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L’ equilibrio “dare-ricevere” è una dinamica essenziale per approfondire le relazioni umane

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Dare e Ricevere, secondo gli Ordini dell’Amore, esige l’equilibrio come componente essenziale.

La percezione dell’equilibrio tra Dare e Ricevere non si forma attraverso valutazioni quantitative ma piuttosto è basato sul grado di soddisfazione rispetto a ciò che ci si scambia e che può essere anche di natura molto diversa. La dinamica Dare-Ricevere esiste prima di tutto fra genitori e figli, ed essa è rappresentata dal fatto che i genitori sempre danno ed i figli sempre ricevono. Questo è qui l’equilibrio. Qualora così non fosse per i figli che pensano di dover ricambiare i loro genitori, la coscienza percepirà un enorme disagio trasmettendo forte dolore nella vita di quei figli.

Un altro tipo di equilibrio tra Dare e Ricevere intensifica enormemente il legame di coppia.

L’equilibrio Dare-Ricevere è anche importante nei rapporti sociali come ad esempio fra soci in affari, oppure nelle relazioni politiche dove lo scambio di favori è la regola del gioco, ma questo equilibrio fra Dare-Ricevere è importante in ogni organizzazione sociale.

La coscienza vigila sull’equilibrio e quando si apre un debito dopo aver ricevuto da qualcuno, subito agisce sostenuta dalla spinta del senso di colpa. Così come all’accendersi di un credito per aver dato,il senso d’innocenza sosterrà nella coscienza un sentimento d’atteso contraccambio.

Spesso gli “innocenti”  pretendono di essere ricambiati e questa è una posizione di forza nelle relazioni la quale genera sofferenza nel sistema. “Dopo tutto quello che ho fatto per te …”

La dinamica Dare-Ricevere produce un tipo di coscienza che si forma crescendo e nella vita di relazione. Infatti, alla nascita il figlio conosce solo il Ricevere perché la prima relazione è con l’eterno Dare del genitore. Solo nell’età matura, con l’istaurarsi di nuove relazioni, si sperimenta l’equilibrio fra Dare-Ricevere.

Quindi possiamo dire che Dare e Ricevere nella loro armonia, sono alla base della nostra esistenza, il costante equilibrio nel voler dare e nel dover ricevere  genera il raggiungimento di un bilanciamento: ciò accade qualora chi riceve può dare a sua volta e chi dà riesce a ricevere. Può apparire un meccanismo automatico, ma implica alcuni interessanti livelli percepiti dalla  coscienza.

PRIMO LIVELLO: resta difficile ricevere dagli altri, perché ricevere corrisponde a sentirsi in obbligo di debito; si perde  la propria innocenza, si è obbligati verso il donatore e la libertà da questo vincolo si esprime in noi come dovere nel restituire. E’ più semplice non ricevere niente, in modo da non dover dare niente.

Secondo B. Hellinger  il tentativo di mantenere la propria innocenza ci porta però a non immergerci nella vita, mentre la vita richiede impegno e soprattutto partecipazione: chi rimane fuori dal gioco si esclude. Chi attua questa scelta potrebbe sentirsi migliore degli altri, più puro o superiore, ma nello stesso tempo sarà profondamente vuoto ed insoddisfatto.

Chi vuole essere innocente spesso diventa depresso, rifiuta in primo luogo il padre e la madre, essendo i primi che donano e in più non chiedono in cambio la vita che hanno dato, poi il rifiuto si estende anche agli altri rapporti. L’innocente si giustificherà dicendo che quello che gli viene offerto non è abbastanza, che chi gli sta donando è una persona pessima, che ha commesso degli errori imperdonabili, ecc.

Insomma ogni giustificazione per non prendere è buona, ma il risultato è evidente: non prendere per non voler dare porta a un congelamento ed a un vuoto considerevole.  Il freddo di questa immobilità potrebbe essere tranquillamente sciolto se si accettassero i propri  genitori così come sono,  prendendo tutto quello che ci possono offrire, cioè energia e felicità. Se io prendo dai miei genitori, posso prendere tutto quello che la Vita e il Mondo mi offrono, posso dare e ricevere in abbondanza, posso amare ed essere amato, posso sentirmi “al caldo”. Questo le costellazioni familiari ce lo mostrano chiaramente.

SECONDO LIVELLO:  Bert Hellinger chiama questa condizione “Sindrome del benefattore”, ed è la situazione di chi vuole dare più di quello che ha ricevuto. Questo possono farlo solo due categorie di persone: i genitori verso i figli e tutti coloro che, per la loro posizione sociale debbono prendersi cura di altri (insegnanti, tutori, infermieri, assistenti, medici, ecc). Chi, non trovandosi in queste due categorie, adotta il modo di pensare: “Va meglio quando sei tu a sentirti in obbligo, rispetto a sentirmi io in debito”,  induce un forte squilibrio nelle relazioni. In questi casi il  “benefattore” sarà spesso evitato e potrà sentirsi  solo, considerando gli altri come degli ingrati.

TERZO  LIVELLO:  L’equilibrio e l’armonia risiedono nello scambio, nel dare e nel ricevere reciprocamente , nel bilanciare le forze e la reciproca soddisfazione. Bert Hellinger suggerisce che lo scambio ci dona “una felicità non regalata, ma costruita”. Dopo uno scambio reciproco ci si sente apposto, liberi e felice di aver costruito nella pace.

QUARTO Livello: Infine quando non possiamo ricambiare abbiamo quella enorme possibilità di compensazione rappresentata dal ringraziare. In molte circostanze dire GRAZIE è l’unica possibilità di chi riceve per compensare. Persone in gravi situazioni di disagio come malattie, handicap, eventi inaspettati ed insormontabili, in condizioni di estremo bisogno hanno la possibilità di riconoscere chi loro da col cuore e ringraziare.

La parola Grazie fa scattare in noi profondi e straordinari meccanismi emozionali, i quali ci uniscono ad un livello superiore.

Infine, quando ci troviamo a prendere qualcosa che non possiamo restituire in alcun modo, malgrado le nostre buone intenzioni, o la nostra volontà, quasi sicuramente sarà la vita con i suoi imprevisti ed eventi a generare qualcosa che costituirà in forma materiale quel “GRAZIE”. Ed è il caso, per esempio, dei figli quando a loro volta diventeranno genitori!

Coppia, matrimonio, famiglia oggi: facciamo il punto “On the News”

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SABATO 30 agosto 2014

sarò ospite su gentile invito di Radio Serra 98

nella trasmissione “On the News” ore 10,00-12,00

RS 98

Sarà un incontro-intervista con gli ascoltatori  della radio

che potrete seguire anche  in streaming qui

Se volete, su questa pagina lasciate i vostri commenti o le vostre domande.

Se avete questioni legate alla vostra vita personale,potete scrivere qui

La psicopatologia individuale come sacrificio all’unità simbiotica familiare: lealtà invisibili, senso di colpa, sfruttamento, risarcimento.

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Secondo lo psicoterapeuta Ivan Boszormenyi-Nagy  le vere forze che legano in modo sano l’individuo al gruppo familiare e lo liberano, stanno al di là dei giochi di potere osservabili e delle tattiche manipolative.

La lealtà familiare non indica un’ inclinazione individuale, ma una forza sistemica, funzionale alla salvaguardia del gruppo multigenerazionale.

Un invisibile intreccio di aspettative lega tutti i suoi membri e trova fondamento nella consanguineità, nel mantenimento della vita biologica, nella discendenza e nel merito guadagnato.

L’interiorizzazione delle aspettative influenza la struttura psicologica dell’individuo e crea il cosiddetto “computo individuale” che attraversa le esperienze, le sensazioni, i pensieri, i desideri individuali.  Tale computo diventa coercitivo quando il membro, più o meno consapevolmente, sacrifica la sua esistenza a interessi e scopi non derivanti dalla sua individualità, ma dalle priorità di altri.

La componente dell’obbligo è molto importante perché in caso di inadempimento porta con sé il senso di colpa, funzionale al mantenimento del sistema familiare o del gruppo di appartenenza.

Da solo però il senso di colpa non è in grado di mantenere a lungo l’equilibrio del gruppo perché causa troppa sofferenza: un sistema basato invece sulla lealtà può far leva sul senso del dovere e l’ impegno, risultando molto più efficace.

Gli impegni di lealtà, le responsabilità, derivano da un senso di devozione nei confronti del genitore o della sua immagine interiorizzata: la ricompensa per le premure, la cura e l’amore viene saldata dai figli seguendo gli impegni aspettati, vivendo all’altezza delle aspettative e trasmettendo la cultura familiare alla prole.

Diventare genitore permette di ripagare il senso di colpa per la slealtà verso gli obblighi filiali allentati e di configurarsi nel ruolo di “creditore” che consegna ad un nuovo “debitore” il sistema valoriale e normativo.

Quando rimane la sensazione di dover ancora qualcosa alla famiglia di origine, è più facile accettare la lealtà verso gli obblighi genitoriali, nonostante il sacrificio personale che comporta, piuttosto che essere leali verso se stessi e concedersi il diritto al piacere. Esiste nelle famiglie un bilancio invisibile che contabilizza gli obblighi passati e presenti e influenza la consegna di ruoli e di aspettative secondo quella che è l’etica dei rapporti e il senso di giustizia di ogni specifica  famiglia, secondo prescrizioni e norme esclusive di una data famiglia, comprensibili solo da essa.

Per etica non si intende qui l’insieme dei precetti morali della società o i criteri universali su ciò che è giusto o sbagliato, piuttosto si fa riferimento al singolo e alla sua coscienza, alla forza che lo induce a rispettare obblighi, limitazioni del piacere e doveri morali perché funzionali alla conservazione dell’equilibrio dell’equità. Tale equilibrio deriva da continue negoziazioni: ogni membro deve tenere in considerazione gli interessi degli altri membri, ma contemporaneamente ha diritto a che gli altri tengano in conto il suo benessere. La giustizia è quel bilancio formato storicamente, che impegna il soggetto nella dinamica relazionale del reciproco dare-avere e contribuisce alla formazione di obblighi dell’intero gruppo.

IL SISTEMA  DEI  MERITI  E  LA  RECIPROCITA’ :  IL SACRIFICIO  O  LA DIFFERENZIAZIONE DEL SE’

La percezione della giustizia deriva dall’equilibrio della reciprocità:  è tendenza umana  attendersi una giusta ricompensa ai propri contributi e dovere una giusta ricompensa ai benefici ricevuti dagli altri. La reciprocità implica il bilancio di quanto è andato pari e quanto è rimasto ancora in spareggio nelle diverse generazioni, porta a definire il sistema dei meriti, ma causa anche lo sfruttamento: un membro che riporta successi può farlo a scapito di un altro che per qualche motivo rimane indietro.

Lo sfruttamento non deriva tanto da un’intenzionale volontà di sfruttare, quanto dalla forma che assumono i rapporti ravvicinati.

La patologia o lo status di capro espiatorio trovano spesso fondamento nella condivisa lealtà al sistema di merito da parte di tutta la famiglia.

Sono posizioni che si acquistano in base a configurazioni relazionali per mezzo di una forza sovraindividuale che induce le persone a lasciarsi sacrificare “in onore” alla catena multigenerazionale di obblighi e di indebitamento. Nessuna delle parti però è realmente libera: chi gode il successo può portarsi dietro il senso di colpa per la parte svantaggiata, mentre chi ricopre una posizione subalterna deve lottare per uscirne o deve soffrire se la accetta.

Ci sono due tipi di sfruttamento: quello da persona a persona per cui un membro sfrutta più o meno nascostamente un altro attraverso il non dare o il prendere senza reciprocità, oppure quello strutturale derivante dalle caratteristiche del sistema che vittimizza entrambi i soggetti.

Lo sfruttamento comunque non è quantificabile, è solo il soggetto, vittima di tale situazione, che può darne una misura e che lo vive più o meno intensamente a seconda delle relazioni.

Il bambino non è in grado di opporsi al suo sfruttamento, spesso non ne diventa cosciente fino a che, divenuto genitore, sperimenta il risentimento verso i propri genitori.

Chiunque percepisca di essere stato sfruttato e ferito, cercherà di risarcire il danno riportato, nei modi che trova più accessibili.

Tutti i suoi rapporti, emotivamente significativi, saranno utilizzati proprio allo scopo di ottenere i meriti negati e caratterizzati da uno sfruttamento pari alla misura in cui è stato avvertito.

La psicopatogenesi risiede nella fissazione di uno squilibrio relazionale per anni rimasto immutato che induce a perdere fiducia e speranza nel mondo.

Non è tanto lo squilibrio a creare problemi, quanto il suo protrarsi nel tempo, la continua negazione della reciprocità che prende forma come realtà psicologica e si consolida in atteggiamenti e comportamenti.

Delinquenti, paranoici, psicotici, assassini, osservati da un punto di vista multigenerazionale, sono individui alle prese con la gestione di un squilibrio tra sfruttamento, senso di colpa, voglia di vendetta. Il bambino nasce munito di una grande riserva di fiducia, funzionale alla sua sopravvivenza, i genitori sono responsabili del fatto che sia alimentata o al contrario depauperata.

La “parentificazione” è quel processo per cui il figlio deve rimediare alle mancanze dei genitori che lo impoveriscono delle risorse di fiducia, visto che spetta a lui dare senza ricevere. Può creare meno dolore psichico la perdita di un genitore se il figlio ne mantiene un’immagine amata e rispettata, piuttosto che la situazione di un figlio con un genitore sfruttante e manipolativo, costretto a riabilitare la sua immagine.

Il figlio intrappolato nel senso di lealtà da una parte e dalla negazione della reciprocità dall’altra, vive un dare unilaterale che nel tempo lo impoveriscono, a cui può reagire con atti di slealtà o con la creazione di un capro espiatorio in un altro rapporto come il matrimonio.

Quando permane il bisogno di essere amato, apprezzato, approvato, la persona tenderà a ricercare costantemente “surrogati genitoriali” che possano colmare tale privazione.

Rabbia, risentimento, delusione nei confronti degli oggetti d’amore primari, possono essere proiettati sulla moglie, sul marito o sui figli come rivincita di un trattamento ingiusto durato anni.

Ma non è solo la mancanza a causare dolore, anche un eccesso di amore, come nel caso di genitori molto disponibili ed oblativi, disposti ad ogni sorta di sacrifici, può generare nel figlio un debito che non riuscirà mai ad estinguere diventando causa di un enorme senso di colpa. Paradossalmente proprio nella famiglia, che è l’ente deputato a promuovere il processo di crescita, il figlio può trovare più difficoltà nel perseguire l’autonomia, poiché il raggiungimento di questa è diametralmente antitetico alla lealtà verso la famiglia.

Come sostiene Murray Bowen , il processo di differenziazione implica progettare un percorso personale attraverso il proprio sistema interno di guida invece di perseguire le esigenze degli altri.

Ciò rischia di essere percepito come un atto di slealtà, tanto più forte è l’unità simbiotica della famiglia. Non sempre l’allontanamento dalla famiglia  indica autonomia: se non è avvenuta un’effettiva presa di distanza dal sistema emozionale familiare, si rimane invischiati nella trama delle lealtà invisibili.

Pertanto è auspicabile che, in seno alla famiglia, avvenga una reale accettazione della crescita dei figli, attraverso ridefinizioni della lealtà e cambiamenti nella direzione e nella distribuzione delle responsabilità, affinché l’intreccio intergenerazionale non sia più una colpa da espiare ma divenga un archivio da cui reperire modalità di vita consolidate per aprire nuove possibilità.

https://www.youtube.com/watch?v=hJmRqw7ZU3A

Bibliografia

Ivan Boszormenyi-Nagy, Spark Geraldine,  Lealtà invisibili. La reciprocità nella terapia familiare intergenerazionale, Astrolabio, 1988

Murray Bowen, Dalla famiglia all’individuo. La differenziazione del sé nel sistema familiare, Astrolabio, 1988

I confini nella famiglia come sistema: funzionalità, rigidità,disimpegno

famiglia

Nell’ottica sistemico-relazionale la famiglia viene considerata un sistema. Questo comporta che ogni suo componente viene considerato in connessione con gli altri e che al cambiamento di un elemento consegue il cambiamento degli altri elementi del sistema familiare.

Nell’ottica sistemico-relazionale ogni azione è la reazione a un’altra azione, e ciò porta a una complessità di influenze reciproche. Nel modello elaborato da Salvador Minuchin e adottato dagli psicoterapeuti familiari, la famiglia può essere descritta da una struttura nella quale sono rintracciabili sottosistemi:

  1. quello coniugale
  2. quello genitoriale
  3. quello dei figli
  4. quello dei fratelli
  5. quello dei nonni
  6. quello dei nipoti
  7. quello dei cugini

demarcati da confini generazionali e gerarchici.

© immagine di M. G. Letizia

© immagine di M. G. Letizia

I confini sono l’espressione delle regole familiari che definiscono il ruolo di ognuno, l’ invisibile insieme di aspettative che determina il comportamento di ogni membro all’interno del sistema stesso. I confini tipici delle famiglie funzionali  sono chiari/calibrati e cioè  i confini tra i sottosistemi sono chiari e definiti in modo tale da permettere ai membri di ogni sottosistema di esercitare le loro funzioni senza indebite ingerenze ma anche di permettere il contatto fra i componenti del sistema. I confini diffusi sono quelli che troviamo in una famiglia invischiata, nella quale c’è un forte coinvolgimento tra i vari componenti della famiglia, c’è una certa indifferenziazione dei vari sottosistemi e la tensione esperita da un singolo si riflette con forza sui diversi sottosistemi.

Tale condizione si può presentare anche nel caso di famiglie nucleari particolarmente isolate o con sottosistemi poco articolati, lontani o inesistenti. I confini rigidi sono rintracciabili nelle famiglie disimpegnate, nelle quali mancano completamente il senso di appartenenza e di interdipendenza, non c’è capacità di dare sostegno o fornire aiuto agli altri, non viene sentita la genitorialità. A volte sono famiglie multiproblematiche.

Essendo un sistema vitale, la famiglia  si trova ad affrontare  nel tempo una serie di eventi e trasformazioni che comportano un cambiamento della sua struttura e che quindi richiede una ristrutturazione della trama dei rapporti tra i suoi componenti.

generazioni

Ad ogni passaggio di ciclo vitale, infatti, si verifica l’ingresso o l’uscita – reale o anche psicologica – di un elemento. Possono verificarsi eventi normativi, piacevoli o spiacevoli, ma comunque attesi, come ad esempio la nascita di un figlio, l’ingresso nella scuola (sempre più in tenera età),  la morte di un parente anziano, ecc., ed eventi paranormativi, piacevoli o spiacevoli, ma imprevedibili e quindi altamente stressanti, quali una vincita alla lotteria, la morte di un familiare in giovane età, ecc. Secondo J. Haley quando una famiglia non riesce ad effettuare il cambiamento e si blocca in una certa tappa del ciclo vitale, interrompendone l’evoluzione, nascono i sintomi a carico di uno o più membri della famiglia. L’obiettivo della psicoterapia familiare è allora quello di riattivare una crescita della famiglia, che si evidenzia con il passaggio alla fase successiva di ciclo vitale. Le normali tappe del ciclo vitale sono:

Il periodo del corteggiamento E’ il periodo in cui si passa dall’adolescenza all’età adulta.

Il giovane deve apprendere delle competenze relazionali e utilizzarle nella sua vita sociale, lasciando la base sicura offerta dalla famiglia per affrontare esperienze di studio, lavorative, sentimentali, che comportano un distacco fisico o emotivo dai familiari. Questo processo inizia nell’adolescenza e si conclude con il distacco fisico e/o emotivo della persona dalla famiglia.

Tale distacco è chiamato individuazione.  

Per arrivare a questa differenziazione è necessario un movimento disgiuntivo da parte di tutti i membri del sistema, tra i quali avviene la negoziazione delle modalità di distacco.

Le famiglie invischiate avranno maggiori difficoltà a negoziare questo distacco perché i vari membri  lo sentiranno come una sorta di tradimento. Un vero distacco è inoltre possibile solo se si è potuto esperire un senso di appartenenza alla famiglia, ciò che non può avvenire nella famiglia disimpegnata. Il periodo del corteggiamento è caratterizzato da una certa complessità ed è proprio in questa fase che l’individuo più spesso si rivolge a un terapeuta.

  • Il matrimonio e le sue conseguenze Il matrimonio è innanzitutto un rito e segna, come molti altri riti, il passaggio da una condizione a un’altra, aiutando le persone coinvolte ad elaborare le emozioni ad essi collegate. La nuova coppia, all’inizio della sua vita matrimoniale, dovrà negoziare un considerevole numero di regole relazionali, che non vengono discusse, ma semplicemente agite. Nel mettere in atto il processo di accomodamento reciproco, ognuno dei membri della coppia mette in atto una serie di modelli transazionali appresi dalla propria famiglia d’origine cercando di imporli al partner.

Questo produrrà tensioni, ma gradualmente la coppia creerà modelli transazionali condivisi da entrambi. Un altro compito molto importante sarà quello di stabilire una giusta distanza emotiva dalle famiglie d’origine, costruendo un nuovo tipo di rapporto con i genitori, i fratelli  e i parenti acquisiti, allo scopo di avere uno spazio in cui sperimentare la propria autonomia di persone adulte.

Con il matrimonio si ripropone la fusione che ognuno dei coniugi aveva con i propri genitori e per evitare l’angoscia della fusione alcuni partners possono adottare una sorta di “divorzio emotivo” (ad esempio i due coniugi rimangono distanti a causa dell’ipercoinvolgimento di uno dei due nel lavoro o nella socialità al di fuori della famiglia).  

  • Nascita ed educazione dei figli La nascita di un figlio, soprattutto del primogenito, produce nel sistema familiare innumerevoli cambiamenti. Nasce il sottosistema genitoriale accanto a quello coniugale già esistente, mentre nelle famiglie d’origine dei neo-genitori si creano i ruoli di nonni e di zii.

Molti accordi stabiliti nel primo periodo del matrimonio devono essere rivisti e subiscono cambiamenti, così come i modelli transazionali messi a punto in precedenza, in virtù del fatto che da uno schema relazionale a due si passa ad una triade. In questo periodo problemi pratici ed organizzativi fanno sì che la giovane coppia sia piuttosto coinvolta con le rispettive famiglie d’origine, ciò che può provocare ingerenze da parte degli altri nell’educazione del figlio. La stessa educazione della prole può essere causa di conflitto tra i genitori, i quali possono avere stili educativi differenti, più o meno permissivi.

  • Le difficoltà del periodo centrale del matrimonio Uno dei periodi critici del periodo centrale del matrimonio è l’ingresso dei figli a scuola, per due ragioni: 1) perché eventuali discrepanze nello stile educativo dei due genitori più facilmente diventano evidenti, in un contesto nel quale se ne può valutare l’effetto; 2) perché l’ingresso del bambino a scuola rappresenta la prima esperienza di uscita del bambino dal nucleo familiare e i suoi genitori cominciano a fare esperienza del fatto che mano a mano che il figlio cresce, sempre più si allontanerà dai genitori e i due coniugi resteranno soli, uno di fronte all’altro. In questo periodo del ciclo vitale della famiglia non ci sono cambiamenti nella composizione, tuttavia i cambiamenti strutturali sono causati dal fatto che i figli crescono e si verifica un lento e progressivo svincolo dalle figure genitoriali.
  • La crisi adolescenziale può essere vista come una lotta tra genitori e figli per mantenere le vecchie posizioni gerarchiche all’interno del sistema familiare, a fronte di richieste di crescita e di cambiamento da parte dell’adolescente.  
  • L’emancipazione dei genitori dai figli Il movimento di emancipazione dalla famiglia d’origine deve essere incoraggiato dai genitori i quali devono inviare messaggi incentivanti e di stima, comunicando al figlio che è pronto per farcela. In alcune culture esistono riti di iniziazione che sanciscono il passaggio dell’individuo dall’adolescenza all’età adulta. Da noi il processo è molto lungo: inizia intorno alla maggiore età e, a causa delle difficoltà nell’ambito lavorativo legate all’attuale congiuntura socio-economica, può protrarsi fino ai quaranta anni. La ragione per la quale il passaggio a questa fase può essere difficoltoso sta nel fatto che spesso la coppia dà più spazio agli aspetti genitoriali della relazione, rispetto agli aspetti coniugali. Perciò in genere il matrimonio entra in una crisi che progressivamente si dissolve, mano a mano che i due coniugi risolvono i loro conflitti e trovano un nuovo modo di essere coppia, permettendo al figlio di avere il proprio partner e la propria professione. Spesso questo processo di autonomia è ostacolato dalla dipendenza economica della giovane coppia dai propri genitori.

Quando il sistema familiare non riesce a sopportare l’angoscia della separazione, il figlio può sviluppare un sintomo psicologico anche grave e restare a causa di questo in famiglia, senza minare l’equilibrio disfunzionale esistente.

  • Il pensionamento e la vecchiaia Il pensionamento produce dei cambiamenti nella struttura familiare dal momento che la persona, concludendo la sua vita lavorativa, si ritrova a vivere la più rilevante parte del tempo in famiglia, coinvolgendosi maggiormente all’interno della famiglia. Dal momento che si conclude la vita lavorativa dell’individuo, il periodo del pensionamento è spesso connotato da tristezza, sentimenti depressivi, senso di inutilità legato alla mancanza di produttività.

Il pensionamento obbliga inoltre i coniugi a condividere più tempo di quanto non abbiano mai fatto a partire dal matrimonio. Questa maggiore condivisione comporta ancor più che nelle altre fasi il confronto delle dinamiche di interazione coniugale e la messa a punto di nuove regole, nonché la risoluzione di eventuali conflitti.

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 Lo sforzo della coppia deve essere teso a trovare degli interessi e rinnovare il suo impegno nella relazione coniugale.

In questa fase accade talvolta che una persona della famiglia sviluppi una sofferenza psichica, dando modo al pensionato di occuparsene e di farlo sentire utile. Ad un certo punto della vita uno dei due coniugi rimarrà vedovo e dovrà rientrare in famiglia, dove le generazioni più giovani si prenderanno cura di lui.  Anche questo può essere un momento di crisi che può indurre la famiglia a ricoverare il vecchio in un istituto.

In ognuna delle fasi del ciclo vitale descritte possono verificarsi problemi che inficiano il funzionamento della coppia, persino durante la fase del corteggiamento, dal momento che le stesse ragioni che hanno determinato l’inizio di una relazione sentimentale possono causarne la fine. Ad esempio può accadere che una giovane coppia decida di sposarsi allo scopo di sfuggire al controllo opprimente delle famiglie d’origine.

Ma i protagonisti di un matrimonio basato su queste premesse dovranno presto trovare delle altre ragioni per stare insieme, altrimenti la coppia naufragherà.

Bibliografia

L. Cancrini,  C. La Rosa, Il vaso di Pandora, Carocci Ed., 2001

J. Haley, Il distacco dalla famiglia. La crisi del giovane e la terapia della famiglia, Astrolabio Ubaldini, 1983

S. Minuchin, Famiglie e terapia della famiglia, Astrolabio Ubaldini, 1974

AA.VV., Famiglia: un’avventura da condividere. Valutazione familiare e terapia sistemica, Boringhieri, 2009

Tramite l’albero: estemporanea lettura psicologico-relazionale

© Giulia Scordo 2013

© Giulia Scordo 2013

Quest’opera  estemporanea, intitolata Tramite l’albero,  si è classificata al  2° posto/Giovani debuttanti, sul tema “La sensibilità umana” nel Concorso  Sulle vie della Certosa, promosso dall’Associazione Eventi d’arte a Serra San Bruno il 29 giugno 2013.

L’opera dell’ artista Giulia Scordo (17 anni) rappresenta un’interessante aspetto della tematica che riguarda le relazioni interpersonali ed in particolare la relazione e la comunicazione con l’altro sesso nell’adolescenza.

La stessa autrice nel presentare la sua opera alla giuria si è così espressa: “la ragazza ed il ragazzo vivono un momento conflittuale, di tensione nei loro rapporti e, mentre lui corre e si nasconde, evidentemente arrabbiato, cercando protezione ed isolamento dietro l’albero, lei  invece lo raggiunge, dopo averlo un po’ rincorso, quasi  per  fermare  quei sentimenti negativi. I due ragazzi, nell’istante del dipinto,  possono sentire il loro respiro confondersi con il fruscìo delle foglie ed in silenzio calmarsi. L’albero, elemento vivo, creatura della Natura, è per i due un riferimento fermo e silenzioso, offre ad entrambi il suo riparo, il suo  conforto e la sua energia senza interferire”.

Sono stata così coinvolta ed attirata da questa vicenda artistica che ho voluto studiare quest’opera attraverso le teorie psicologiche su cui si fondano alcuni tests grafico-proiettivi: il  disegno della figura umana di Karen Machover ed il disegno dell’albero di Karl Koch. Infine, farò anche un riferimento alle teorie sul linguaggio dei colori di Max Lucher.

Naturalmente questa mia lettura, non ha uno scopo psicodiagnostico, bensì vuole essere un contributo alla conoscenza della vita emotivo-affettiva e dei livelli di consapevolezza degli adolescenti di oggi;  un arricchimento della loro comprensione da parte degli adulti, soprattutto di quelli che hanno un ruolo diretto nella loro educazione e formazione.

Va ancora precisato che, per nulla, la situazione artistica può essere paragonata a quella della somministrazione dei test, essendo la prima una realizzazione creativa e spontanea e la seconda una prova/indagine vera e propria  connotata dall’esigenza di individuare aspetti e/o problemi della personalità.

IL CONTESTO

Tramite l’albero … rappresenta un grande prato di un verde intenso, confinato da una catena rocciosa che richiama “il muretto” tipico del ritrovo adolescenziale.

Questo muretto, proietta la sua ombra all’interno del prato e segnala l’esigenza di ritirarsi in un luogo isolato o poco frequentato, lontano dalla realtà collettiva, per sperimentare l’intimità emotiva del rapporto con i coetanei e l’altro sesso.

Tuttavia, nella catena rocciosa, si può scorgere un’apertura proprio in corrispondenza dell’albero, quasi a segnalare che i due ragazzi da lì siano arrivati al prato, allontanandosi forse dall’ abitato o da un gruppo di amici.

In alto il cielo è di un azzurro intenso e terso. Le nuvole presenti sono state dipinte sui bordi laterali della tela quasi a rappresentare un movimento verso l’esterno o il loro arrivo dall’esterno. In entrambi i casi sembra un chiaro riferimento alla realtà confusa, non chiara, incerta e sfuggente.

I due uccelli sembrano in volo con armonia ma sono collocati a sinistra sulla tela e cioè nello spazio che rappresenta il passato, probabilmente l’età pre-adolescenziale o infantile.

I RAGAZZI

E’ dipinto un tipico aspetto della sensibilità maschile: la fuga e la chiusura davanti a situazioni complesse emotivamente.

Viene anche rappresentata  la  delicata sensibilità femminile:  quando lui si ferma dietro l’albero, anche lei lo fa e gli trasmette, da lontano, la sua vicinanza, il suo calore, il suo esserci per lui, allungando la sua mano verso l’albero. Entrambi restano reciprocamente schermati dall’albero, che sembra filtrare i loro sentimenti negativi, conflittuali, dannosi (paura e rabbia come anidride carbonica), per trasformarli in sentimenti positivi, armoniosi e di benessere (affetto e desiderio come ossigeno).

Tutto ciò può essere ritrovato analizzando la postura di lui: sguardo dritto davanti a sé,  braccia e gambe incrociate, e corpo girato di fianco,  rispetto alla ragazza, in semi-chiusura o semi-apertura … tramite l’albero!

Analizzando la postura di lei: dal vestito un po’ svolazzante e dai capelli al vento, si deduce la sua rapida andatura per raggiungere il ragazzo; il suo braccio sinistro sfiora l’albero ma è chiaramente diretto verso il ragazzo; esprime sia il desiderio di poterlo avvicinare, toccare, sia la paura di vederlo di nuovo chiudere o fuggire.

L’abbigliamento dei due sembra indicare che, prima di raggiungere la radura, i ragazzi si siano incontrati provenendo da eventi differenti: lei elegante/formale, lui casual/informale. Oppure potrebbe indicare l’appartenenza a classi sociali differenti. Entrambe le situazioni potrebbero aver generato tensioni e ambivalenze, conflitti fra desideri e paure.

Anche la statura dei due sembra indicare una differenza di età: lei appare leggermente più alta perché porta i tacchi? E anche questa differenza  potrebbe essere la causa di ansietà ed inquietudine verso l’altro sesso vissuto ad uno stadio di sviluppo diverso dal proprio.

Si profila un contesto con i temi classici del grande amore! 

Ma anche, è possibile che questi contenuti siano stati espressi come paure e/o condizionamenti trasmessi da figure significative o familiari.

I SOGGETTI  PSICOLOGICI

Da questo dipinto si possono rilevare alcuni aspetti  proiettivi:  la rappresentazione di sé, quasi un autoritratto,  quella di una figura significativa del sesso opposto, l’ideale dell’Io, cioè la proiezione di bisogni, desideri e conflitti.

Si rileva l’adeguata identificazione  con il proprio sesso e le proprie caratteristiche fisiche. E’ presente una corrispondenza dell’età tra il disegno ed il disegnatore e ciò  indica una buona accettazione di sé.

Il personaggio maschile dipinto  in rosso nel busto, colore dell’attività, dell’emozione, dell’avventura, del coraggio, della conquista, del dominio, esprime l’esigenza di elaborare gli impulsi ostili,  l’aggressività  o le minacce di aggressione, da esso provenienti o percepite; lo stesso personaggio viene dipinto in blu-grigio, dalla vita in giù, esprime un vissuto della figura maschile tra l’ immobilità,  la mancanza di auto-definizione, mistero, energia e freddo controllo razionale.

La figura femminile, è dipinta di bianco, il colore della  luce; in fuga, in opposizione al mondo,  in solitudine, ma anche in un momento aperto alle possibilità; un momento di sospensione e di riflessione in attesa di una improvvisa conoscenza definitiva di sé, di un’ identità personale da colorare, da definire meglio. Il suo braccio teso, in corrispondenza della lieve protuberanza del tronco d’albero e all’altezza di entrambi i personaggi (maschile e femminile), indica sensibilità e apertura a “toccare con mano” le difficoltà tipiche della relazione fra i sessi.

L’ALBERO

Le sue radici, visibili, disegnate a tratto doppio chiuso, ombreggiate sotto il manto erboso, indicano aderenza alle proprie pulsioni più profonde, attaccamento alla terra, ma anche staticità,  attaccamento alla tradizione, ricerca di sostegno; bisogno di chiarezza e ordine nella propria parte istintiva che viene sentita come confusa e caotica, come accade normalmente durante il periodo adolescenziale.

Il tronco rappresenta l’Io stabile, la zona delle idee.

Il fusto, eretto e a tratti leggermente ondulato, indica una espressione  di vivacità, vitalità, capacità di adattamento,   tendenza  ad essere ingenuo, docile, anche se  con idee chiare, oggettive, ferme.

I rami intrecciati evidenziano un contrasto tra l’affettività ed il controllo razionale degli impulsi.

A volte  facilmente  si tende a complicare le cose, soprattutto quelle  relative al rapporto tra i vissuti maschili o paterni (che predominano se i rami che coprono gli altri sono rivolti verso sinistra) ed i vissuti femminili o materni (che si hanno quando i rami che coprono gli altri sono rivolti verso destra).  I rami incrociati sono sinonimo di ambivalenza, indecisione, autocontraddizione, lotta tra affettività e controllo. La presenza di rami sottili e abbondanti è  tipica  di una personalità profondamente sensibile, di facile impressionabilità, dal temperamento aperto.

Poiché i rami si intrecciano, può accadere di perdersi nelle piccolezze, trascurando il nocciolo delle cose.

La chioma ricciuta, ondulata, a tratti quasi tremante, è la forma della vivacità, della flessibilità mentale e relazionale, quindi della socievolezza e della dolcezza. Indica mobilità, attività, espansività, ma anche irrequietezza e loquacità, buon umore, entusiasmo, allegria, ma anche improvvisazione, incostanza, e a volte vanità. Il disegno che si spinge oltre ai bordi, verso l’alto, come per le nuvole a lato, indica bisogno di evasione ed espansione psicologica…crescita in atto!!

PAESAGGIO

In prevalenza il prato ed il cielo, indicano tendenza ai sogni, alla contemplazione, meditazione, loquacità, fuga dalla realtà, influenzabilità, pigrizia, flemma, ansia, smarrimento.

La presenza percepibile del movimento, indica una personalità dotata, vivace, attiva.

I colori prevalenti sono:  il verde del prato e della chioma dell’albero, il colore della vitalità, della speranza e del riposo, dell’apertura sentimentale e interiore e della realtà; il blu, colore del mare e del cielo, esprime mistero, infinito, energia mentale, pensiero, intelligenza, ragionamento acuto, sicurezza, a volte freddezza affettiva, controllo razionale.

Infine, la ricchezza dei dettagli adeguati in tutto il dipinto, sono la manifestazione di una certa ricchezza interiore espressa con equilibrio. 

BIBLIOGRAFIA

K. Koch, Il reattivo dell’albero, OS Firenze, 1986 G. Crocetti, Il bambino nella pioggia, Armando Editore, Roma, 1991

M. Lucher,  Il Test dei colori, Astrolabio, Roma, 1976

M. Lucher,  Colore e forma nell’indagine psicologica, Piovan Ed., Abano Terme, 1983 M. Lucher,  Tavole d’interpretazione, Piovan Ed. Abano Terme, 1983

 Karen Machover , Il disegno della figura umana, Organizzazioni Speciali – Firenze

E le mamme chi le aiuta?

 

 

Da molti anni la mia passione per la cucina, nata in Calabria e sviluppatasi nel Lazio (e con altre regioni italiane: Emilia Romagna e Toscana sopratutto), sì è incontrata  con molte riviste specializzate e divulgative di ricette, per menù scelti su come mangiare piatti originali, più o meno elaborati, ma sempre composti con ingredienti genuini e prodotti locali. Tutti i viaggi all’estero, in particolare quelli in Francia, in Spagna, in Olanda, in Austria, a Cipro, in Germania e in Polonia, mi hanno permesso di acquisire una buona quantità di conoscenze (p. es. sulle tecniche di cottura e sull’accostamento dei diversi alimenti) su piatti tipici ed internazionali che, a seconda delle esigenze, ho integrato nella mia cucina di tutti i giorni.

Già da circa 10 anni seguo su Gambero Rosso Channel (411 SKY) i cuochi e la loro personale filosofia in cucina, ma il mio cuoco preferito è Jamie Oliver! Per me è stata una pura gioia vederlo non solo cucinare, ma anche parlare di tutto ciò che precede la preparazione di un piatto. Dalla sua gestualità, dai suoi modi, dal modo in cui tratta alimenti e cibo (usando anche le mani per mescolare) traspare una grande disinvoltura, creatività, fantasia e spesso semplicità. E’ bellissimo vederlo muoversi tra la produzione del suo orto, i fornelli e la tavola sempre attorniata di amici, allievi e colleghi. Ispirarsi a lui per stare tra i fornelli è stata un’autentica rivoluzione piena di gioia, eccitazione, piacere! E, vedere per credere, provate a seguire  “Jamie at home” o “Jamie’s kitchen Australia” (tutti i giorni alle 14 ed alle 21).

Ma all’arrivo dei miei due figli, questo modo di stare in cucina è stato messo alla prova sopratutto per la necessità di conciliare la necessità di colazioni, pranzi, merende e cene equilibrati e stabili per nutrienti secondo l’età ed i bisogni della crescita; i differenti orari di frequenza della scuola da parte dei miei figli (attualmente uno frequenta la scuola media inferiore e l’altro la scuola superiore);  il mio lavoro (part time) e sopratutto il lavoro a tempo pieno di mio marito che gli lascia lo spazio per la famiglia solo nelle ore serali e nei week end.

Pur ricorrendo all’aiuto di una collaboratrice domestica qualche volta alla settimana, a cui delego i lavori più pesanti della casa, il mio tempo dopo il lavoro è quasi sempre preso dalla spesa e dalla cucina. Questi ritmi, con gli anni mi hanno fatto mettere un pò da parte la fantasia a favore della quantità e qualità dell’alimentazione. Anche l’organizzazione della cucina è stata più volte rivista spostando la preparazione del pranzo del giorno dopo per i ragazzi ora alla sera precedente ora al mattino all’alba. E’ stato difficile mantenere stabile l’ organizzazione delle attività di cucina con preparazioni di piatti da congelare dato che, in questo modo, il fine settimana si trasformava sempre più spesso in un sovraccarico di fatiche per tutta la famiglia. Già logorante, dopo una settimana di studio e lavoro, dover sostenere i figli nei compiti scolastici per il lunedì!  Ma perchè 40-30 ore di scuola più 2-3 ore ogni pomeriggio non bastano per l’apprendimento? Ma la scuola italiana sarebbe un altro capitolo!

Il mio ultimo fine settimana, a parte l’alzata tardi del sabato, una passeggiata di mezz’ora, un’ora per e-mail e altri contatti, è volato pensando sopratutto alla nutrizione della famiglia per una parte della settimana successiva: spesa settimanale e organizzazione di frigo e dispensa; due lavatrici di bucato steso e ripiegato (in parte in attesa di essere stirato); due chili d’uva (la prima di quella da tavola prodotta a Frascati e ricevuta in regalo) fatta marmellata; un chilo di pomodoro S. Marzano sbollentato e passato al setaccio (per sughi o altro); due chili di verdura lavata e cotta per comporre in meno tempo minestroni o contorni; un arrosto cotto al  tegame e affettato; un dolce per le merende. E poi? Naturalmente preparazione di colazione, pranzo e cena per ogni giorno del week-end!

Ora che i ragazzi si sono appassionati al giardinaggio aiutano il papà nella cura delle siepi e nella pulizia del giardino e travasano le piante più facili.

Può essere così ogni fine settimana? Può essere così dall’inizio alla fine dell’anno scolastico? E’ chiaro che no!

E le mamme chi le aiuta quando non ci sono zie/zii, nonni/nonne e amiche/amici intorno? Ecco perchè l’equilibrio della famiglia nucleare è qualcosa di molto delicato che dipende sopratutto dall’esperienza e maturità della donna, dalla sua capacità di accettare ed assumersi i ruoli relativi alla “protezione” e “nutrizione” della famiglia; ma anche sopratutto dalla disponibilità e flessibilità dell’uomo a sostenere e collaborare alla vita quotidiana della famiglia. E poi è ovvio, nutrire è solo uno dei veicoli per il nutrimento affettivo! Esso si completa con il gioco, gli svaghi, i piaceri, la leggerezza e le amenità che stemperano il tenore delle responsabilità. Ma quanto tempo e spazio ha questa seconda parte?

Soddisfatti i bisogni primari, c’è tutto il lavoro che le madri e i padri svolgono per risolvere i problemi dei figli.  Per affrontare  i momenti di crisi più comuni – la depressione post partum, i primi distacchi, la scolarizzazione, le paure per l’età adolescenziale e i conflitti con il corpo – e le difficoltà legate invece a condizioni specifiche, come l’adozione, la disabilità, la migrazione, la separazione dei genitori.

Un sostegno di tipo psicologico – spesso con caratteristiche diverse da una terapia vera e propria, più breve, diluito nel tempo, mirato a particolari situazioni – risulta fondamentale per molte famiglie che altrimenti, da sole, rischierebbero di aggravare il disagio. Si tratta di interventi in apparenza semplici – svolti individualmente, il più delle volte, all’interno di un gruppo, “contenitore” dei desideri e delle paure che risultano preziosi dal punto di vista collettivo, sociale e da quello del benessere psichico sia dei piccoli sia di chi li circonda e se ne prende cura. Altre volte il sostegno può essere rivolto alla coppia o a tutta la famiglia per valorizzarne le risorse e l’autostima.

B I B L I O G R A F I A

Berto F., Scalari P., Adesso basta. Ascoltami! Educare i ragazzi al rispetto delle regole, La Meridiana

Damilano Bo N., Menzolini P., E’ l’Ora dei Compiti! Come svolgerli con metodo, autonomia e creatività, Urra Edizioni, 2011

Diffenbaugh V., Il linguaggio segreto dei fiori, Garzanti 2011 (Romanzo)

Gordon T., Genitori efficaci. Educare figli responsabili, La Meridiana, 1997

Gordon T., Relazioni efficaci. Come costruirle, come non pregiudicarle, La Meridiana 2005

Gordon T., Insegnanti efficaci. Pratiche educative per insegnanti, genitori e studenti, Giunti Editore, 2009

Marcoli A., E le mamme chi le aiuta? Come la psicologia può venire in soccorso dei genitori (e dei loro figli), Mondadori, 2009

Miliotti A.G., Ci vuole un Paese. Adozione e ricerca delle origini. Testimonianze e strumenti per un viaggio possibile, Franco Angeli, 2011

Miscioscia D., Ri-svegliare la scuola. Quando la scuola incrocia l’adolescenza, La Meridiana, 2011

Neill A.S., I ragazzi felici di Summerhill. L’esperienza della scuola non repressiva più famosa del mondo, Red Edizioni

 

 

 

 

 

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