Le regole d’oro per l’amore buono, oggi, secondo Joan Garriga

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[.Qui ci sono una dozzina di miti, o credenze irrazionali. Possiamo cambiare questi pensieri e atteggiamenti con quelli più sani ed efficaci.

1. Non potevo vivere senza te / Senza di te sarebbe ANCHE andato bene
Ci sono due adulti che si sostengono sulle proprie gambe, non due bambini in cerca dei loro genitori. Senza di te potrei andare troppo bene, ma essere con te e stare insieme scalda il mio cuore.
2. Ti amo, ti amo … /Bene, amate anche VOI STESSI
Si tratta di un enorme regalo amare le ombre degli altri, il loro ego, le loro difficoltà, ed essere compassionevole con questo, perché significa che siamo in grado di riconoscere l’altro membro del rapporto, in realtà, più in ombra. La coppia è un ambito di crescita in cui la durezza dell’ego che si è in grado di sopportare, si presenta attraverso l’amore condiviso.
3. Fammi felice / Spontaneamente sentono il desiderio di essere felici
La coppia non è pensata per darci la felicità, ma se uniamo tutte le sue dimensioni sperimentiamo qualcosa di vicino alla beatitudine. Riteniamo che apparteniamo a qualcosa, abbiamo creato un’ intimità, un legame, per costruire le strade della vita.
4. VOGLIO UNA COPPIA / Meglio preparati per la COPPIA
L’eccesso di “Io” e individualità sopra il senso del “noi” diventa il partner in un campo straordinario di libertà e, allo stesso tempo ci espone sempre più alla solitudine e all’incertezza. Entrambi allo stesso tempo. Se si vuole avere un partner, che lavora dentro di te per trovare il proprio tono e il modo di essere compagno o compagna, il resto sarà dato in aggiunta.
5. Io do tutto il meglio di me / Meglio: ti dò ciò che mi tiene nella stessa gradazione con te
La coppia è un rapporto alla pari, in cui dobbiamo fare in modo che ci sia uno scambio di equilibrio e di giustizia per mantenere la gamma di parità. Dare molto è in grado di generare nell’altro un senso di debito e sminuirlo. Meglio quello che l’altro può restituire in qualche modo, dal momento che un interscambio fertile fa crescere la felicità.
6. Dammi tutto / Dammi quello che potrà mantenermi nella mia dignità
Quando qualcuno in un rapporto chiede tutto, all’altro, sospettiamo due cose: primo, che la persona è un bambino e la seconda, quella persona certamente non sta andando a prendere ed apprezzare ciò che è dato, perché è ancorato ad un pizzico di insoddisfazione che vive nella domanda, e che, anche se ha partecipato, non soddisfa. Meglio premiare il positivo, lo scambio negativo è offensivo.
7. Spero sia intenso ed emozionante / Vorrei che sia facile
Alcune relazioni sono senza intoppi e facilmente non cigolano. Sono il risultato dell’ unione di due nature che armonizzano senza grandi discordanze. Altre volte, tutto è difficile, nonostante l’amore. Quando una relazione è intensa emotivamente, diventa spesso devitalizzante. Infatti il grande tumulto emotivo e i giochi psicologici sono debilitanti e mortali. Essi hanno a che fare con i ricordi di ferite d’infanzia e vecchi desideri non soddisfatti.
8. Lotta per il potere / COLLABORAZIONE
Troppi secoli di lotte e sofferenze, uomini e donne, ci portano alla riconciliazione. È meraviglioso quando la coppia, entrambi sentono dentro, in realtà, in fondo, che non c’è migliore né peggiore, e camminano insieme. Non uno sopra e uno sotto, non uno davanti e uno dietro. Cooperano. Sono compagni e amici e fratelli e amanti e partner. Uno e uno fa due. Donne profonde si sentono spesso migliori degli uomini. Secondo le mie statistiche, le più intelligenti si prendono cura che i loro partner non se ne accorgano.
9. PENSO, che tu senti davanti alle difficoltà “si salvi chi può”/ riso e pianto insieme e insieme ci apriamo alla gioia e al dolore
Le coppie affrontano a volte male i loro problemi legati ai processi di vita: i bambini non arrivano, ci sono aborti, morti o malattia dei propri cari, alti e bassi economici ed esistenziali…. Si tratta di questioni che mettono alla prova la capacità di carico della coppia, che la rafforzano o la portano al collasso, a mettere risentimenti e miglia di distanza.
10. E’ PER SEMPRE / Una cosa alla volta
Entrare nell’ amore romantico significa anche diventare un candidato per il dolore di una possibile fine. Oggi parliamo della monogamia sequenziale, cioè, che statisticamente ci si può aspettare di avere tre o quattro coppie per tutta la vita, con conseguente complesso stress emotivo e transiti coinvolti. Quando c’è un accordo istituzionale, abbiamo l’opportunità di creare la coppia ogni giorno, a modo nostro, e che ci permette di vivere. Se si raggiunge la fine, impariamo il linguaggio del dolore, la leggerezza e il distacco, e poi di nuovo nella corsia dell’amore e della vita.
11. Prima i bambini poi i genitori /Prima noi, prima le nostre famiglie d’origine e insieme i nostri figli
Buono a sapere che l’amore fa meglio in universi ordinati di relazione: i genitori devono essere genitori e i bambini sono bambini, la coppia che si è creata (che può includere i bambini di precedenti relazioni) hanno la precedenza sui partner precedenti o rispetto alle famiglie di origine. Lasciate che il passato sia onorato e fino ad un buon presente e un buon futuro. Alcune persone danno più importanza ai bambini avuti insieme rispetto a quelli della precedente relazione, e ciò finisce per creare disagio a tutti. Allo stesso tempo, una ulteriore coppia dovrebbe sapere che è più probabile occupare un buon posto nella famiglia se si accetta che i figli del compagno/a c’ erano prima e rispetta questa priorità.
12.Ti conosco / Ogni giorno ti vedo e ti riconosco
Alcune coppie non guardano la persona accanto a loro, ma con le immagini interiori che si sono formate di quella persona nel corso del tempo. Vivono nel passato e dimenticano di aggiornarsi ogni giorno. Per evitare questo, aiuta molto aprire la percezione ad ogni nuovo momento e non dare l’altra persona per scontata. L’altro si accende quando lo riconosciamo e lo scopriamo di nuovo, e in questo modo anche noi diventiamo di nuovo giovani.]
Trad. it. di M.G.L.
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Le relazioni di coppia ed “il romanzo familiare”: l’eterno triangolo

A parte i triangoli dove c’è un’implicazione sessuale tra qualsiasi combinazione dei due sessi, esistono molti altri tipi di triangoli. I più fondamentali sono quelli in cui sono coinvolti genitori e figli. I triangoli possono anche coinvolgere le amicizie. Ancora più complessi sono i triangoli che coinvolgono partner non umani. Un partner potrebbe sentirsi geloso e tradito dalla dedizione dell’altro a un lavoro o a un’arte, o a un progetto spirituale. Tali triangoli possono evocare le stesse sensazioni di gelosia della varietà sessuale. Quando uno si ritira in uno spazio creativo, ha in qualche modo “lasciato” la persona con la quale vive, e ciò può creare enorme gelosia nel partner. Se uno ama il proprio lavoro, ciò può provocare enorme gelosia.
(…) Vi sono anche triangoli con animali domestici coinvolti (cuccioli specialmente). Ciò può suonare assurdo, ma una persona può sentirsi estremamente gelosa, ferita, sottosopra ed abbandonata a causa dell’attaccamento profondo del partner al suo cane o gatto, anche se potrebbe non aver voglia di ammettere tali emozioni in pubblico.
Tutti questi tipi di triangoli potrebbero sembrare non relazionati uno con l’altro. La cosa che hanno in comune è la componente di una o un’altra varietà di amore che, in un triangolo, non è più esclusiva. E quando dobbiamo condividere l’amore di qualcuno, sia con un’altra persona sia con qualcosa d’ineffabile come l’immaginazione o lo spirito, potremmo sentirci traditi, degradati e abbandonati.
(…)Un altro gruppo di triangoli – triangoli che riflettono della vita psichica non vissuta – include tutti gli altri. Quando guardiamo più in profondità dentro ai triangoli familiari, sentiamo il bisogno di chiederci perché vogliamo così disperatamente sentirci vicini ad uno in particolare dei nostri genitori. Che cosa significa per noi quel genitore? Come mai possiamo far fronte all’indifferenza di un genitore ma richiediamo niente di meno che la fusione assoluta con l’altro? Alla fine, inevitabilmente, troveremo pezzetti della nostra stessa anima radicati lungo i lati del triangolo – qualsiasi triangolo, sia motivato da dinamiche familiari, o da potere, o da difesa, o di tutti insieme. Vi sono eccezioni, perché vi sono sempre eccezioni ad ogni modello psicologico. Ma in generale, quando un triangolo entra nella nostra vita, indipendentemente dal vertice in cui ci troviamo, c’è sempre in esso un messaggio riguardante dimensioni di noi stessi che non abbiamo riconosciuto o vissuto. Se un modello di triangolo continua a ripetersi, allora significa che il messaggio è molto forte, e dobbiamo assolutamente ascoltare ciò che sta cercando di dirci.

(…) I triangoli familiari non si esauriscono nell’infanzia, si ripercuotono per tutta la vita. Se non risolti, potrebbero segretamente entrare nelle nostre relazioni adulte. Se un triangolo familiare non è guarito, noi potremmo ricrearlo, una o più volte, sperando ad un livello profondo ed inaccessibile di trovare un modo per guarirlo o risolverlo.
Freud sviluppò l’idea del Triangolo Edipico – conosciuto anche come “il romanzo familiare” – in un contesto molto specifico. Nella sua visione, noi ci attacchiamo appassionatamente al genitore del sesso opposto, ed entriamo in una situazione di rivalità e di competizione con il genitore dello stesso sesso. A seconda di come il triangolo edipico è risolto nell’infanzia – e ciò coinvolge le risposte del genitore insieme al proprio temperamento innato – le nostre relazioni future ne saranno inevitabilmente influenzate. Se “vinciamo” inequivocabilmente ed otteniamo l’amore esclusivo del genitore del sesso opposto, soffriamo perché non impariamo mai a condividere e/o a separarci. Sperimentiamo una specie di falsa potenza infantile perché sentiamo di aver battuto il/la rivale. Ci sentiamo onnipotenti, e ciò potrebbe aprire la porta ad una futura inabilità a far fronte a qualsiasi contrarietà di coppia. E anche la nostra relazione con le persone del nostro stesso sesso potrebbe essere compromessa.
Se, per esempio, un bambino vede sua madre e suo padre in conflitto, e “vince” la battaglia edipica diventando il marito surrogato di sua madre, potrebbe sperimentare un profondo senso di colpa inconscio verso suo padre. Potrebbe anche perdere rispetto per suo padre per averlo apparentemente spinto fuori dai piedi con tanta facilità. La sua immagine interiore del padre potrebbe quindi essere di una figura debole, impotente, e facilmente battuta, e da qualche parte dentro se stesso avrà paura di essere la stessa cosa, perché anche lui è maschio. Questo bambino potrebbe avere bisogno di riaffermare la sua vittoria edipica più tardi nella vita trasformando ogni amico maschio in un rivale, relazionandosi esclusivamente con le donne. Questi uomini non si relazionano con altri uomini, ma solamente con donne legate ad altri uomini. Il legame con sua madre sarà costato a questo ragazzo il suo rapporto con suo padre, il che potrebbe significare che egli non ha un’immagine maschile interna positiva a cui attingere, e nessun senso di supporto dalla comunità maschile intorno a lui. Il suo senso di fiducia nel maschile e della sua identità sessuale maschile deve poggiare interamente sul fatto che le sue donne lo amino – e più sono meglio è. Questo è un posto molto insicuro e molto doloroso in cui vivere. Potremmo applicare la stessa interpretazione nel caso di una donna e suo padre.
Freud pensava che la soluzione più sana del conflitto edipico fosse una sorta di blanda sconfitta, dove riceviamo sufficiente amore dal genitore amato ma siamo nello stesso tempo forzati a riconoscere che la relazione dei genitori è in ultima analisi inviolabile. Allora impariamo a rispettare le relazioni degli altri, e costruiamo la fiducia stabilendo relazioni oltre il magico cerchio parentale. Noi siamo qui nel reame di ciò che Winnicott chiamava l’”abbastanza buono” – un matrimonio dei genitori abbastanza buono, una relazione abbastanza buona con entrambi i genitori, sufficiente amore e gentilezza perché la sconfitta edipica sia accompagnata da un ragionevole senso di sicurezza all’interno della famiglia e la certezza che continueremo ad essere amati. E’ anche molto importante che non temiamo la punizione del genitore-rivale. Tristemente, molti genitori, essi stessi emotivamente affamati e risentiti in un matrimonio infelice, puniscono i loro bambini per aver “rubato” l’amore del partner. Abbiamo bisogno di riconoscere che non possiamo soppiantare un genitore a favore dell’altro, ma abbiamo anche bisogno di sapere che saremo amati anche dal genitore che abbiamo tentato di soppiantare. Naturalmente questo è un ideale che poche famiglie riescono a raggiungere. Una grande quantità di gente soffre a un grado o all’altro di vittoria edipica eccessiva o di sconfitta edipica eccessiva. Ciò che veramente conta è cosa facciamo con essa, e quanta consapevolezza abbiamo di essa. E nulla è più potente come attivatore di consapevolezza di un triangolo relazionale.
I sentimenti edipici non sono, dopotutto, “sessuali” in un senso adulto, ma hanno più a che fare con la fusione emotiva. Così anche, in effetti, sono molte delle nostre sensazioni apparentemente puramente sessuali nell’età adulta; la sessualità comprende molti livelli emotivi che non sono sempre consci. Una sconfitta o una vittoria edipica che coinvolge il genitore dello stesso sesso può avere delle ripercussioni ugualmente dolorose, e condurre allo stesso modo più tardi ai triangoli relazionali. Ci si può sentire dislocati dalla propria sessualità, perché il genitore amato è un modello per quel tipo di sessualità ed il legame è troppo debole o negativo per permettere al modello di essere interiorizzato in forma positiva. Un uomo potrebbe eternamente tentare di ottenere l’amore di suo padre dando continuamente prove di quanto maschile egli sia. Potrebbe dunque inconsciamente formare triangoli che non riguardano veramente le donne con le quali è coinvolto, ma sono mirati ad impressionare altri uomini – o a punirli per il rifiuto del padre. E una donna potrebbe tentare di guadagnarsi l’amore e l’ammirazione di sua madre nello stesso modo, o punire altre donne del mancato amore di sua madre. Il/la rivale in un triangolo adulto potrebbe essere segretamente molto più importante per l’individuo dell’apparente oggetto di desiderio.

(…) Tutti i triangoli, compresi quelli provenienti dall’ambito familiare, sono in ultima analisi connessi con la nostra vita psichica non vissuta. Se fossimo capaci di riconciliare i nostri opposti, potremmo permettere anche ai nostri genitori di essere contraddittori. Non c’è nulla di strano in un genitore che ha un lato  affascinante ed amorevole ed un altro lato  riservato o esigente. Gli esseri umani sono sfaccettati  e possono amarci ed anche ferirci. Ma queste contraddizioni ci sembrano intollerabili nei nostri genitori se essi stessi non riescono a venirne a patti. E così non riceviamo alcun aiuto per imparare ad integrare le nostre contraddizioni.
Arriviamo ora alla questione di che cosa potrebbe in realtà nascondere la dinamica dei triangoli – sotto i modelli parentali e le difese e i giochi di potere e tutte le altre apparentemente casuali ragioni del perché i triangoli entrano nella nostra vita. Io credo che ci sia sempre un elemento di vita non vissuta in ogni triangolo, e per varie ragioni sembra che qualche volta non siamo in grado di scoprire quella vita non vissuta se non attraverso l’estremo stress emotivo generato dai triangoli. Il tradimento è un’esperienza archetipica, ed è il nostro maggiore strumento di maturazione. Questo non significa che dobbiamo diventare tutti cinici incalliti, è invece molto importante riconoscere come le nostre fantasie su come dovrebbero essere la vita e l’amore ci impediscano di crescere e di diventare membri della famiglia umana a tutti gli effetti. Il tradimento è il mezzo attraverso cui queste fantasie sono puntualizzate e riconosciute. Noi tentiamo di rinchiudere noi stessi e altre persone nel nostro mondo di fantasia, che ci serve per compensare la sofferenza dell’infanzia. Siccome tutte le infanzie contengono sofferenza, le convinzioni ingenue che ci portiamo dietro sono anch’esse archetipiche, e riflettono un mondo infantile alternativo che assomiglia al Paradiso nella sua innocenza e nella sua fusione totale con il divino genitore. Il serpente nel giardino dell’Eden è dunque un’immagine di questo ruolo archetipico del tradimento, che è contenuto nello stato di innocenza e presto o tardi si erge per distruggere la nostra fusione.
Marc Chagall - Eden

Marc Chagall – Eden

Un triangolo può essere come un grande trigono in una carta. L’energia circola all’intorno; torna su se stessa e non nutre nient’altro nella nostra vita. Nei triangoli, tutte e tre le persone tendono a proiettare elementi di se stesse sugli altri due. La struttura triangolare fissa queste proiezioni, e vi potrebbe essere enorme resistenza al cambiamento. Potremmo anche dire che il triangolo si forma a causa delle resistenze al cambiamento, così tutto ciò che all’interno cerca espressione è sperimentato attraverso la proiezione. Quando un simile triangolo si rompe, le proiezioni tornano a casa loro.  Il tempo in cui accade non è casuale. In una o due, o anche in tutte e tre le parti, le questioni inconsce sono finalmente arrivate ad un punto in cui possono essere integrate, anche se ciò si dovesse esprimere semplicemente lasciando andare. Nel momento in cui siamo in grado di fare ciò, le proiezioni iniziano a diventare consce. Non credo vi possa essere vero perdono se non in questo modo. E’ una specie di grazia. Non può essere creato da un atto di volontà.  Il perdono può venire soltanto dal riconoscimento della propria partecipazione nel triangolo – in qualunque ruolo sia – e il ritirare le proprie proiezioni. Prima di ciò, il perdono non è veramente possibile. Sembra possa scaturire soltanto da qualcosa che sia stato genuinamente integrato in se stessi. L’intero processo è trasformativo. Non possiamo fabbricare il perdono se siamo stati traditi – né possiamo fabbricarlo per noi stessi se siamo il traditore. Possiamo soltanto lavorare per integrare ciò che appartiene alla nostra stessa anima.”
Estratto da
Liz Greene:
Relationships and how to survive them.
CPA Press, London.
Potete ordinare questo libro (in inglese) presso:

L’amore ed i preliminari non sono ciechi…a meno che non lo si desideri!

Il bacio - G. Klimt

Il bacio – G. Klimt

“Dottor  Schnarch, perché si dovrebbe desiderare di vedere la persona che si sta baciando?”

Risposta: “Perché si!”

La domanda è divertente, comprensibile e rappresenta anche un malinconico commento sulla normalità sessuale. Risposi che molte persone non vogliono guardare!

Esse preferirebbero piuttosto fare l’amore nella fantasia della loro testa che con il loro partner a letto, soltanto per lamentarsi dopo cinque anni: “Non sei la persona che pensavo fossi!”. E’ inevitabile quando viene stipulato il vostro contratto non scritto prematrimoniale: “Non ti vedrò come sei nella realtà se tu non mi vedrai. Potrei chiederti di guardarmi quando ti parlo nel soggiorno, ma non guardarmi a letto!”

Perché pensiamo che baciare ad occhi chiusi (e avere dei rapporti sessuali) è “più romantico”? Per molte persone l’amore è cieco – e noi siamo grati che esso appaia così

Abbiamo paura che non saremmo amati se fossimo veramente conosciuti. Mettiamo fuori sintonia il nostro partner (o noi stessi) per poter tollerare di avvicinarci abbastanza da poterci toccare.

Un po’ di tempo più avanti chiacchieravo con Helen, la conduttrice di uno show televisivo nel quale dovevo apparire (…). Con occhi sorridenti e un sorriso imbarazzato, Helen mi confidò che lei e suo marito avevano ottenuto un progresso erotico nei loro rapporti sessuali e confermava la potenza di questi  miei suggerimenti. Tuttavia Helen scoprì che le sue amiche non avevano nessuna intenzione di fare la stessa cosa. Le loro ragioni variavano: alcune non avevano alcun desiderio di avere un rapporto sessuale più intimo con i loro mariti; esse bruciavano di risentimento, bloccate in guerre di reciproco rifiuto – in breve, esse avevano piacere di rendere il rapporto sessuale spiacevole per il loro coniuge. Altre non volevano tollerare lo sconforto di tentare qualcosa di nuovo, non importa quali fossero i benefici. Ancora altre erano “emotivamente divorziate”, rimanendo con i loro mariti solamente per ragioni finanziarie e sociali: esse davano importanza all’adagio: “Tieni vicini i tuoi amici, ma tieni più vicini i tuoi nemici”.

Se è data la possibilità di vedere (o di essere visti), molti di noi preferiscono chiudere gli occhi. Viviamo come struzzi sessuali, timorosi di guardare dentro colui con il quale copuliamo e procreiamo – ma c’è sempre una ragione per il comportamento da struzzo.

E’ come se avessimo paura che il nostro destino sia programmato e trovassimo più facile non esaminarlo troppo da vicino. Non vogliamo essere visti mentre non desideriamo vedere.

Si presume che ciascuno sia desideroso dell’intimità. Questo è un altro motivo per cui baciamo con gli occhi chiusi!

(…) Una volta che ho smesso di dire ai miei pazienti che cosa fare,  mi sono impegnato ad imparare da loro. Queste coppie, pensavo, non si baciano in modo “sbagliato” perché la questione non riguarda la tecnica. Lo facevano in modo “giusto” perché esso esprimeva quello che stava o non stava succedendo tra loro. Il loro preliminare era una forma di comunicazione. Il preliminare degli occhi chiusi è come un “braille” sessuale, noi tutti diventiamo dei bravi “lettori”.

Gli amici di Helen erano ben coscienti degli atteggiamenti del loro coniuge. Essi sapevano di essere ignorati dal loro partner- o almeno di essere esclusi da lui. Alcuni uomini potrebbero aver desiderato maggiore intimità durante il rapporto sessuale, ma aver accettato l’atteggiamento delle loro mogli del tipo “prendere o lasciare, ti sto facendo un favore”. In ogni caso le loro mogli possono averlo avvertito ed essere state ancora più riluttanti ad essere sessualmente generose.

(…)Sapendo che le coppie comunicano sempre, chiesi ad una di loro: “Che cosa pensate di dirvi reciprocamente durante i preliminari?” Dopo un minuto il marito disse: “Lei mi dice che sono inadeguato, che non so come baciare. Lei non mi desidera! Lei fa solo mostra”. La moglie aveva una risposta diversa: “Vuole dirmi come farlo! Cerca di fare quello che vuole, sia che mi piaccia o no!” Le dissi: “So che c’è una buona ragione, così mi dica: perché desidera avere rapporti sessuali, se non vuole baciarlo?” Senza esitazione, replicò: “E’ meno rompiscatole se ho un rapporto sessuale con lui. Inoltre, mi piace avere degli orgasmi.”

Questo è quanto viene fatto per mantenere vivo il romanticismo nel matrimonio e in moltissime relazioni stabili.

Tratto da David Schnarch – La passione nel matrimonio. Sesso e intimità nelle relazioni d’amore, Raffaello Cortina Editore 2001, pp. 189-192

Il paradosso dell’unione intima

Abbracciato a te

Abbracciarsi fino a rilassarsi evidenzia come l’unione con il vostro partner richiede una solida unione con voi stessi. Non possiamo evitare questo paradosso intrinseco: quando siete alienato dalla vostra esperienza personale, non avete nessuna base per sentire o per unirvi con il vostro coniuge. Dovete prima andare verso l’interno per entrare in contatto con voi stessi. Vediamo anche qui come funziona un senso del Sé riflesso. Esso si esprime come: Non posso coinvolgermi di più con te, perché se lo faccio  perdo me stesso. Un altro esempio: uno che non può permettersi di essere tenuto, dice: Devo prima essere capace di fidarmi di te. Traduzione: Non posso permettere che tu mi tenga, perché non ho fiducia in te e se fai qualcosa per farmi avere fiducia di te, mi sentirò ancora insicuro (o ancora di più) perché avrò una paura ancora più grande che tu possa smettere. Dovete imparare a stare sulle vostre gambe, se volete permettere che voi stessi siate tenuti. Potete fare grande mostra di essere fieramente indipendenti, ma la verità più profonda è che state ancora cercando di convincervi di poter stare da soli. Abbracciarsi fino a rilassarsi implica stare soli…in unione con un altro.Questa è la chiave dell’interdipendenza. E’ sicuro fissare l’attenzione sul vostro partner solo quando avete un incrollabile centro dentro voi stessi. Il paradosso finale è che la vostra capacità di fare perno su voi stessi (differenziazione) vi dà la capacità di fare ciò. Come con il sesso, potete abbracciarvi fino a rilassarvi a differenti livelli di coinvolgimento. Potete fare mostra di farlo superficialmente – e per alcuni questo è un primo passo importante. Lo fanno senza un eccitamento irrazionale (come nel loro primo rapporto sessuale). Benché questo possa essere un passo iniziale, non è assolutamente l’obiettivo. Potete raggiungere uno stadio in cui avete come centro voi stessi senza sforzo. Smettete di fissare l’attenzione sul vostro partner; smettete di chiedervi che cosa sta pensando o di preoccuparvi se è di cattivo umore. Voi fate di più che controllare i vostri turbamenti e i vostri sussulti. Vi tranquillizzate fino a raggiungere una calma profonda. (…) Potete usare la coscienza sensoriale per trovare l’equilibrio e calmarvi – questa è una tecnica orientale standard di autorealizzazione. Ma prendere coscienza del vostro corpo è solo un primo passo. (…) Ciò comporta svuotare la vostra mente e provare le vostre emozioni – non “cancellare tutto”. (…) Per un’attività così innocua, l’abbracciarsi è carico di significato e di emozione. Alcune persone dicono a se stesse che la loro ansia è di lasciarsi avvicinare da qualcuno – quando in realtà esse desidererebbero che questo fosse il problema. E’ stressante essere fisicamente vicino a qualcuno dal quale vi sentite totalmente distante sul piano emotivo. In un quieto abbraccio realizziamo quanto siamo lontani. (…) Allontanare la vostra riluttanza a rilassarvi può aumentare la vostra differenziazione. E’ un modo di “risolvere il passato nel presente” e di aumentare la vostra capacità di tranquillizzarvi. La tranquillità che ne risulta crea lo scenario per un’intimità così intensa che, paradossalmente, può mettere alla prova la vostra immagine del Sé e l’autostima. Questo si mostra in una quantità di modi differenti. Noi tutti portiamo un livello base di tensione. Molte persone ignorano la loro ansia riguardo al sesso e all’intimità fino a quando possono raggiungere l’orgasmo. Se non avete mai fatto l’esperienza del sesso senza l’ansia, non conoscete la differenza- pensate solo che sia inerente all’atto. (…) calmarvi abbastanza da poter smettere di avere delle disfunzioni sessuali o degli attacchi di ansia è una cosa, rilassarsi veramente è completamente un’altra. (…)Il fatto gradevole nell’abbracciarsi fino a rilassarsi è che potete liberare dei problemi emotivi che limitano la profondità del vostro coinvolgimento nel sesso e nell’intimità – mentre tenete addosso i vostri vestiti. Le persone hanno maggiori probabilità di diventare “rettiliane” quando fanno cadere le loro vesti. Diventare profondamente tranquilli, profondamente uniti e in pace mentre toccate il vostro partner – in un abbraccio o attraverso un rapporto sessuale – riflette la vostra maturità personale e apre la strada alla fioritura del vostro completo potenziale sessuale.

in David Schnarch La passione nel matrimonio. Sesso e intimità nelle relazioni d’amore – Raffaello Cortina Editore – 2001 (p.166-169)

L’intimità non è per i deboli di cuore

Spesso si ritiene che nelle relazioni di coppia, consolidate negli anni, le persone si conoscono così bene che non c’è bisogno di dire nulla o che non hanno niente da dirsi. Ma non assistiamo ad un silenzio come per la quiete delle persone intime di lunga data, bensì ad un silenzio gelido anzichè caldo e rilassato. Questo silenzio viene sperimentato più come alienazione e fallimento della comunicazione.

Ma la verità non è che le persone si sono dette tutto bensì che “non vogliono sentire quello che il partner ha da dire…  perchè lo sanno già!”

Quella che noi chiamiamo mancanza di comunicazione, è spesso proprio l’opposto, infatti se veramente le persone non potessero comunicare non potrebbero sapere che non vogliono ascoltare quello che il partner ha da dire.

Dunque, il silenzio delle coppie sposate è testimone della loro buona comunicazione: ogni coniuge sa che l’altro non vuole ascoltare ciò che è nella mente di ciascuno di loro due.

Le conoscenze che abbiamo acquisito su cosa sia l’intimità, nascono da astratte inchieste accademiche o da ricerche sull’intimità di breve durata e questi risultati non si possono applicare al matrimonio nè alla terapia.

Quello che sappiamo sull’ intimità sta appena emergendo ed è che essa è imperniata sulla nostra capacità di differenziarci dagli altri.

La rivelazione di se stessi comporta una capacità di autocoscienza, di riflessione su se stessi e una complessità di linguaggio. Nell’essere umano tutti questi processi sono mediati dalla neocorteccia ed è uno sviluppo relativamente recente nell’evoluzione umana: finchè non abbiamo sviluppato una neocorteccia non eravamo capaci di intimità. Perciò la nostra conoscenza dell’intimità è solo in corso di sviluppo. Durante questo periodo di apprendimento abbiamo creato l’intimità, il sesso ed il matrimonio a nostra immagine, basandole cioè sull’immaturità emotiva (bassa differenziazione), sui matrimoni mediocri, sulle credenze sociali che si rinforzano l’un l’altro a vicenda. Con il risultato che si vedono incoraggiate concezioni particolari della vita e bloccata la coscienza di altre.

L’intimità è spesso mal interpretata come qualcosa che implica accettazione, conferma e reciprocità da parte del proprio partner, ma ciò è solo quello che si desidera quando si stanno per rivelare informazioni personali importanti.

Ma l’intimità non è la stessa cosa della vicinanza, del legame o del prendersi cura (tutti elementi confortanti, che sottolineano lo stare insieme, la continuità, la storia condivisa).

L’intimità è un’esperienza “io-tu” che comporta l’implicita coscienza di essere separati dal partner, con parti che devono essere anche condivise.

Analogamente, è distorto anche il nostro modo d’intendere la comunicazione.

La comunicazione riguarda lo scambio d’informazioni e l’intimità la rivelazione d’informazioni personali.

Le coppie che si lamentano di scarsa comunicazione in realtà si stanno riferendo a interazioni che le fanno stare male piuttosto che ad un’assenza di messaggi.

Ma in una relazione stabile, ed in particolare nel matrimonio, non si può smettere di comunicare. La separazione ed il divorzio spesso rappresentano tentativi mal indirizzati di fermare lo scambio d’informazioni.

La buona comunicazione è mal interpretata come se l’altro vi dovesse percepire nel modo in cui volete essere visto o compreso.

Il codice “non comunichiamo” sta per “rifiuto di accettare questo messaggio, mandamene uno diverso! Come osi vedere me in questo modo!”

Ma l’intimità non si sviluppa nel modo idilliaco di esperienze accumulate di reciproca fiducia, empatia, conferma e rivelazione reciproca. Ironicamente, l’intimità sembra svilupparsi attraverso il conflitto, l’autoconferma e la rivelazione unilaterale.

La persona col minor desiderio d’intimità controlla sempre l’intimità nella relazione, per tutto il tempo in cui i partner dipendono dalla conferma reciproca.

Vent’anni fa, gli studi di Gall e Snell Putney hanno detto che la nostra “nevrosi normale” corrisponde al bisogno di ottenere un’accettazione indiretta di se stessi soddisfacendo gli altri. Ciò ha distorto la nostra comprensione di ciò che è l’intimità e di come si pensa di raggiungerla.

Oggi dobbiamo invece sostenere che l’intimità è il processo bipolare del confrontarsi con se stesso e dell’aprirsi al proprio partner. Non si tratta soltanto di autorivelazione ma di conoscenza di sè comunicata all’altro. Nelle relazioni adulte, la dipendenza da un’intimità confermata dall’altro conduce ad uno stallo, a rapporti silenziosi e freddi. Superare questo stallo è possibile se si diviene consapevoli dei due tipi d’intimità:

L’ intimità confermata dall’altro: la persona ha forti aspettative di accettazione, empatia, conferma e reciproca rivelazione (luna di miele emotiva);

l’ intimità confermata da se stessi: la persona mantiene il proprio senso d’identità e di autostima quando si rivela, senza un’aspettativa di accettazione o di reciprocità da parte del partner. La capacità personale di quest’intimità autoconfermata è direttamente correlata al proprio livello di differenziazione, cioè alla propria abilità di mantenere una chiara percezione di se stessi quando le persone amate sollecitano a conformarsi e ad essere uguali.

L’intimità autoconfermata è il prodotto tangibile della propria “relazione con se stessi”.

La relazione con l’altro diventa così un confronto aperto e profondo; una vera conoscenza di sè e dell’altro, ciascuno come persona integra.

Così il cammino interiore è sempre aperto … per chi ha coraggio di mettersi in gioco nel cuore dei propri sentimenti, nel cuore delle proprie emozioni.

 

Dentro il crogiolo sessuale: differenziarsi nel matrimonio

Il fondamento principale della passione nel matrimonio è la differenziazione dei due coniugi. Per differenziazione s’intende il coraggio e la forza che ciascuno mette nel sostenere considerevoli costi emotivi per difendere ciò in cui crede. Calmarsi, non lasciare che l’ansia ci trascini con sè e non diventare iperreattivi. Non cedere alla sollecitazione di conformarsi da parte di un partner che ha un enorme significato emotivo nella propria vita.

Questa differenziazione è importante sotto due aspetti:

1) l’individuazione di sè, cioè il “far conto su se stessi”, la spinta a “stare bene sulle proprie gambe”, non forzare nulla nè in sè nè nell’altro/a, rispetto alla gran parte di ciò che è stato appreso e in cui la società ancora crede, su come raggiungere un rapporto sessuale infuocato e un’intimità profonda;

2) lo sviluppo e l’aumento della differenziazione personale se si è interessati e si vuole esplorare il proprio potenziale sessuale con il coniuge.

Va considerato che le “giovani” terapie sessuali e di coppia hanno finora viaggiato come discipline separate e quindi non hanno mai preso in considerazione l’idea del matrimonio come sistema. In questo modo questi sistemi di cura hanno continuato ad escludere la passione, il sesso e l’erotismo, cioè tutto ciò che c’è oltre l’orgasmo: l’ esperienza dell’ intimità profonda.

Dunque, queste terapie sono “due soluzioni” che riflettono il nostro modo di considerare i problemi e il loro superamento, piuttosto che una conoscenza profonda della natura del matrimonio e di ogni relazione emotivamente impegnata.

Lasciarsi andare, essere completamente se stessi di fronte all’altro, guardare a ciò che va bene per noi e non per tutti gli altri, ci fa entrare lentamente nell’intimità più profonda. Il lasciarsi andare non è un processo basato sui nostri sistemi di supporto, nel senso completo della parola, bensì richiede e trova slancio in tre compiti dello sviluppo individuale:

– appartenersi interamente nel proprio corpo (integrità) per avere una forte capacità di presa e tenuta su se stessi

– convalidare il proprio erotismo, da un lato non reprimendo la propria sessualità e dall’altro contenendola (autocontrollo)

E’ questo sviluppo personale equilibrato (integrità) che permette di concentrare energia sessuale e coscienza in un punto ben preciso (come un laser) e ci consente  di “darci dentro” senza pudore con chi si ama; di stare nell’ intimità autoconvalidata di farsi il proprio partner e a farsi fare da lui.

da David Schnarch, La passione nel matrimonio. Sesso e intimità nelle relazioni d’amore, Raffaello Cortina Editore, 2001

 (Titolo originale: Passionate Marriage, 1977)

 D. Schnarch, sessuologo e psicologo clinico, dirige il Marriage & Family Center di Evergreen (Colorado) ed è membro della American Association for Marriage and Family Therapy. L’autore invita a parlare per se stessi e a far conto su se stessi, cioè comprendere la realtà dell’intimità e del sesso nel proprio matrimonio, prima d’introdursi nella lettura di questo libro.

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