corporeo cioè Jung intendeva dire che scoprire la propria Ombra rende terreni, più umili e meno onnipotenti.

E’ la consapevolezza dunque che permette di cambiare e di evolversi. Per esempio, ammettiamo che un proprio lato d’ Ombra sia l’avidità: se uno non è consapevole di questo suo tratto esso agisce, entra cioè senza mediazioni nella propria vita, mentre l’essere ben consapevoli della propria avidità permette una riflessione su di essa. Un’avidità cosciente può così trasformarsi in parsimonia, ed essere annoverata fra le qualità auspicabili per l’individuo e per la società. E così, la riappropriazione di un contenuto psichico inconscio libera energia di cui può disporre la coscienza.

Come noto Jung divide il possibile orientamento della coscienza in quattro funzioni: il pensiero, il sentimento, la sensazione, e l’ intuizione. Di queste quattro una sarà dominante, nel senso che sarà la risorsa psichica che effettivamente utilizzerà la coscienza per muoversi nel mondo, due saranno parzialmente coscienti, ed una si presenterà radicalmente inconscia . La funzione inferiore  è per definizione lenta, infantile, ingenua, tirannica e  proprio in virtù di queste sue caratteristiche tende a contaminarsi con l’ Ombra.

L’ Ombra e la funzione inferiore servono a compensare la coscienza, a mitigarne l’unilateralità e riportare l’uomo verso la sua totalità. Considerata e valutata nel complesso della personalità, l’Ombra, piuttosto che essere considerata come un Nemico per sé e per gli altri, può svolgere una funzione costruttiva. Scrive Jung: ” (…) il riconoscimento della propria Ombra rende le persone più consapevoli e  fa porre attenzione e cura ad elementi poco conosciuti, poco sviluppati, poco padroneggiati, ma dai quali possono giungere nuovi ed inaspettati sviluppi della personalità.”

Jung tende a dividere l’Ombra in due diverse forme: l’ Ombra personale, e l’ Ombra collettiva. L’Ombra personale è figlia della propria storia, delle proprie rimozioni, di quei tratti psichici che il proprio ambiente di provenienza tende a far rimuovere.

L’Ombra collettiva, che già appartiene alle figure dell’inconscio collettivo e che corrisponde, ad esempio, a una figura negativa del Vecchio Saggio o alla parte oscura del Sé, simboleggia per così dire il lato posteriore del dominante spirito del tempo. Esempi di Ombra collettiva, intesa come l’altro lato dello spirito del tempo, sono ben presenti in letteratura. Si pensi in proposito a come celebri romanzi, quali “Lo strano caso del Dottor Jekill e Mister Hyde” di Louis Stevenson, o “Il lupo della Steppa” di Hermann Hesse, mostrino chiaramente il Doppio, l’alter ego, di una certa società. L’Ombra collettiva, oltre ad essere collegata con lo spirito del tempo, è inevitabilmente connessa con il tema del male.

Ma un’anima divisa tra l’oscurità (negata) e la luce rimane debole, per contro, l’anima integrata è forte, ben centrata e senza paura. Per smettere di punirci, per affrontare, integrare e trasformare le parti di noi che stiamo nascondendo, abbiamo bisogno di guardare nell’oscurità … accendendo la nostra luce della verità che ci permette di vedere il nostro lato oscuro ed accettarlo come parte della nostra totalità. Perciò con il nostro stesso riflesso di luce (verità) brilleremo come un faro abbagliante e saremo sinceramente in pace in noi stessi perché abbiamo praticato l’onestà verso noi stessi, togliendoci qualsiasi maschera, scoprendo la nostra vera essenza ed accettandola. E solo poi potremo imparare l’amore che non ferisce e la gentilezza che non si aspetta nulla in cambio.

Questo fenomeno è praticamente osservabile in moltissime situazioni: nelle relazioni individuali, in quelle tra gruppi, tra membri dello stesso gruppo, nel rapporto tra nazioni. E non supereremo le nostre debolezze se nasconderemo e negheremo i nostri sentimenti, indipendentemente da quello che sono. Quando ci sentiremo abbastanza coraggiosi da guardare il nostro lato oscuro senza giudicarci cattivi, impareremo come illuminare e trasformare l’oscurità.

Infine, riprendendo una figura archetipica jungiana, quella dell’ Angelo, dopotutto neanche gli angeli sono perfezionisti. Tranne uno solo, è vero, ma è caduto!

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