Stella Polare: un laboratorio per la riabilitazione psicosociale in età evolutiva

di Maria Grazia Letizia

Nelle ore liete come in quelle amare, che t'accompagni la Stella tua Polare!

Nelle ore liete come in quelle amare, che t’accompagni la tua Stella Polare!

Mercoledì  11  febbraio  2015 

apre il Laboratorio Stella Polare

Da qualche settimana sono impegnata ad allestire, per la “CECILIA” Soc. Cooperativa SocialeONLUS,un laboratorio per la riabilitazione psicosociale di bambini/ragazzi disabili: ipovedenti, non vedenti, con gravi ritardi dello sviluppo e disturbi del comportamento quali aggressività, autolesionismo, iperattività. 

Ho denominato questo laboratorio “Stella Polare” ispirandomi al  “buio” con cui siamo a contatto quando manca (in parte o in tutto) la vista, alla necessità di punti di riferimento ed orientamento certi, cioè che ispirino fiducia e sicurezza.

Questo servizio è a supporto della famiglia ma realizza, sul territorio del VII Municipio del Comune di Roma, uno spazio allestito per far fronte ai Bisogni Educativi Speciali (BES) e quindi facilita l’obiettivo di una “scuola realmente inclusiva”.

Ecco gli obiettivi che ci proponiamo di raggiungere con i bambini/ragazzi:

  • Miglioramento dell’ orientamento spazio-temporale
  • Compensazione sensoriale alla vista (udito-tatto) per il riconoscimento di oggetti
  • Miglioramento della stabilità e dell’equilibrio, sia nella postura che nel movimento
  • Miglioramento del senso di sicurezza nell’esplorazione dello spazio esterno
  • Miglioramento delle capacità relazionali e comunicative

Otterremo questi risultati con la cooperazione di un team interdisciplinare composto da: operatori  sociali, educatori, musicoterapisti, operatori LIS (Lingua Italiana dei Segni) e psicologi. Le attività proposte nei laboratori saranno condotte in gruppo  ed utilizzeranno materiali didattici e/o giochi specializzati per:

  • Attività psicomotoria
  • Musicoterapia di produzione ritmico-strumentale
  • Stimolazione senso motoria con la sand therapy (terapia di gioco con la sabbia) e lo strumentario musicale Orff
  • Attività ludiche di coordinamento bimanuale e udito – mano

Ai laboratori sono ammessi utenti del Servizio di Assistenza per l’Integrazione e Socializzazione dei portatori di Handicap (SAISH) che hanno scelto la Cooperativa Cecilia oppure utenti privati che fanno richiesta di questo servizio direttamente alla cooperativa.

Questo servizio è orientato al sociale anche economicamente, cioè con tariffe irrisorie rispetto a quelle corrispondenti sul mercato professionale.

Contatti:  martedì dalle ore 16 alle ore 19 al n. Tel. 067141306.

Siamo qui: Via Calpurnio Pisone, 93

Siamo qui: Via Calpurnio Pisone, 93

Annunci

Il linguaggio come forma di relazione sociale: il pensiero verbale

Lev Semenovic  Vygotsky Pensiero e Linguaggio

Lev Semenovic Vygotsky Pensiero e Linguaggio

 

La parola ha un aspetto esterno, quello sonoro, e un aspetto interno, il suo significato, che conduce al contenuto di pensiero che la parola esprime. Il linguaggio è una forma di relazione sociale proprio perché le parole esprimono significati intelligibili per il pensiero di coloro che comunicano.

La capacità di pensare, il pensiero come funzione della mente, segue uno sviluppo diverso, è indipendente. Nel bambino, ad un certo punto dello sviluppo, queste due funzioni si intersecano dando luogo ad una funzione, il pensiero verbale, nel quale un pensiero specifico prodotto dal pensiero è espresso dal linguaggio sotto forma di una parola che di quel pensiero specifico trasmette il significato.

Lo sviluppo del pensiero verbale presenta varie tappe, descritte da Jean Piaget, per il quale il linguaggio in età prescolare è un linguaggio egocentrico, manca ancora il pensiero verbale interno. Il linguaggio egocentrico, tappa precedente del linguaggio interno, ha origine dall’incontro tra il pensiero del bambino, un pensiero di tipo autistico che riflette il mondo psichico infantile, e il linguaggio emesso per sé dal bambino stesso.

Per Lev Semenovic Vygotskij, al contrario, il linguaggio ha immediatamente una funzione sociale, interpersonale; in seguito esso diviene strumento di pensiero nella forma silente del linguaggio interno. Nello sviluppo del pensiero verbale si realizza di nuovo il processo già descritto per cui una funzione, il linguaggio sociale, acquisita nella relazione interpsichica, diviene una funzione intrapsichica, linguaggio interno.

Una delle analisi più fini del libro di Vygotskij è quella sulla differenza tra linguaggio esterno e linguaggio interno. Il Linguaggio Interno risulta sostanzialmente diverso dal linguaggio esterno per le sue caratteristiche sintattiche, essendo un linguaggio per sé, esso è abbreviato, frammentato. Un’altra distinzione che caratterizza il linguaggio interno è quella tra Senso e Significato di una parola.

Il confine tra senso e significato è sfumato, ma si può dire che il significato di una parola è ciò che è condiviso dalla maggioranza dei parlanti, ciò che una parola significa attenendoci alla definizione data dal vocabolario.

Il senso è invece il significato che la parola ha per il parlante, un significato che è noto a lui solo.

Nel linguaggio interno il senso prevale sul significato; nel linguaggio esterno invece domina il significato, e ciò è indispensabile affinché abbia luogo una comunicazione. Dalla parola e dai significati condivisi ai significati personali e ai sensi della parola; dal linguaggio al pensiero: il comportamento esterno dipende dunque dal mondo psichico interno.

Tuttavia, dietro al piano del pensiero vi è, per Vygotskij, il mondo degli affetti, delle emozioni e delle motivazioni. Nell’analisi dei piani interni del pensiero verbale, il pensiero stesso nasce non da un altro pensiero, ma dalla sfera motivazionale della nostra coscienza, che abbraccia i nostri impulsi e le nostre motivazioni, i nostri affetti e le nostre emozioni. Dietro al pensiero vi è una tendenza affettiva e volitiva; una comprensione reale e completa del pensiero altrui è possibile soltanto quando scopriamo il suo retroscena reale, affettivo-volitivo.

Gli studi di L.S. Vygotskij hanno grande importanza per la pedagogia con soggetti portatori di disabilità soprattutto per la loro integrazione sociale.

Dalla PREFAZIONE di Guido Pesci

< Questo volume di Vygotskij ripropone il problema dei soggetti che, per loro difficoltà fisiche, psichiche e sensoriali, non trovano nella società risposte idonee per una loro reale integrazione. Vygotskij con questa sua opera ci fornisce i fondamenti scientifici, metodologici e sociali che ritiene siano presupposto insostituibile della difettologia, ossia della scienza che si occupa dei sistemi educativi e formativi dei soggetti con alterazioni dello sviluppo psico-fisico e sensoriale.

Attualmente l’integrazione viene assai spesso scambiata con una concezione puramente aritmetica della insufficienza, con una educazione condotta su un modulo quantitativo che potremmo definire della sottrazione, poichè vuole ridotte nel numero le proposte didattiche e semplicemente rallentata la loro elaborazione; cosa che è, secondo Vygotskij, testimonianza di un’anarchia pedagogica. Del soggetto con deficit è necessario definire anche le differenze quantitative, ma soffermarsi a questo problema di superficie è da condannare come mero disimpegno dell’educatore, capace solo di adattarsi al deficit anzichè sconfiggerlo, e come un liberarsi da un obbligo, da parte della scuola, che così dimostra di essersi adattata alle carenze del bambino anzichè pronta e capace di battersi contro di esse per superarle e vincerle.

Un altro aspetto, anch’esso non meno deludente, per un reale processo di integrazione, è quello di vedere gli addetti ai lavori conformarsi all’opinione comune che l’handicappato è un malato e ritenere perciò che la terapia debba avere nella scuola il diritto di cittadinanza ed essere ritenuta insostituibile impronta a tutto il lavoro educativo; pedagogia quindi patologico-terapeutica che ritiene di risolvere con ‘”l’ortopedia psichica” e con la “cultura sensoriale”, in termini rozzamente organici, medici, i problemi pedagogici e psicologici e ogni compito educativo. Indispensabile invece è che alla pedagogia-terapeutica, dal suo spirito ospedaliero, dalla sua attenzione scrupolosa alle minuzie della malattia, sia abolita l’ingenua certezza che la psiche può essere sviluppata, curata, “armonizzata” al difuori dello sviluppo generale e delle “esperienze di comportamento sociale”.

La pedagogia terapeutica, si legge ne libro di Vygotskij, indirizza solo al separatismo e al silenzio grottesco fino a perdere di vista il confine tra l’ammaestramento e la vera educazione, tra l’educazione e l'”approccio zoologico” del bambino. Una pedagogia che legge e descrive gli organi solo in senso anatomico, incapace di riconoscerli come importanti organi sociali, afferma l’Autore, rischia di vedere nel bambino in difficoltà solo il deficit, solo l’aspetto patologico e non anche l’enorme riserva di salute. Questa alcune tra le tante disattenzioni pedagogiche sulle quali l’Autore si sofferma per incitare a programmi e prospettive mutate. E’ ora infatti, di dare inizio  e mentenere un rapporto educativo strutturato su uno studio dinamico del bambino e perciò capace di permettere di constatare la gravità della disarmonia di sviluppo aggravato dal deficit e di comprendere ogni momento della sua vita trascorsa e le sue esigenze di essere sociale. Si tratta di dover studiare il soggetto non solo come fenomeno organogenetico, ma come bambino socialmente deviato dalla norma, conoscere perciò ogni aspetto sociogenetico e psicogenetico. Significa cioè non studiare il deficit ma il portatore di un certo deficit. Il bambino il cui sviluppo è aggravato da un deficit è solo un bambino sviluppato in modo diverso e sul quale non gravano solamente le cause organiche ma anche, ed in particolare, la degradazione della posizione sociale, l’anormalità sociale, tanto che possiamo dire che non il deficit in se stesso decide le sorti della personalità ma le sue conseguenze sociali, la sua realizzazione socio-psicologica.

Essenziale e doveroso è acquisire culturalmente che (il bambino con deficit) esso è una persona, un bambino come tutti gli altri. Si tratta, bisogna convenire con Vygotskij, di rompere con la staticità biologica e sviluppare una pedagogia positivamente creativa capace di organizzare una scuola di compensazione sociale e di educazione sociale.

Una ristrutturazione della scuola su nuovi presupposti da cui siano esclusi la pratica della pedagogia terapeutica, della artificiosità, dell’immiserimento, della composizione, della trasformazione in personalità “socialmente neutre”, affinchè l’handicappato non sia un semplice esecutore ma venga incluso nei vari momenti di ordine collettivo e organizzativo.

La difettologia trova di fatto risoluzione sul terreno della educazione sociale nel suo insieme, capace quindi di orientarsi sulla normalità e sulla salute agendo come educazione sociale.>

Nella teoria di Lev Vygotskij la zona di sviluppo prossimale (ZSP) è un concetto fondamentale che serve a spiegare come l’apprendimento del bambino si svolga con l’aiuto degli altri. La ZSP è definita come la distanza tra il livello di sviluppo attuale e il livello di sviluppo potenziale, che può essere raggiunto con l’aiuto di altre persone, che siano adulti o dei pari con un livello di competenza maggiore. Secondo Vygotskij, l’educatore dovrebbe proporre al bambino problemi di livello un po’ superiore alle sue attuali competenze, ma comunque abbastanza semplici da risultargli comprensibili; insomma, all’interno di quell’area in cui il bambino può estendere le sue competenze e risolvere problemi grazie all’aiuto degli altri (la ZSP, appunto). Questi problemi potranno infatti essere risolti dal bambino aiutato da un esperto (l’educatore, un adulto o anche un pari con maggiori competenze in quel campo), ma non dal bambino che non riuscirebbe ad affrontarli da solo (in quel caso saremmo all’interno della zona di sviluppo attuale).

Se il processo è impostato correttamente, la zona di sviluppo attuale del bambino si amplia, includendo quella che in precedenza era la zona di sviluppo prossimale, in altre parole egli diventa capace di eseguire autonomamente un compito che prima non sapeva eseguire. All’esterno della zona di sviluppo attuale si crea una nuova zona di sviluppo prossimale.

LS vygotsky

Lev Semënovič Vygotskij (Orša, 17 novembre 1896 – Mosca, 11 giugno 1934) è stato uno psicologo sovietico, padre della scuola storico-culturale.

Vygotskij è stato definito dal filosofo Stephen Toulmin il «Mozart della psicologia». Solo negli anni ottanta è cominciata una ricostruzione critica dell’opera di Vygotskij.

Edizioni in italiano delle opere di Vygotskij
Pensiero e linguaggio, Firenze, Giunti-Barbera, 1954.
Psicologia e pedagogia, con Aleksandr Romanovič Lurija e Aleksej Nikolaevic         Leontʼev, Roma, Editori Riuniti, 1969.
Immaginazione e creatività nell’età infantile, Roma, Editori Riuniti, 1972; 1990.
Psicologia dell’arte, Roma, Editori Riuniti, 1972.
Lo sviluppo psichico del bambino, Roma, Editori Riuniti, 1973.
– La tragedia di Amleto, Roma, Editori Riuniti, 1973.
Storia dello sviluppo delle funzioni psichiche superiori e altri scritti, Firenze, Giunti-Barbera, 1974; 2009. ISBN 978-88-09-74250-5.
Il processo cognitivo, Torino, Boringhieri, 1980.
– Antologia di scritti, Bologna, Il mulino, 1983.
Fondamenti di difettologia, Roma, Bulzoni, 1986.
Lezioni di psicologia, Roma, Editori Riuniti, 1986.
La scimmia, l’uomo primitivo, il bambino. Studi sulla storia del comportamento, con Aleksandr Romanovič Lurija, Firenze, Giunti, 1987.
Pensiero e linguaggio. Ricerche psicologiche, edizione integrale a cura di L. Mecacci, Roma-Bari, Laterza, 1990.
Strumento e segno nello sviluppo del bambino, con Aleksandr Romanovič Lurija, Roma-Bari, Laterza, 1997.
Psicologia pedagogica. Manuale di psicologia applicata all’insegnamento e all’educazione, Gardolo, Trento, Erickson, 2006.

Blog Stats

  • 58,820 hits
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: