L’anima dell’aiuto e la psicologia dei popoli

Cosa significa aiutare ?

Aiutare è un’arte ed è anche necessario immedesimarsi in chi cerca aiuto, mettersi nella prospettiva di ciò che gli corrisponde e ciò che, allo stesso tempo, va oltre, verso qualcosa di più ampio.

L’immagine primordiale dell’aiutare

L’immagine primordiale dell’aiutare è il rapporto fra genitori e figli, in particolare fra madre e figlio.             I genitori danno, i figli prendono. I genitori sono grandi, superiori e ricchi, i figli sono piccoli, bisognosi e poveri. Dal momento che genitori e figli sono legati da un profondo amore, fra loro dare e prendere può essere pressoché illimitato. Tuttavia lo sono solo finché i figli sono piccoli. Con il passare del tempo i genitori tracciano dei limiti contro cui i figli possono scontrarsi e maturare. I genitori sono meno affettuosi nei confronti dei figli? Sarebbero genitori migliori se non ponessero dei limiti? Oppure sono bravi genitori proprio perché pretendono dai figli qualcosa che li prepara a diventare adulti? Molti figli si arrabbiano con i genitori perché avrebbero preferito mantenere l’originaria dipendenza. Tuttavia è proprio ritraendosi e deludendo le aspettative che i genitori aiutano i propri figli a liberarsi della dipendenza e ad agire, passo dopo passo, sotto la propria responsabilità.

Solo così i figli assumono il proprio posto nel mondo degli adulti e si trasformano da coloro che prendono in coloro che danno. 

Aiutare come compensazione

L’aiuto è regolato dal bisogno di compensazione. Gli esseri umani dipendono dall’aiuto degli altri. Solo così possiamo svilupparci. Allo stesso tempo siamo anche predisposti ad aiutare gli altri. Chi non è necessario agli altri, chi non può aiutare, diventa solitario e intristisce. Aiutare non serve dunque solo agli altri, ma anche a noi stessi. Perciò, l’aiuto è generalmente reciproco.

Spesso le possibilità di compensare restituendo sono limitate, come ad esempio nei confronti dei genitori. Ciò che ci hanno donato è troppo grande per poterlo compensare dando a nostra volta. Quindi l’unica cosa che ci resta da fare è accettare ciò che ci viene donato ed esprimere il ringraziamento che viene dal cuore.

La compensazione, donando a nostra volta, e la conseguente liberazione sono possibili in questo caso solo trasmettendo ad altri, ad esempio ai figli, ciò che abbiamo ricevuto.

Dare e prendere avvengono dunque a due livelli. Fra pari si mantiene sullo stesso livello e richiede reciprocità. Nell’altro caso, fra genitori e figli o fra superiori e bisognosi, esiste un dislivello. Dare e prendere sono dunque un flusso che porta avanti ciò che ha in sé. Questo modo di dare e prendere è più grande. Tiene conto di ciò che viene dopo. Questo tipo di aiuto accresce l’importanza del dono. Colui che aiuta viene trascinato e legato in qualcosa di più grande, ricco e duraturo. Questo modo di aiutare presuppone che abbiamo prima ricevuto e accettato. Solo così sentiamo l’esigenza e la forza di aiutare gli altri, soprattutto se tale aiuto richiede un grande sforzo. Allo stesso tempo, presuppone che coloro che desideriamo aiutare abbiano bisogno e desiderino ricevere ciò che siamo in grado di donare. Altrimenti il nostro aiuto finisce nel vuoto. Divide invece di unire.

 La percezione speciale

Per poter agire nel rispetto degli ordini dell’aiutare, è necessaria una percezione speciale.

Questi “ordini” non vanno applicati in modo rigido o metodico; non devono orientarci a pensare, a riflettere o a riferirci ad esperienze passate, quanto piuttosto permetterci di esporci alla situazione specifica per comprendere l’essenziale, percepire in modo mirato e allo stesso tempo distaccato.  Questo tipo di percezione consente di orientarsi verso una persona senza aspettarsi nulla di preciso, tranne che comprenderla interiormente e stabilire il successivo passo da compiere. Questa percezione scaturisce dal raccoglimento. In esso si abbandonano la riflessione, gli obiettivi, le differenziazioni e le paure. Ci si apre a qualcosa che ci muove dall’interno: ai movimenti dell’anima.

Allora, percepiamo qualcosa che determina movimenti precisi, immagini e voci interiori e sensazioni insolite, al di là del nostro abituale modo di pensare. Ci guidano dall’esterno e, allo stesso tempo, all’interno. Percepire e agire coincidono. Questo tipo di percezione è dunque meno ricettivo e descrittivo, ma più produttivo. Porta all’azione e grazie a essa diventa più profonda. Il periodo in cui si è in grado di aiutare sulla base di tale percezione è generalmente breve. Si limita all’essenziale, mostra il passo successivo, sparisce velocemente e ci lascia presto alla nostra libertà. Poi, ognuno percorre la propria strada.

Questo tipo di percezione riconosce quando è opportuno aiutare e quando è dannoso, quando ostacola più che favorire, quando serve a lenire più la propria sofferenza che quella dell’altro. Ed è umile.

Primo ordine dell’aiutare

Il primo ordine dell’aiutare consiste dunque nel dare solo ciò che si possiede e nell’aspettarsi
e accettare solo ciò di cui si ha bisogno. Parallelamente, il primo disordine dell’aiutare inizia quando vogliamo dare ciò che non abbiamo e prendere ciò di cui non abbiamo bisogno. Oppure quando ci aspettiamo e pretendiamo dall’altro ciò che non ci può dare, perché non lo possiede.
Ma anche quando non dobbiamo dare qualcosa perché sottrarrebbe all’altro qualcosa che può o deve sopportare da solo. Dare e prendere hanno dunque dei limiti.
Riconoscere tali limiti e rispettarli fa parte dell’arte dell’aiutare. Questo modo di aiutare è umile. Spesso rinuncia ad aiutare di fronte alle aspettative e al dolore. Questa umiltà e questa rinuncia contraddicono molti punti di vista tradizionali sul giusto modo di aiutare ed espongono spesso il facilitatore ad accuse e attacchi.
 
Secondo ordine dell’aiutare
L’aiuto serve da una parte alla sopravvivenza e dall’altra allo sviluppo e alla crescita.
Sopravvivenza, sviluppo e crescita sono legati a particolari condizioni, sia interiori che esteriori.
Aiutare consiste dunque nel sottomettersi alle circostanze e nell’intervenire solo nella misura in cui esse lo consentono. Questo aiuto è discreto, ha forza.
In questo caso il disordine dell’aiutare consiste nel negare le circostanze invece di guardarle negli occhi insieme a chi ha bisogno di aiuto.
Voler aiutare opponendosi alle circostanze indebolisce sia colui che aiuta sia colui che si aspetta aiuto, oppure colui a cui viene offerto o addirittura imposto aiuto.
 
Terzo ordine dell’aiutare
Molti facilitatori, ad esempio nel campo della psicoterapia e nel sociale, credono di dover aiutare coloro che chiedono aiuto come fanno i genitori con i propri figli. Allo stesso modo, molti di coloro che hanno bisogno di aiuto si aspettano di essere aiutati come fanno i genitori con i figli, per ricevere a posteriori ciò che ancora si aspettano e pretendono dai genitori.
Passo dopo passo devono porre dei limiti a coloro che cercano aiuto e deluderli.
Colui che aiuta e colui che viene aiutato sono entrambi liberi.
Questo principio è realizzabile quando c’è l’ accettazione dei veri genitori perché consente a colui che aiuta di evitare in partenza il transfert fra figli e genitori. Se si rispettano nel proprio cuore i genitori delle persone che vengono aiutate, se si è in armonia con questi genitori e con il loro destino, le persone aiutate potranno anche incontrare i propri genitori in coloro che offrono aiuto.
Il terzo ordine dell’aiuto prevede dunque che il facilitatore si ponga da adulto di fronte a un adulto che cerca aiuto.
 
Quarto ordine dell’aiutare
Sotto l’influsso della psicoterapia individuale, coloro che aiutano affrontano spesso l’altro che richiede l’aiuto come individuo isolato. Anche in questo caso si correil rischio di creare un transfert fra figli e genitori. Tuttavia il singolo fa parte di una famiglia. Solo percependolo come membro di
una famiglia, chi aiuta si rende conto di chi l’altro ha bisogno e nei confronti di chi è in debito.  La realtà di chi ha bisogno di aiuto può essere percepita solo nel momento in cui lo si vede insieme ai genitori e agli antenati e magari anche con il partner e i figli.
In questo modo ci si rende conto di chi all’interno della famiglia ha bisogno del suo rispetto e del suo aiuto e a chi deve rivolgersi per comprendere quali passi deve compiere. Quindi colui che porta aiuto si deve immedesimare in modo non tanto personale quanto sistemico.

In questo caso il disordine dell’aiutare consiste nel non tenere in considerazione e non rispettare altre persone importanti che hanno in mano la chiave della soluzione.

Anche in questo caso si corre il rischio che questo modo sistemico di immedesimarsi venga giudicato duro da coloro che avanzano pretese infantili nei confronti di chi aiuta.

Chi invece cerca una soluzione in modo adulto percepisce il metodo sistemico come una liberazione e una fonte di forza.

Quinto ordine dell’aiutare

Il vero aiuto consiste nell’ unire ciò che prima era diviso. In questo senso è al servizio della riconciliazione, soprattutto con i genitori e gli antenati. La riconciliazione viene ostacolata dalla distinzione fra bene e male compiuta spesso da coloro che aiutano sotto l’influsso della coscienza e dell’opinione pubblica imbrigliata nei limiti di tale coscienza.
Ad esempio, quando un cliente si lamenta dei propri genitori, delle proprie condizioni di vita o del proprio destino e il facilitatore fa proprio tale punto di vista, si mette al servizio del conflitto e della separazione e non della riconciliazione.
Aiutare al servizio della riconciliazione è possibile solo se il facilitatore attribuisce un posto nella propria anima a ciò di cui il cliente si lamenta. In questo modo il facilitatore compie nella propria anima ciò che il cliente deve ancora portare a termine.
Il quinto ordine dell’aiutare è dunque l’amore nei confronti di tutti, così come sono, per quanto possano essere diversi da noi. In questo modo il facilitatore apre il proprio cuore. Diventa parte dell’altro.
Ciò che si è riconciliato nel suo cuore si riconcilia anche nel sistema del cliente.
In questo caso il disordine dell’aiutare è costituito dal giudizio nei confronti degli altri, che è generalmente una condanna ed è legato allo sdegno moralistico.
Chi aiuta veramente, non giudica.

Aiutare i popoli ad affrontare la povertà

Di conseguenza, l’aiuto diretto ai popoli più poveri deve tener conto dell’ordine in cui questo deve essere dato, poiché, altrimenti, esso può cadere nel vuoto, creare disordine sociale generando rivalità, aggressività, contesa, ingiustizia, devianza e perciò risultare addirittura dannoso anziché utile alla sopravvivenza, alla crescita, allo sviluppo.

Aiutare e prendersi cura dell’altro implica la capacità di essergli accanto. Ma chi è l’altro che incontro e scopro diverso da me? Perché accoglierlo? Per dovere? Per etica professionale? Per educazione? Le emozioni ed i sentimenti rivestono un ruolo fondamentale nelle relazioni. Negarli o volerli nascondere non consente a coloro che si dedicano all’attività di aiuto e/o di cura di agire un buon aiuto, una buona cura. Il rispetto, il riconoscimento e il dialogo sono requisiti indispensabili all’accoglienza, ma è l’ascolto, fra tutte, la facoltà che ci consente di entrare in contatto con il mondo dell’altro, un ascolto (per dirla con le parole di Simone Weil) in cui trovi posto il silenzio, l’attenzione, l’umiltà.

L’ ottocento, che fu il secolo delle espansioni coloniali da parte di alcuni Stati Europei (Inghilterra, Francia, Germania, ecc.), ci ha già dato testimonianza di modalità e comportamenti discutibili nell’invadere, nello scontrarsi, ma anche nell’incontrarsi con popolazioni diverse. L’indiscutibile approccio etnocentrico di questi Stati ha considerato e definito “primitivi” in modo frettoloso gli usi e costumi autoctoni solo perché le ha messe in riferimento diretto ai propri. In particolare, Simone Weil ci fa notare come la politica coloniale della Francia, pur ispirandosi a principi di libertà ed uguaglianza, negli anni del Fronte popolare e delle sinistre al potere, non fosse cambiata, perseverando nell’ opprimere popoli di altra storia e cultura in spregio delle loro identità e dignità, così come la Germania nazista aveva iniziato a fare nei confronti degli stessi popoli europei.

Tuttavia, nonostante la coercizione dello spirito colonialista, per molti avveduti uomini di pensiero, il seme della curiosità scientifica era stato gettato.

Si sviluppò l’antropologia culturale, con il programma scientifico di comparare le diverse culture in tutti i loro aspetti: religiosi, artistici, morali ecc.. Nacque un genuino interesse per “l’alterità”.

Wilhelm von Humboldt (1767-1835) coniò il temine “psicologia dei popoli” (volkerpsychologie) e propose l’interessante ipotesi che, popoli di lingue diverse, avrebbero immagini del mondo diverse. In altre parole, la lingua appresa andrebbe a incidere sulla formazione psichica degli individui: a lingue diverse corrisponderebbero psicologie diverse (detta anche ipotesi di Sapir-Whorf).

I veri fondatori della psicologia dei popoli furono tuttavia, il filosofo Moritz Lazarus (1824-1903), Hermann Steinthal (1823-1899) e lo stesso fondatore della scuola psicologica di Lipsia Wilhelm Wundt (1832-1921).  Wundt sarà l’autore di una poderosa opera in 10 volumi intitolata “psicologia dei popoli” (1900-1920), dove si cerca di studiare la “psicologia collettiva” nelle sue manifestazioni culturali permanenti.

Il loro proposito, solo parzialmente realizzato, era quello di studiare in modo comparato la cultura dei diversi popoli, al fine di scoprire le leggi che portano allo sviluppo del comportamento sociale.

Attraverso un’antropologia comparata, attraverso lo studio delle culture, delle religioni, dei linguaggi, dei miti, dei costumi e dell’arte, si sarebbe giunti, per questi autori, a conoscere importanti aspetti della psicologia umana.

Dunque, se la povertà di oggi viene osservata da un punto di vista macrosociale come un prodotto della storia socio-culturale, ed economico-politica, per superarla in modo equo e corretto, è necessario affrontarla con modalità e metodi che rispettino i contesti di vita di tale complessità.

I partecipanti alla Conferenza del CISP (Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei popoli) negli anni 2007-2008, hanno elaborato gli approcci e le priorità operative “Per i diritti e contro la Povertà”, studiando il ruolo degli aiuti nei contesti di crisi del mondo contemporaneo.

Il CISP ha altresì elaborato il proprio Codice di Condotta per i programmi di cooperazione internazionale, individuando le seguenti priorità:

1. I progetti sono finalizzati al soddisfacimento di bisogni effettivi delle popolazioni e  vengono definiti tenendo conto delle caratteristiche economiche, sociali e culturali dei diversi contesti. Questo significa, tra l’altro, esercitare una costante attenzione affinché tali progetti siano condotti nel rispetto delle culture locali.
 
2. La prassi di cooperazione aspira alla massima valorizzazione delle risorse tecniche, professionali e materiali locali. Questo comporta, ad esempio, che le funzioni assegnate al personale espatriato non devono mortificare o marginalizzare ruoli e apporti del personale locale, ma piuttosto promuoverne e valorizzarne le capacità. Rientra in questo quadro anche la promozione di forme ed azioni di cooperazione regionale Sud-Sud.
 
3. Le attività realizzate nei paesi terzi tendono a rafforzare, migliorare o, se necessario, modificare i piani di intervento nazionali, ma in nessun caso possono essere concepite senza tenerne conto. La cooperazione non può infatti sovrapporsi o sostituirsi alle istanze locali di pianificazione. Al contrario, solo agendo nel pieno rispetto del ruolo di tali istanze e dialogando con esse, la cooperazione può godere della autorità e del prestigio per negoziare – quando necessario – l’introduzione di correttivi nelle politiche e
 nei piani di intervento locali.
 
4. Per garantire una elevata efficacia dei progetti è necessario dedicare attenzione alla identificazione, pianificazione, monitoraggio e valutazione degli stessi. Queste attività devono essere realizzate con la partecipazione dei beneficiari e l’informazione elaborata in tale contesto deve essere loro restituita.
 
5. La professionalità costituisce un criterio deontologico fondamentale, che qualifica il rapporto tra il CISP, i paesi e le comunità presso i quali esso interviene e rappresenta una pre-condizione per l’affermazione di relazioni efficaci basate sulla collaborazione e sul rispetto reciproco.
 
6. Fermo restando il principio delle non ingerenza nella vita politica e religiosa dei paesi terzi, si considera opportuno promuovere, anche attraverso specifiche collaborazioni operative, il ruolo di istituzioni ed organismi la cui prassi concreta contribuisce a processi di sviluppo e democratizzazione. In questo quadro, si considera particolarmente importante la valorizzazione del ruolo delle associazioni femminili e di quelle che rappresentano gli interessi dei piccoli produttori e degli altri soggetti marginali (rifugiati, comunità indigene, minoranze etniche, ecc.).
 
7. Per ragioni di trasparenza, i governi, i partner e le comunità locali devono essere informati sulle fonti delle risorse che rendono possibile la realizzazione degli specifici progetti.
 
8. I progetti devono essere gestiti in modo tale da assicurarne la sostenibilità economica, sociale ed istituzionale e il perdurare dei benefici da essi indotti. La loro conduzione deve inoltre tenere conto della necessità di ottimizzare l’uso delle risorse finanziarie, affinché queste rechino il massimo beneficio possibile alle popolazioni locali.
 
9. Il coordinamento concreto tra le agenzie e gli organismi di cooperazione internazionale e le istituzioni dei paesi beneficiari costituisce uno strumento importante in ordine alla maggiore efficacia delle azioni e delle politiche intraprese. Al riguardo, il CISP assicura la sua disponibilità a rendere note le informazioni relative alle sue attività.
 
10. Per quanto relativo alle azioni umanitarie finalizzate al superamento di emergenze complesse, il CISP aderisce al Codice di Condotta elaborato dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, che afferma, tra gli altri, i seguenti principi: diritto universale all’assistenza umanitaria, senza limitazioni legate all’ideologia, alla religione, alla razza, al sesso o ad altre considerazioni; autonomia politica ed operativa degli interventi affinché questi non finiscano con il sostenere, soprattutto in situazioni di conflitto,
una particolare fazione; rispetto dei diritti della persona, così come sono definiti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
 
Inoltre il CISP ha così definito le sue priorità strategiche:
 
I. Diritto alla sicurezza sociale ed economica: sviluppo di opportunità di reddito, migrazioni e sviluppo, sicurezza alimentare
 
II. Diritto alla salute ed accesso all’acqua e sanitation
 
III. Diritto al Futuro: Diritti dell’Infanzia, degli Adolescenti e dei Giovani e Valorizzazione dell’Ambiente e delle Risorse Naturali
 
IV. Diritto all’assistenza umanitaria: Emergenza e Prima Ricostruzione
 
V. Appoggio alle politiche pubbliche per la coesione sociale e alla società civile 

B I B L I O G R A F I A

AA.VV., I grandi miti della psicologia popolare. Contro i luoghi comuni, Editore Raffaello Cortina, 2011

Bonaglia F., De Luca V., La cooperazione internazionale allo sviluppo, Il Mulino, 2011

CISP (a cura di), Per i diritti e contro la povertà, Stampa tipografica Beniamini, Roma, 2008

CISP (a cura di) Cibo e conflitti, Plus (Collana studi del CISP), 2010

Loya e Sapuile Belchior do Rosario, Religione e società in Africa. Evoluzione storica e comparazione giuridica: il caso dell’Angola, Plus (Collana studi del CISP), 2005

Fatos D., Tucci M, Contro l’autostima, Bonanno, 2009

Hellinger Bert, Gli ordini dell’aiuto. Aiutare gli altri e migliorare se stessi, Tecniche Nuove, 2007

Le Bon Gustave, Psicologia delle folle, TEA, 2004

Le Bon Gustave, Psicologia dei popoli, M & B Publishing, 1997

Moritz Lazarus, Psicologia dei popoli come scienza e filosofia della cultura, Bibliopolis, 2008

Nutile Emanuele, Analisi psicologica del Mezzogiorno. Come utilizzare efficacemente le peculiarità psicologiche delle popolazioni, Rubbettino, 2001

Maseri G. Poli N., Vicinanza e lontananza attraverso gesti di cura, Franco Angeli, 2007

Maseri G., Prendersi cura dell’altro. Dal rispetto al riconoscimento attraverso il dialogo e la cura, Il Pensiero Scientifico, 2009

Pennisi A., Falzone A., Il prezzo del linguaggio. Evoluzione ed estinzione nelle scienze cognitive, Il Mulino, 2010

Sironi Francoise, Violenze collettive. Saggio di psicologia geopolitica clinica, Feltrinelli, 2011

Weil Simone, La colonizzazione ed il destino dell’Europa, Marietti, 2009

Wundt Wilhelm, Opere scelte di Psicologia dei popoli, UTET, 2009

 

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20 novembre 2011 – 21^ Giornata Internazionale dei diritti del fanciullo – ONU New York 1989

Ehi! … ma tu mi ascolti!

Oggi che tutto si mondializza è necessaria una riflessione sul contesto esistenziale nel quale viviamo immersi … ad ogni latitudine della Terra,
per tentare di trovare insieme soluzioni rispettose della cultura e dei valori di tutti. E invece assistiamo a forti paradossi e contraddizioni: laddove c’è più sviluppo c’è una mentalità ad imbuto e provinciale che permea sopratutto la politica  e l’economia. Quindi è difficile comprendere il punto di vista dell’altro o dell’altra cultura, dell’altro Paese. La diversità e l’identità culturale vengono schiacciate più che essere valorizzate e ci si identifica con questioni che ricordano il sistema della colonizzazione. Il mondo si capovolge con questioni tipo:
Ma io che c’entro con realtà così distanti come l’arruolamento dei minori?
Ma io che c’entro se in Uganda o Sierra Leone, la violenza devastante a cui sono ridotti gli adulti, piega i fanciulli, con strumenti di pressione fisica e psicologica, a combattere senza pietà?
Ma io che c’entro con il rapimento di bambini a cui si raccontano storie atroci convincendoli a combattere per il “bene delle proprie famiglie”?
Ma io che c’entro con i sanguinari ed aguzzini massacratori delle famiglie cui quei bambini vengono sottratti? Che c’entro con i giochi di potere degli adulti?
Si, non c’entri … ma per non essere responsabile non puoi ignorare questa realtà (rifugiandoti nel senso d’impotenza) senza renderti complice implicitamente con il tuo “lasciar fare”. Esprimi invece la tua sensibilità e fai un piccolo gesto, un piccolo segno che esprima da che parte stai … collabora con le iniziative locali che vogliono promuovere l’educazione dell’infanzia e degli adulti secondo principi e valori condivisi dall’etica umana e sanciti dall’ONU già dal 1989. Collabora nel superamento delle disparità, perchè un bambino sia un bambino ad ogni latitudine del globo. Così come ogni uomo, ogni donna, ogni famiglia, possano essere rispettati e liberi ad ogni latitudine del globo.

… vedete bene alla lavagna, bambini??

Questa foto significativa illustra le condizioni in cui opera, fra mille sforzi, la scuola di Lubanza, un antico villaggio a 18 Km. dalla città di Kasongo-Lunda  che, a sua volta si trova a 560 km da Kinshasa, nella R.D. Congo (Africa) . Data la povertà della gente e il fatto che il governo non garantisce la gratuità della scuola primaria (ma che è pur assicurata dalla Costituzione del paese), tanti bambini del Congo non possono andare a scuola, e rimangono così a casa.
In qualche luogo, questo porta al banditismo e a tanti ragazzi di strada.         Ad  Est del Congo, tanti ragazzi entrano così in tenera età  nei gruppi dei ribelli.     E in altri luoghi, la delinquenza è sempre presente.

Anche tu puoi fare qualcosa attraverso il contatto diretto di un padre missionario che da circa un anno ha lanciato questo appello e segue direttamente la scuola di Lubanza.

Devolvi ciò che per te è poco o superfluo e per questi bambini si trasformerà in un grande aiuto e nella possibilità di avere una vita quasi normale.

Sostieni il progetto di ricostruzione della scuola con 12 classi (6 di scuola primaria e 6 di scuola secondaria) che accoglie attualmente circa 240 bambini fra i 6 ed i 14 anni.

Altri obiettivi a breve termine: fornitura di libri in lingua francese; fornitura di strumenti e maeriali didattici (banchi, lavagne, sussidi didattici, materiali di consumo); attrezzatura di 2 campi da gioco di calcio e volley.

                                                                                                

 
Per aiuti diretti ai bambini del Congo si possono effettuare bonifici ordinari
sul seguente C/C:
IT31F0760103200000096167465
 Per altre informazioni scrivi a: psicoterapiamgl@gmail.com 
oppure qui, nello spazio per i commenti di quest’articolo.

 

Ecco cosa possiamo fare grazie al tuo aiuto!!

 

UN POSTO A SCUOLA  € 25,00

In considerazione delle condizioni di vita e delle relazioni nelle famiglie e nel villaggio, l’aiuto individuale al momento non è pensabile se non nella misura di quei bambini/e che rischiano di perdere il posto a scuola per l’impossibilità di pagare le tasse scolastiche annuali.

Scrivi sulla causale del bonifico il numero dei posti a scuola a cui vuoi destinare la tua donazione.

UN PICCOLO FRUTTETO € 20,00

Un piccolo frutteto (6 piccoli alberi da frutto): crescendo produrrà frutta (ad esempio noci o tè) che oltre all’uso di famiglie e scuola, potrà essere venduta nei mercati locali. Con questi soldi si potranno acquistare beni di prima necessità, materiale didattico e incrementare così nuove opportunità di crescita per i ragazzi e ragazze.

Scrivi sulla causale del bonifico il numero dei frutteti a cui vuoi destinare la tua donazione.

 UN PANIERE DI CIBO € 15,00

Per molte famiglie che vivono in queste aree è difficile garantire un pasto ai propri figli, soprattutto se uno o entrambi i genitori sono affetti da malattie croniche o quando si deve affrontare un’emergenza, come un periodo di siccità. Un cesto di cibo è sufficiente a sfamare un’intera famiglia per un mese.

Scrivi sulla causale del bonifico il numero dei panieri di cibo a cui vuoi destinare la tua donazione.

40 POLLI (UN ALLEVAMENTO) € 30,00

Nei paesi a basso reddito i programmi di micro-credito sono interventi molto importanti per garantire l’auto-sostentamento delle famiglie. Se una mamma ha a disposizione un piccolo allevamento di polli può provvedere autonomamente all’alimentazione dei suoi figli, ma anche venderne alcuni, o le loro uova, per guadagnare qualcosa.

Scrivi sulla causale del bonifico il numero degli allevamenti di polli a cui vuoi destinare la tua donazione.

6 CAPRE (UN ALLEVAMENTO) € 60,00

I livelli di malnutrizione delle famiglie povere richiedono spese fino all’80% del proprio reddito per il cibo. Possedere delle capre, quindi, è davvero molto importante. Col crescere del gregge una mamma ha la possibilità di arricchire con il latte la dieta dei propri figli, di procurarsi carne da mangiare o, con la loro vendita, reddito necessario per vivere.

Scrivi sulla causale del bonifico il numero degli allevamenti di capre a cui vuoi destinare la tua donazione.

UNA BICICLETTA € 45,00

L’istruzione è la leva che può interrompere il ciclo di povertà. Per alcuni bambini la scuola  è a due ore a piedi da casa ed è perciò  molto faticoso frequentarla. Con € 45,00 è possibile acquistare una bicicletta che viene messa a disposizione dalla scuola per  permettere  ai bambini/e di percorrere il tragitto in tempi brevi.

Scrivi sulla causale del bonifico il numero delle biciclette  a cui vuoi destinare la tua donazione. 

KIT MATERIALE SCOLASTICO PER UNA CLASSE € 70,00

15 quaderni a righe, 15 quaderni a quadretti, 15 penne, 15 matite, 15 gomme, 15 scatole di colori, 15 album da disegno, 15 squadrette 45°, 15 squadrette 30°, 15 righe

2 CARTE GEOGRAFICHE MURALI MONDO FISICO/POLITICO € 55,00

UNA LAVAGNA E UN MAPPAMONDO € 80,00

CINQUE POSTER SCIENTIFICI DEL CORPO UMANO € 110

(Sistema muscolare, S. scheletrico, S. linfatico, S. nervoso, S. vascolare)

Scrivi sulla causale del bonifico il numero dei KIT di materiale scolastico o sussidi a cui vuoi destinare la tua donazione.

KIT RETI PER CAMPO DA GIOCO CALCIO + 2 PALLONI € 100,00 

KIT RETE PER CAMPO DA GIOCO VOLLEY + 2 PALLONI € 70,00

GIOCATTOLI  E  GIOCHI € 15,00

L’opportunità di giocare con i propri coetanei è negata a tanti bambini, soprattutto ai piccoli con disabilità. Per i bambini, il gioco è importante non solo per la gioia del divertimento, ma anche perché è un ottimo modo per sviluppare la concentrazione, la creatività e migliorare la capacità di linguaggio e di apprendimento.

Con questo vostro contributo, vorremmo distribuire perciò giocattoli a bimbi con disabilità, a quelli che vivono con familiari che soffrono di malattie croniche e anche giochi per la scuola.  

Per far sì che gli interventi di aiuto siano efficaci e ne tragga significativo beneficio la collettività/comunità, il found raising dovrà raggiungere un minimo di 10 quote per tipo.

Ricorda che ad ogni bambino va garantito, in ogni parte del globo:
1. Il diritto all’eguaglianza senza distinzione o discriminazione di razza, religione, origine o sesso
2. Il diritto ai mezzi che consentono lo sviluppo in modo sano e normale sul piano fisico, intellettuale, morale, spirituale e sociale
3. Il diritto ad un nome e ad una nazionalità
4. Il diritto ad una alimentazione sana, alloggio e cure mediche
5. Il diritto a cure speciali in caso di invalidità
6. Il diritto ad amore, comprensione e protezione
7. Il diritto all’istruzione gratuita, attività ricreative e divertimento
8. Il diritto a soccorso immediato in caso di catastrofi
9. Il diritto alla protezione contro qualsiasi forma di negligenza, crudeltà e sfruttamento
10. Il diritto alla protezione contro qualsiasi tipo di discriminazione ed il diritto ad un’istruzione in uno spirito d’amicizia fra i popoli, di pace e di fratellanza

 Tutelare i propri amici nelle tempeste dell’esistenza, è il modo più autentico per liberarli dal pericolo di diventare vittime o schiavi, soprattutto quando non si è ancora visto il loro volto né  incontrato i loro occhi.

B I B L I O G R A F I A (conoscere per essere sensibili)

Albanese G., Il mondo capovolto, Einaudi, 2003

Albanese G., Soldatini di piombo, Feltrinelli, 2007

Albanese G., Ma io che c’entro? Il bene comune in tempi di crisi, Ed. Messaggero PD, 2009

Rumiz P., Il bene ostinato, Feltrinelli, 2011

Creiamo una Pigotta per l’UNICEF

 Nei mesi da aprile a novembre 2002, il Centro IRIDAE ha partecipato al Progetto “Creiamo una Pigotta per l’UNICEF” con la realizzazione di 33 originali bambole di stoffa create dai disabili del Centro (secondo le loro risorse residue) con l’aiuto degli operatori del Centro. Ad ogni bambola è assegnata una carta d’identità (UNICEF) in cui sono riportate sia le sue caratteristiche sia quelle del Centro IRIDAE.

 Le bambole sono state offerte al pubblico dall’UNICEF, nel periodo Natalizio, presso il Punto vendita di Roma in Via Torino, 96, con un contributo di €20,00 a bambola, corrispondente al costo di una dose di vaccino per un bambino e all’ assistenza medica di monitoraggio per 15 gg..  Il ricavato è stato devoluto a cura dell’UNICEF Italia alla “Campagna di vaccinazione mondiale nei Paesi in via di sviluppo”.  Con quest’iniziativa il Centro IRIDAE ha conseguito i seguenti risultati e finalità:

 1. finalità educative e psicopedagogiche verso i bambini che frequentano il Centro e la loro famiglia;

 2. creazione di una rete di relazioni fra Centro IRIDAE e territorio basata sull’interesse per il bricolage e patchwork (attività sviluppate nei nostri laboratori);

 3. partecipazione alla tematica universale della mortalità infantile e reciprocità nella collaborazione con l’UNICEF (vedi patrocinio per il Calendario 2003 del Centro IRIDAE);

 4. visibilità della metodologia di lavoro psicosociale e riabilitativa introdotta nel Centro IRIDAE e sua promozione.

 CREDITI

 IL PROGETTO “CREIAMO UNA PIGOTTA PER L’ UNICEF” E’ STATO PROMOSSO E DIRETTO PRESSO IL CENTRO I.RI.D.A.E. DA:

 Maria Grazia Letizia, psicologa, psicoterapeuta

 con la partecipazione di:

 BAMBINI CON HANDICAP

 I seguenti bambini hanno progettato, disegnato e colorato le sagome della pigotta, scelto le stoffe e i colori dei vestiti, ritagliato la stoffa, imbastito, imbottito le bambole, colorato i volti con la tecnica stencil, dato il nome e le caratteristiche alle loro 8 pigotte realizzate al Centro Iridae.

 – D. G. Francesco, 10 anni

 – I. Tiziano, 11 anni

 – M. Martina, 12 anni

 – P. Marco, 11 anni

 – S. Melania, 15 anni

 – T. Almachiara, 6 anni

 OPERATORI

 Gli operatori del Centro Iridae hanno sostenuto e guidato i bambini nelle attività delle varie fasi di realizzazione delle pigotte: hanno cucito a macchina la stoffa della sagoma del corpo e i vestitini delle bambole, e cucito i capelli rispettando le idee dei bambini. Inoltre si sono impegnati loro stessi nella costruzione di altre 17 bambole per aderire al Progetto insieme ai bambini del Centro.

 – Broglio Giuseppina, operatrice educativa

 – De Simone Saveria, pedagogista

 – Margorzata Lipczynska, pedagogista

 – Milione Nicoletta, psicologa

 – Narzisi Antonio, volontario laureando in psicologia

 – Proia Rossana, operatrice educativa

 – Soriani Stefano, psicologo

Presso il Centro è stata organizzata un’  Esposizione delle bambole a cura di:

M. Grazia Letizia, Giuseppina Broglio, Nicoletta Milione, Rossana Proia, Stefano Soriani.

COLLABORATORI  ESTERNI

Hanno contribuito alla realizzazione di 20 pigotte, dimostrandosi particolarmente sensibili al progetto:

Belperio Anna, pittrice, che ha dipinto i volti di 20 bambole.

Sorgente Anna, hobbysta creativa di bambole che ha confezionato 7 pigotte.

Un calendario … diverso

In occasione dell’ Anno Europeo delle persone con disabilità, ho proposto al mio team di lavoro presso il Centro IRIDAE, la realizzazione di un Calendario 2003 con lo scopo di aderire agli  obiettivi  dichiarati da  IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA:

(a) sensibilizzare al diritto delle persone con disabilità di essere tutelate dalla discriminazione e di beneficiare di pieni e pari diritti come prescritto, tra l’altro, negli articoli della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea;
(b) incoraggiare la riflessione e la discussione delle misure richieste per promuovere pari opportunità per le persone con disabilità in Europa;
(c) promuovere lo scambio di esperienze in materia di prassi corrette e strategie efficaci elaborate a livello locale, nazionale ed europeo;
(d) potenziare la cooperazione fra tutte le istanze interessate, in particolare governo a tutti i livelli, settore privato, comunità, gruppi volontari, persone con disabilità e loro familiari;
(e) illustrare il contributo positivo che le persone con disabilità danno alla società in generale, in particolare conferendo valore alla diversità e creando un ambiente positivo e accogliente in cui si celebra la diversità.
(f) sensibilizzare il pubblico mostrando l’eterogeneità delle persone con disabilità e la discriminazione multipla cui queste sono esposte.

Avevamo anche altri obiettivi più mirati alla nostra realtà: 1) valorizzare dando visibilità al lavoro dei ragazzi disabili portato avanti nel Laboratorio di attività manuali e creative del Centro IRIDAE; 2) utilizzare  la modalità attraente “molto di moda” dell’oggetto “calendario” per realizzare una sfida ai pregiudizi sulla disabilità; 3) realizzare una Found Raising per finanziare un piccolo laboratorio multimediale (2 pc) con software didattici speciali per l’attività dei ragazzi con ritardo cognitivo, ritardo psicomotorio, autismo.

Per l’alto valore culturale dell’iniziativa abbiamo ricevuto il patrocinio dell’ Unicef e dell’ Ordine degli Psicologi del Lazio.

Hanno partecipato come sponsor e donatori di servizi (hosting Web IRIDAE) due aziende informatiche segnalate grazie a Giuseppe Barillari (ingegnere informatico http://www.barillari.eu/gb/ ).

Tutti i crediti per le numerose partecipazioni alla straordinaria iniziativa sono stati riportati sul calendario realizzato dai ragazzi e bambini del Centro IRIDAE  e riprodotto in veste grafica da Elio Leonardo Carchidi (fotografo e grafico).

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