La motivazione ad aiutare dietro la scrittura per bambini

bambola viaggiatrice di Kafka

Ho appena finito di leggere un libro ispirato ad un caso giornalistico-letterario molto interessante. Il protagonista è Franz Kafka l’autore di testi divenuti celebri dopo la sua morte grazie all’amico Max Brod che non rispettò la volontà dell’autore di distruggere i suoi testi.

Leggendo questo libro si può capire come Kafka fu coinvolto personalmente dal dolore di una bambina per la perdita della propria bambola. La sua sensibilità fu toccata al punto da voler ripercorrere con la bambina i suoi  vissuti di disperazione, contribuendo attivamente alla loro elaborazione, superamento e conquista dello stato di serenità, con l’ aiuto della scrittura di lettere di cui Kafka, all’insaputa della bambina destinataria, era il vero autore che si presentava come il “postino della bambola giramondo” mittente dichiarata delle lettere per la bambina.

Un delicato gioco di ruoli creato con intento psicoterapeutico, con chiari vissuti di transfert da parte della bambina Elsi (piccola paziente presumibilmente di età prescolare) e controtransfert da parte del noto scrittore Kafka (messosi generosamente nel ruolo terapeuta).

L’autore che ci narra questo episodio di vita di Kafka è il giornalista, storico rock e scrittore per ragazzi Jordi Sierra i Fabra che si è fatto affascinare da un articolo di Cesar Aira (scrittore argentino e traduttore di diversi autori tra cui Franz Kafka e Jean Austin) apparso su un supplemento al quotidiano spagnolo El Pais e intitolato “La bambola giramondo”. Questo articolo raccontava le ricerche condotte su questo singolare aneddoto dalle persone più vicine a Kafka: la compagna Dora Dymant, insegnante e attrice polacca; Klaus Wagenbach, uno dei maggiori editori tedeschi del secondo novecento.

Trascinato dal magnetismo della storia tramandata come una legenda, Jordi Sierra i Fabra, parla il linguaggio giusto per l’infanzia, quello della tenerezza, dell’affetto, dell’innocenza, della credulità con tutta la complicità fra la magia dell’illusione, ed i misteri della narrazione.

Volendo invitarvi a questa piacevole lettura, mi limito a considerare quanto la sensibilità di Kafka sia stata colpita dall’intensità del dolore di una bambina, tanto da fargli annullare il valore di tutte le sue opere, desiderando che queste venissero distrutte dopo la sua morte e non pubblicate.

In questa storia Kafka comunica apertamente quanto il rapporto conflittuale con suo padre gli abbia insegnato che non fosse giusto che una bambina dovesse vivere traumatizzata da un dolore così profondo.

“Quel giorno cadde in preda allo stato di esaltazione nervosa che lo assaliva ogni volta che si sedeva alla scrivania, che fosse per scrivere una lettera o una cartolina. Con precisione chirurgica, lo sguardo di Kafka si fa scrittura nella trasformazione del visibile in segno di qualcosa che deve essere scoperto.”

Jordi Sierra i Fabra – Kafka e la bambola viaggiatrice, Ed. Salani (2010)

 

 

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Il mio nuovo libro fra arte, creatività e psicoterapia

Marc Chagall - My Rome

In copertina: Marc Chagall – My Rome

“LA VITA PROCEDE COSÌ, SENZA INUTILI CHIACCHIERE. PROCEDE CON AZIONI ESSENZIALI DA AFFRONTARE E DEFINIRE, CERCANDO E TROVANDO ANCHE LE PAROLE PER DIRSI COME.” Con questo progetto editoriale vorrei approdare con il lettore ad una nuova fiducia su di sé ed il proprio mondo. Mi piacerebbe contribuire a relativizzare e chiarire i pregiudizi di chi, pur avendo bisogno di aiuto psicologico, non lo chiede per la paura di conoscere parti di sé temute perché sconosciute o estranee; oppure, per paura di esporre ad un altro, esperto psicoterapeuta, la propria “casa” in tutta la sua intimità. Ma, intuendo, come già disse Sigmund Freud, che “l’Io non è padrone in casa propria”, dobbiamo divenire consapevoli che la psiche non è una fortezza bensì un giardino che si può recintare per avere un luogo interno in cui raccogliersi e meditare, ma non si può sigillarla. E, al suo stesso interno, non è fatta a compartimenti stagno. Non dobbiamo confondere il nostro bisogno di coerenza quando apprendiamo o insegniamo le cose, con l’ordine effettivo e le relazioni fra queste stesse cose. Infatti, ciò che ci consente di cambiare, crescere e ricostruire è proprio la possibilità di trovare creativamente nuovi ordini a ciò che abbiamo sistemato dentro di noi, non una volta per tutte! La nostra psiche perciò non è un sistema chiuso ma un sistema aperto e dovrebbe essere aperta alle contaminazioni. Come un giardino ha bisogno di insetti che impollinino e di nuove sementi, così la nostra psiche ha bisogno di scambi, confronti, pensieri diversi, immaginazione e fantasia. Perciò, per me la scelta di fondere diversi generi letterari, saggistica poesia e prosa, è qui una ricerca consapevole e diretta alla creazione di un messaggio psicoterapeutico ed artistico-creativo allo stesso tempo. I componimenti poetici sono ispirati dalla vita interiore, lontani dallo stile classico e dall’ermetismo, carichi di una grande e ricercata forza concettuale. Le due singole raccolte di poesia fanno vedere come, tempo ed esperienze, mi abbiamo offerto nuovi punti di vista. I racconti rivelano l’inconscio con un’importante componente simbolica, a volte surreale, determinando un senso di bellezza tra l’idealità più pura ed una seducente corporeità.

Il libro è costruito su una comunicazione indiretta per mettere in risalto valori, principi e per proporre esempi di scale di valori molto differenziate. Perciò, la mia voce in diretta (personale e professionale) testimonia l’esistenza di una psicoterapia, che non vuole giudicare o, peggio, scrutare, quanto piuttosto si offre di ascoltare ed accompagnare un processo che è già avviato dentro di sè: la resilienza. Inoltre, l’introduzione dei dipinti di Marc Chagall sono un tuffo nel colore, scelti per rappresentare e rafforzare i contenuti trattati. Credo che incontrarsi con questi miei scritti, possa far prendere contatto con l’essere “Umano … Troppo Umano”, principale obiettivo di una buona psicoterapia per poi mettersi al servizio della sua vita. Perché, come sostiene Jacques Lacan, la cura è una domanda che inizia nella voce di chi soffre. Tutta la mia scrittura qui è in stretto avvicendamento alle conversazioni di amici veramente speciali, fra i quali comprendo ogni mio lettore.

Se vuoi leggere un estratto del libro o acquistarlo (formato eBook) puoi farlo on line sui seguenti Bookstore:

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 Se preferisci il libro in copia di stampa, ti invito a pazientare ancora un pò e lo troverai negli stessi Bookstore che te lo recapiteranno dove vuoi tu.

A presto altre istruzioni … 😉

Rivelazioni

Premessa

I giorni difficili sono sempre più lunghi ed i problemi sembrano intensificarsi fino a farci male. Voglio ringraziare gli amici ed i colleghi che si sono accorti di quanti sacrifici io stia sopportando fiduciosa che “a cuor contento il ciel l’aiuta”.

Tuttavia, la dimensione spirituale personale non basta ad arginare le complesse problematiche che interessano oggi il mondo del lavoro, le famiglie, le persone, soprattutto i ragazzi ed i giovani.  Sempre più ostacoli sembrano frapporsi nelle relazioni intergenerazionali che invece dovrebbero costituire la membrana vitale per il benessere di tutti ed ognuno.

Oggi il mio ringraziamento si concretizza in questo dono. Una meditazione (per me preziosa) che ci può aiutare sia a cambiare atteggiamento verso molte emozioni negative, a trasformarle presto affinché non si condensino in sentimenti resistenti e nocivi, sia a sintonizzarci in modo armonioso verso obiettivi di bene comune, al di là di tutte le nostre differenti attività.

Questa meditazione è tratta dal libro Acorn (Gallucci, 2014) di  Yoko Ono (Tokio, 1933), artista giapponese e attivista politica, nota universalmente per le sue opere d’avanguardia e per il sodalizio con John Lennon.

image

Siate benedetti per la vostra rabbia

perche’ e’ segno di crescente energia.

non indirizzartela alla vostra famiglia, non sprecatela

con il vostro nemico.

Trasformate l’energia in versatilità

e vi porterà prosperità.

Siate benedetti per il vostro dolore

perche’ è segno di vulnerabilità.

Non condividetelo con la vostra famiglia, non dirigetelo

contro voi stessi.

Trasformate l’energia in compassione

e vi porterà amore.

Siate benedetti per il vostro intenso desiderare

perché è segno di grande capacità.

Non indirizzatelo alla vostra famiglia. Non indirizzatelo

al mondo.

Trasformate l’energia in un dono.

Donate quanto desiderate ricevere,

e sarete soddisfatti.

Siate benedetti per la vostra gelosia

perché è segno di empatia.

Non indirizzatela alla vostra famiglia, non indirizzatela

ai vostri amici.

Trasformate l’energia in ammirazione

e quel che ammirate

diventerà parte della vostra vita.

Siate benedetti per la vostra poaura

perché è segno di saggezza.

Non trattenetevi nella paura.

Trasformate l’energia in flessibilità

e sarete liberi

da quel che temete.

Siate benedetti per la vostra ricerca di una direzione

perché è segno di aspirazione.

Trasformate l’energia in ricettività

e la direzione verrà da voi.

Siate benedetti per i momenti in cui vedete il male.

Il male è energia gestita malamente e si nutre

grazie a voi.

Non nutritelo e si autodistruggerà.

Emanate luce e cesserà di esistere.

Siate benedetti per i momenti in cui non provate amore.

Aprite comunque il vostro cuore alla vita

e ci sarà un momento in cui troverete

l’amore in voi.

Siate benedetti, siate benedetti, siate benedetti,

siate benedetti per quel che siete.

Siete un mare di bontà, un mare di amore.

Contate le benedizioni ogni giorno perché sono

la protezione

che si frappone fra voi e quel che non desiderate.

Contate le maledizioni e saranno un muro

che si frappone fra voi e quel che desiderate.

Il mondo ha tutto ciò di cui avete bisogno

e voi avete la forza

di attrarre quel che desiderate.

Desiderate la salute, desiderate la gioia.

Ricordatevi che qualcuno vi ama.

Io vi amo!

Maternità

  Marc Chagall - Maternità , 1913

Marc Chagall – Maternità , 1913

La dolce notte estiva è lacerata

da un unico, lunghissimo lamento.

Gli zii, le zie, il nuovo padre gridano

L’chaim (*), alla vita.

Alzano i bicchieri brillanti di acquavite;

sarà forse un mercante di aringhe come il padre,

o, come il nonno e lo zio, un violinista.

Che il suo nome sia una benedizione.

Accanto a sé la madre tiene il bimbo.

“Che sia sempre felice del suo lavoro”.

Incapace ancora di vedere, il neonato

sente il profumo dei colori lì accanto:

il blu cobalto degli occhi della madre,

il rosa del suo collo,

il nero pece dei suoi capelli,

il bianco del suo latte.

(Jane Yolen)

Scrittrice per l’infanzia, vive tra il Massachusetts e la Scozia, oggi considerata l’Hans Christian Andersen d’America per il notevole contributo dato alla letteratura.

(*) L’chaim: il più noto brindisi ebraico, che significa “Alla vita”

Auguri per un 2015 luminoso, fecondo, creativo…

Una preghiera per il 2015

Una preghiera per il 2015

CONTINUITÀ
Nulla è mai
veramente perduto,
nessuna nascita, forma,identità,
nessun oggetto del mondo,
ne’ vita, ne’ forza, ne’ alcuna cosa visibile;
l’apparenza non deve ingannare,
ne’ l’ambito mutato confonderti il cervello.
vasti sono il tempo e lo spazio – vasti i campi della Natura.
Il corpo lento, invecchiato, freddo – le ceneri rimaste dai fuochi di un tempo, la luce degli occhi divenuta tenue, tornerà puntualmente a risplendere;
il sole ora basso ad occidente sorge costante
per mattini e meriggi;
alle zolle gelate sempre ritorna
la legge invisibile della primavera,
con l’erba e i fiori e i frutti estivi e il grano.

(Walt Whitman)

La vita breve dei nostri antenati

albero genealogico

albero genealogico

Non arrivavano in molti fino a trent’anni.
La vecchiaia era un privilegio di alberi e pietre.
L’infanzia durava quanto quella dei cuccioli di lupo.
Bisognava sbrigarsi, fare in tempo a vivere
prima che tramontasse il sole,
prima che cadesse la neve.
Le genitrici tredicenni,
i cercatori quattrenni di nidi fra i giunchi,

i capicaccia ventenni –
un attimo prima non c’erano, già non ci sono più.
1 capi dell’infinito si univano in fretta.
Le fattucchiere biascicavano esorcismi
con ancora tutti i denti della giovinezza.
Il figlio si faceva uomo sotto gli occhi del padre.
Il nipote nasceva sotto l’occhiaia del nonno.
E del resto non si contavano gli anni.
Contavano reti, pentole, capanni, asce.
Il tempo, così prodigo con una qualsiasi stella del cielo,
tendeva loro la mano quasi vuota,
e la ritraeva in fretta, come dispiaciuto.
Ancora un passo, ancora due
lungo il fiume scintillante,
che dall’oscurità nasce e nell’oscurità scompare.
Non c’era un attimo da perdere,
domande da rinviare e illuminazioni tardive,
se non le si erano avute per tempo.
La saggezza non poteva aspettare i capelli bianchi.
Doveva vedere con chiarezza, prima che fosse chiaro,
e udire ogni voce, prima che risonasse.
Il bene e il male –
ne sapevano poco, ma tutto:
quando il male trionfa, il bene si cela;
quando il bene si mostra, il male attende nascosto.
Nessuno dei due si può vincere
o allontanare a una distanza definitiva.
Ecco il perché d’una gioia sempre tinta di terrore,
d’una disperazione mai disgiunta da tacita speranza.
La vita, per quanto lunga, sarà sempre breve.
Troppo breve per aggiungere qualcosa.

Wislawa Szymborska – in Gente sul ponte (1986)

Madri

Immagine di  Chelin Sanjuan Piquero

Immagine di
Chelin Sanjuan Piquero

Ora so che mi tenevi stretta
quando ancora ero
nel sapiente mondo d’acqua e amore.


Ora so che mi parlavi piano
rintocchi di cuore e vibrazioni di voce
mi passasti ricette, libri letti e ricami

Ora so che mi sapevi femmina
e mi cucivi intorno una conchiglia dura
a preservare il tenero di cuore e ventre

Ora solo so che scegliesti di darmi luce
sfidando il buio infinito
mandandomi l’ultimo respiro dietro il velo.

 

Magia antica e potente
desti vita in cambio del mistero
affidandomi al fiume
rinunciando a tutto.

Tatuaggio nell’anima
il grande dono tuo protegge
e fa di me colei che tiene il filo
e sente il tempo del cerchio
e la voce dell’eterno.

Ora lo so che
non sapevi che fare
per contenere
quel tremore
d’amore
che ti bruciava dentro.

Ora lo so
che eri la figlia
e non la madre
di quel miracolo
che bisbigliava
contro vento
e contro il sole.

Ora lo so che avevi paura,
che avevi sete
d’acqua pura
e di gioco gentile,
ora lo so che
non era previsto
di partire per un viaggio
come quello
che avremmo dovuto
fare
insieme.

Tu ed io,
così vicine,
cosi straniere.
Tu ed io
a contenere
e gridare
tanto di quell’amore,
tanto di quel succo dolce e denso
da
soffrire da subito
l’intenso.

Ora lo so mamma
che
non sapevi che fare
di quel dono
condito con troppo sale,
ora lo so che non era stato predetto
così.
Ora ti ringrazio
per aver detto
di Sì.

(Marilina Manzo – Stefania Simeoni)

 

 

 

 

Con gli occhi pieni di lacrime …

Intrigo gioco

L’Avversario è sapiente e scaltro. Appena può, afferra l’arma più facile ed efficace: l’intrigo.

Quando se ne serve, non ha bisogno di fare grandi sforzi: perchè altri stanno lavorando per lui.

Con parole male orientate, vengono distrutti mesi di dedizione, anni di ricerca dell’armonia.

Sovente il guerriero della luce rimane vittima di questa trappola. Non sa da dove provenga il colpo e non ha modo di dimostrare che l’intrigo è falso.

L’ intrigo non permette il diritto  alla difesa: condanna senza processo.

Allora egli sopporta le conseguenze e le punizioni immeritate, poiché la parola ha un suo potere e il guerriero lo sa. Ma soffre in silenzio e non usa mai quell’arma per attaccare l’avversario.

Un guerriero della luce non è un vigliacco.

(Paulo Coelho, Il guerriero della luce, Bompiani 1997)

Il grande uomo ha due cuori: mentre uno sopporta l’altro sanguina.

(K. Gibran)

Cose proibite … di Pablo

E’ proibito

piangere senza imparare
svegliarti la mattina senza sapere che fare
avere paura dei tuoi ricordi.

E’ proibito non sorridere ai problemi
non lottare per quello in cui credi
e desistere, per paura
non cercare di trasformare i tuoi sogni in realtà.

E’  proibito non dimostrare il tuo amore
fare pagare agli altri i tuoi malumori.
E’ proibito abbandonare i tuoi amici
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.

E’ proibito non essere te stesso davanti alla gente
fingere davanti alle persone che non ti interessano
essere gentile solo con chi si ricorda di te
dimenticare tutti coloro che ti amano.

E’ proibito non fare le cose per te stesso
avere paura della vita e dei suoi compromessi
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.

E’ proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e le sue risate
solo perchè le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.

Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.
E’  proibito non cercare di comprendere le persone
pensare che le loro vite valgono meno della tua
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino
nelle proprie mani.

E’  proibito non creare la tua storia
non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te
non comprendere che ciò che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo può togliere.

E’ proibito non cercare la tua felicità
non vivere la tua vita pensando positivo
non pensare che possiamo solo migliorare
non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.

Pablo Neruda (1904-1973)

La voce a te dovuta ….

I giorni ed i baci sono in errore:
non hanno termine dove dicono.
Ma per amare dobbiamo
imbarcarci su tutti
i progetti che passano,
senza chiedere nulla,
pieni, pieni di fede
nell’errore
di ieri, di oggi, di domani,
che non può mancare.

 PEDRO SALINAS (1933)

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