Amore incondizionato

cover amore incondizionato

Solo l’amore materno può essere incondizionato?

Oppure, è l’amore incondizionato che ha sopratutto qualità materne, femminili, della capacità di nutrire?

L’energia femminile apporta anche altri doni quali: l’intuito, la sensibilità emotiva, l’espressione artistica e creativa.

E l’amore è dare non ricevere. Sembra assurdo, ma quando si ama completamente un’altra persona, l’essere ricambiati non rappresenta affatto la cosa più importante.

Amare è l’opposto di possedere, consta infatti nel trasferire un sentimento da sè verso un’altra persona, senza mettere pre-condizioni e ricevendone gioia a prescindere da quello che riceviamo in cambio. Anzi questa gioia che deriva dal dare è vissuta come una vera ricompensa.

Ci sono però delle condizioni affinché si possa sperimentare questo tipo di amore:

1) l’accettazione di se stessi, cioè imparare ad amarsi completamente, fisicamente e spiritualmente.

2) non mettere condizioni a nessuno per il suo manifestarsi. Gesù dice di amare il Prossimo, ma ci dice anche come: “Ama il Prossimo tuo, come Te Stesso”. Più chiaro di così?!

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Crescere

Quest’ articolo è una meditazione augurale dedicata ad Eduardo Jr., mio nipote, che oggi compie 18 anni! E’ il mio regalo per lui fatto dal più profondo del mio cuore.

Tutto ciò di cui hai bisogno è contenuto in te e aspetta solo di essere riconosciuto, sviluppato e portato in superficie.

Una ghianda contiene in sè una possente quercia e un enorme potenziale è racchiuso dentro di te. Così come la ghianda deve essere piantata e curata affinchè possa crescere e trasformarsi in una grande quercia, anche ciò che è in te deve essere riconosciuto prima di poter essere portato alla luce ed utilizzato appieno, altrimenti resta addormentato in te.

Adesso è il momento di far emergere e di usare tutto ciò che è contenuto dentro di te. Sappi che puoi fare qualsiasi cosa … finchè come quella ghianda, non avrai rotto il guscio e sarai libero di crescere e di trasformarti nella possente quercia.

Primi passi

A mezzanotte, l’aspirante asceta

annunciò: “E’ il momento di lasciare

la mia casa e cercare Dio.

Ah, chi mi ha trattenuto così a lungo qui

nell’inganno?”.

Dio sussurrò: “Io”,  ma le orecchie

dell’uomo erano sorde.

Sua moglie giaceva sul letto

con un bimbo attaccato al suo seno,

serenamente addormentata.

L’uomo disse: “Chi siete voi

che mi avete raggirato così a lungo?”.

La voce disse ancora “Sono Dio”,

ma l’uomo non udì.

Il bimbo gridò nel sonno,

rannicchiandosi contro la madre.

Dio ordinò: “Fermati, non lasciare la tua casa”,

ma ancora l’uomo non sentì.

Dio sospirò e si dolse:

“Perchè il mio servo vaga in cerca di me

e mi abbandona?”.

Rabindranath Tagore (1861-1941)

Davanti ai fallimenti

Vi propongo un punto di vista che permette di allargare la prospettiva nel comprendere il senso più profondo delle esperienze negative o fallimentari che possiamo vivere.

Spesso le emozioni ed i sentimenti che viviamo in questi inevitabili momenti della vita sono così intensi o improvvisi, che ricorrere alla logica e al ragionamento non ci fa spiegare come mai ci troviamo di fronte ad un risultato così inaspettato: “eppure ci siamo impegnati … abbiamo seguito tutte le indicazioni prescritte … abbiamo controllato che le tappe preliminari fossero compiute … tutto vicino alla perfezione”.

Eppure il risultato è un fallimento! Perchè?

Se siamo utili, ci sentiamo buoni. Ciò fa muovere in noi l’amore: ci sentiamo appartenenti, preziosi e grandi. Una comunità si forma quando gli esseri umani hanno bisogno gli uni degli altri e si danno reciprocamente ciò di cui hanno necessità.

Talvolta ci intromettiamo in qualcosa, senza che sia stato richiesto il nostro intervento. Vorremmo fare da guida, senza averne le capacità o essere stati chiamati a farlo, ma sopratutto senza sapere dove porta il movimento e da cosa realmente è attirato. Ci comportiamo dunque con presunzione rispetto a forze di gran lunga superiori a noi.

Si crea perciò una resistenza nei confronti di ciò che immaginiamo e che vorremmo raggiungere. Questa resistenza non proviene soltanto da coloro che ci sentiamo in dovere di aiutare, ma sopratutto da quelle forze e dai loro effetti contro i quali volevamo intervenire, anche perchè a noi spesso manca l’ampio respiro di queste forze. Queste vogliono dirci:

NON ABBIAMO  BISOGNO  DI  TE

E come lo dicono? Con il nostro fallire, per il fatto che dobbiamo arrestarci nel nostro movimento e che ci dobbiamo tirare indietro.

Siamo così riportati alla nostra misura umana, ma proprio grazie a questo entriamo in sintonia con queste altre forze, come pure con altri esseri umani.

Diventiamo uno tra molti: bisognosi anczichè utili!

Nell’essere senza la nostra volontà personale, le forze più grandi e lo spirito toccano anche noi, senza che questo appaia.

Solo l’effetto è evidente, ma non sappiamo da dove provega.

Esiste semplicemente, come noi.

Continua a leggere in: B. Hellinger, Nella quiete e nella gratitudine, Accademia, 2007

L’abbraccio

Gustav Klimt – L’abbraccio, 1905

Per poter abbracciare dobbiamo aprire le nostre braccia e insieme anche il nostro cuore. Ci apriamo verso un altro essere, lo invitiamo a venire più vicino, nelle nostre braccia, nel nostro cuore.

Forse, anche l’altro aprirà le sue braccia e insieme il suo cuore. Anch’egli ci invita a venire più vicino, tra le sue braccia, nel suo cuore.

Alla fine entrambi si stringono e si abbracciano con intensità. Ma solo per poco, perchè da quell’abbraccio stretto ci dobbiamo sciogliere. L’abbraccio si deve allentare, deve lasciare a ognuno lo spazio nel quale potersi mettere in relazione anche con altre persone. Allora, interiormente, lasciamo aperte le nostre braccia e il cuore aperto a molti esseri umani, a tutti gli esseri umani e alla vita, all’esistenza, al tutto.

Questo è il vero grande abbraccio. Solo in esso il nostro intimo abbraccio può essere al sicuro e protetto.

In esso siamo collegati al tutto e insieme vicini, come pure lontani.

Continua la lettura in Bert Hellinger, Nella quiete e nella gratitudine, Accademia, 2007

L’attesa

 

Ti ho aspettato ma non sei venuto“.

Talvolta ci capita di dirlo a qualcuno che abbiamo aspettato invano. Oppure ci capita che qualcuno lo dica a noi, dopo averci aspettato invano.

Cosa accade quando aspettiamo invano? Cosa accade quando lasciamo che gli altri aspettino invano? Ci separiamo da loro e loro da noi stessi.

La domanda è questa: siamo liberi di comportarci diversamente?

E gli altri sono liberi di comportarsi diversamente?

Dobbiamo forse, noi e loro, attendere qualcosa di diverso, anche se l’attesa è lunga?

Forse prima abbiamo atteso, noi e loro , qualcosa che ci ha trattenuto invece di farci andare avanti?

Quando aspettiamo, aspettiamo qualcosa che deve venire.

Tutto ciò che si muove, si muove verso qualcosa che viene. In questo senso, l’attesa è parte di un movimento.

Quando si compie ciò che abbiamo atteso, a volte siamo delusi. Forse è diverso da come ce l’aspettavamo. Tuttavia siamo delusi solo perchè abbiamo smesso di aspettare. In quell’istante smettiamo anche di essere in movimento.

Quand’è che l’attesa finisce davvero? Quando restiamo completamente nell’istante.

L’istante è compiuto, ma solo se rimaniamo presso di lui.

Ma anche l’istante finisce e fa posto al nuovo istante. Allora ci muoviamo di istante in istante, senza attendere. Perchè è certo che il nuovo istante arriverà. In esso troviamo compiutezza, senza attesa.

Continua a leggere in : Bert Hellinger, Mistica naturale, Tecniche Nuove, 2009

Dietro le cose

 
Dio parla a ciascuno solamente prima ch’egli sia creato,
poi va con lui silente nella notte.
 
Ma le parole, quelle prima dell’inizio di ciascuno,
le parole come nubi, sono queste:
Sospinto dal tuo intendere,
va’ fino al limite del tuo anelare;
dai a me una veste.
Dietro alle cose come incendio fatti grande,
sicché le loro ombre, diffuse,
coprano sempre me completamente.
Lascia che tutto ti accada: bellezza e terrore.
Si deve sempre andare: nessun sentire è mai troppo lontano.
Non lasciare che da me tu sia diviso.
Vicina è la terra,
che vita è chiamata.
La riconoscerai
dalla sua solennità.
A me da’ la tua mano.
 

(Rainer Maria Rilke, Il libro d’ore, I, 59)

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