La gioia di scrivere

NULLA E’ IN REGALO

                                              Nulla è in regalo, tutto è in prestito.

Sono indebitata fino al collo,
sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.

E’ così che è stabilito,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.

E’ troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
mi sarà tolto con la pelle.

Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.

Su alcuni grava l’obbligo
di pagare le ali.
Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.

Nella colonna Dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.

L’inventario è preciso,
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.

Non riesco a ricordare
dove, quando e perché ho permesso che aprissero
questo conto a mio nome.

La protesta contro di esso
noi la chiamiamo anima.
E questa è l’unica voce
che manchi all’inventario.

Il mio commento

Per alcuni scrittori basta una lettura  calma e attenta per comprendere aspetti della vita, modi di esistere spesso  lasciati in secondo piano (o ancora più indietro) perchè rappresentano  “cornici” che spesso non cogliamo o di cui non possiamo accorgerci perchè  facciamo parte della “tela”. Cioè, non possiamo cogliere ciò che ci rin-chiude in un  limite, sia pur descrivendo il nostro valore e significato. Ma quando  incontriamo poesie o prose scritte con tale “colloquiale naturalezza e  (ingannevole) semplicità” allora siamo resi consapevoli di questi limiti  nei quali ci muoviamo, così che possiamo continuare la nostra ricerca nel tentativo di  andare oltre. Ci sentiamo come liberi da una forma di sottile e impercettibile  disagio che ci legava a un “paesaggio” troppo visitato; ci accorgiamo  che all’orizzonte c’è una nuova cornice che può essere raggiunta e ancora la vista di  un nuovo “panorama”!

Due righe sull’autrice

Wislawa Szymborska è la più importante poetessa  e  saggista polacca vivente, nata a Bnin (Kòrnik) il 2 luglio 1923. Premiata con il Nobel nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti.

Szymborska utilizza espedienti retorici  quali  l’ironia, il paradosso, la contraddizione e la litote, per illustrare i temi filosofici e le ossessioni sottostanti. E’ considerata “una miniaturista” perché le sue  poesie compatte sono create per evocare ampi enigmi esistenziali.  Spesso in una  sola  pagina  esse toccano argomenti di respiro etico che riflettono sulla condizione delle persone, sia come individui che come membri della società umana.

 Lo stile di Szymborska si caratterizza per l’introspezione (non solo intellettuale), l’arguzia e la succinta ed elegante scelta delle parole.

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