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La formazione sistemico-relazionale per gli assistenti domiciliari e gli operatori sociali nel Servizio Unico-Biennio 2006-2008

“La vita è l’arte di arrangiare tutti gli strumenti del tuo essere in un’orchestra. Sicuramente, ogni individuo avrà la sua canzone e la sua musica, ma questo è quello che rende ricca la vita, che rende questa terra di un valore immenso. Ciascuno sta contribuendo a suo modo alla sua bellezza, alla sua armonia.”  (Osho-From Bondage to Freedom)

 

1. Premessa: l’analisi dei bisogni

Considerando che il Servizio di assistenza alle persone si compie attraverso la relazione d’aiuto prevalentemente nello spazio di vita personale dell’utente, è importante che gli operatori accrescano la loro consapevolezza  circa il significato e valore del loro ruolo per l’efficacia  del loro intervento e per la comunicazione di un’immagine affidabile, competente e di qualità della Cooperativa che eroga i Servizi. E’ importante che essi verifichino che la loro scelta professionale rispecchi reali motivazioni d’integrazione personale, relazionale e sociale.

Le principali finalità che oggi la Cooperativa intende raggiungere con i suoi Servizi, sono notevoli e complesse :

   raccogliere e valutare i bisogni delle persone accordandoli con le direttive e con le possibilità dell’Ente Pubblico attraverso le azioni delle proprie figure professionali, che, per mezzo di una formazione continua, modulano il loro operato per offrire la risposta più adeguata;

   migliorare la vita sociale e favorire l’organizzazione ed il sano sviluppo dell’identità personale e dell’unità psicofisica, nel rispetto della particolarità di ciascuno;

   creare modelli di servizio che coinvolgano tutte le parti interessate ed estendere la propria azione alle aree del disagio;

   creare reti sociali e di solidarietà in grado di attivare maggiori risorse per una migliore efficacia nell’intervento sociale;

     collaborare con soggetti pubblici, privati e con altre realtà del terzo settore con l’obiettivo di rafforzare  le azioni di solidarietà

   Orientare e favorire l’iniziativa per lo sviluppo del contesto sociale, attraverso un processo formativo continuo.

Risulta quindi coerente e consequenziale, avviare percorsi di formazione in grado di aggiornare  gli operatori sui nuovi obiettivi e sui risultati da essi attesi nell’erogazione del Servizio.

In tal senso la Riorganizzazione del S.U. tuttora in corso,va sviluppata nella direzione degli obiettivi prima menzionati ed espressi nel  Sistema di Qualità attraverso le seguenti dimensioni:

      pianificazione

      azione

      controllo/verifica

      ri-modulazione e miglioramento continuo 

2. Obiettivi generali

L’intervento formativo vuole pertanto avere come risultati i seguenti obiettivi generali:

Ø  Conoscenza  e corretto utilizzo del mansionario da parte dell’operatore sociale in relazione ai Servizi di Assistenza Domiciliare e scolastica della Cooperativa Cecilia  relativamente alle richieste dell’utenza e della  Committenza (Contratti, P.I.I, Piani Operativi del Servizio);

Ø  Capacità di individuare competenze e limiti dell’operatore sociale nell’erogazione dei Servizi SAISH e SAISA (consapevolezza e gestione delle responsabilità);

Ø  Prevenire il burn-out;

Ø  Collocazione dell’operatore sociale all’interno del percorso metodologico rispetto alle modalità di erogazione e di organizzazione del S.U.;

Ø  Conoscenza e corretto utilizzo dei principi dell’etica e nello specifico della deontologia professionale;

Ø  Consapevolezza del contesto di erogazione del Servizio e capacità di porre in atto relazioni adeguate con l’utente e i suoi familiari (sviluppare capacità di  lettura, ascolto, autosservazione e mediazione);

Ø  Saper lavorare in gruppo;

Ø  Conoscere le principali patologie degli utenti

Ø  Saper riconoscere ed intervenire nelle emergenze

 3. Obiettivi specifici (contenuti)

        Lo sviluppo del self professionale  dell’operatore domiciliare e sociale

       La relazione d’aiuto in riferimento alle principali patologie

       L’operatore all’interno delle relazioni familiari

       L’operatore all’interno dei contesti istituzionali

       L’operatore a confronto con il disagio nei vari contesti: invecchiamento, handicap, psicopatologia, emarginazione, ecc.

       Il ciclo vitale della famiglia

       Problemi nelle famiglie con handicap

       L’anziano e la sua famiglia

       Stress familiare e sua gestione

       Il problem – solving come processo e metodo di soluzione dei problemi

       La comunicazione efficace

       Le emozioni dell’operatore e utilizzo funzionale nella relazione d’aiuto

       Autostima e auto-empowerment

       Principi di deontologia professionale

       Formazione al lavoro in gruppo

       La legislazione dei servizi sociali ed il Welfare State

 4. Struttura del corso

4.1. Spazi, luogo, orario, ecc.

La formazione sarà organizzata in giornate, prevalentemente di sabato, con moduli di quattro ore.

Si propone una durata biennale del presente progetto (2006-2008) al fine di poter trattare in maniera completa le prima citate tematiche fondamentali, nonché proporre ai partecipanti tempi di apprendimento, approfondimento e generalizzazione nell’esperienza lavorativa sul campo di quanto verificato con l’intervento formativo.

 4.2. Calendario/Programma

Il  Programma ed il relativo Calendario saranno specificati in seguito all’approvazione del presente progetto da parte della Direzione della Cooperativa e sarà realizzato nel periodo Ottobre 2006- Giugno 2007 e Ottobre 2007- Giugno 2008.

 4.3. Figure professionali docenti della formazione

– Assistente sociale

– Psicologo

– Altri esperti: legge 626/95, legge privacy, ecc.

– Docenti ed esperti esterni 

4.4. Metodologia

Gli argomenti saranno trattati attraverso:

–          lezioni teorico-pratico

–          circle time

–          esercitazioni pratiche sui casi

–          simulate e giochi role-playing

–          discussione di filmati

 4.5. Strumenti

–          Lavagna a fogli mobili

–          Lavagna luminosa

–          Televisore con DVD e videoregistratore

–          Cancelleria

 4.6. Materiali

Ai partecipanti al corso saranno distribuiti:

–          dispense

–          bibliografia

 4.7. Modalità di partecipazione alla formazione

Da concordare 

5. Monitoraggio e verifica

Sarà importante ricordare che, in relazione al Sistema di Qualità avviato in Cooperativa e ad i suoi Processi, il ciclo di questo progetto di formazione dovrà prevedere le seguenti fasi di definizione/pianificazione/verifica attraverso la valutazione ex-ante (fissare gli obiettivi corrispondenti ai bisogni delle persone), la valutazione in itinere (monitoraggio riguardante il corretto svolgimento del percorso formativo), la valutazione ex-post (ossia valutare/verificare se il progetto ha raggiunto gli obiettivi prefissati).

Sempre in riferimento al Sistema di Qualità, la complessità dell’intervento formativo ha perciò suggerito, già in fase di progettazione, un allestimento della verifica e della valutazione adeguato sia alla dimensione che alla qualità dell’azione formativa. L’impianto di valutazione adottato, mutuato dall’ampia letteratura esistente in materia di valutazione formativa (vedi bibliografia) individua due principali ambiti di indagine:

·         i partecipanti: apprendimento, reazioni, cambiamenti, grado di soddisfazione;

·         l’azione formativa nel suo complesso.

Poiché la valutazione è essa stessa un’azione di apprendimento, i percorsi valutativi che la sostanzieranno hanno lo scopo di potenziare l’apprendimento, arricchire l’analisi dei bisogni, acquisire informazioni di feedback che consentano ai formatori di svolgere al meglio le attività formative.

Alle azioni di valutazione-verifica si affiancheranno quelle di monitoraggio del processo formativo con lo scopo di identificare le eventuali variabili impreviste durante la realizzazione del processo stesso, fornendo simultaneamente le possibili soluzioni.

Tale monitoraggio sarà effettuato attraverso l’ osservazione diretta dei Responsabili di Settore che hanno condotto la formazione e dai Responsabili d’Area Disabili e Anziani nei seguenti momenti e spazi lavorativi con gli operatori: riunioni di Unità di Base, piccoli gruppi per la discussione di casi particolari, counseling individuale, ecc..

 Il progetto potrà anche prevedere la costruzione di una griglia di contenuti qualitativi e quantitativi per un monitoraggio interno-esternonella gestione e attuazione del percorso formativo:

·         schede sintetiche quale prodotto di autovalutazione della soddisfazione degli operatori rispetto al proprio lavoro e per la rilevazione della dimensione motivazionale individuale, delle aspettative individuali e di gruppo, delle competenze professionali acquisite precedenti al corso (valutazione ex ante);

·         questionario ad hoc che verrà somministrato periodicamente per valutare la soddisfazione e l’utilità degli incontri con feedback degli operatori coinvolti nel percorso di formazione a cui viene messo a disposizione il nostro intervento (valutazione in itinere);

·         verifica del grado di raggiungimento degli obiettivi programmati, discussione delle eventuali difficoltà incontrate e degli aggiustamenti da introdurre (valutazione ex post).

La valutazione del prodotto, ossia dei risultati ottenuti – rispondendo ai requisiti richiesti – intende verificare ed attribuire valore ai cambiamenti intervenuti:

·         sulla struttura conoscitiva: saperi e conoscenze;

·         sugli atteggiamenti professionali: saper fare e abilità;

·         sui comportamenti professionali: saper essere.

 5.1. La valutazione dell’apprendimento

La valutazione dell’apprendimento è particolarmente complessa e poco standardizzabile.

L’attività valutativa è un tentativo di analizzare quanto e come i partecipanti si sono appropriati dei contenuti trasmessi dal corso, ossia in che misura hanno raggiunto gli obiettivi prefissati.

L’apprendimento comprende diversi aspetti: conoscenze teoriche; abilità pratiche; capacità logiche; atteggiamenti e comportamenti interpersonali.

Pertanto, nella valutazione dell’apprendimento si prevedono tre tipi di indagine che riguardano:

·         apprendimento di conoscenze;

·         apprendimento di abilità;

·         cambiamento dello stile relazionale.

5.1a. Descrizione

·         Apprendimento di conoscenze: l’obiettivo del corso è divulgare un insieme di conoscenze relative allo specifico professionale precedentemente analizzato. La valutazione dell’apprendimento delle conoscenze ha l’obiettivo di definire quali e quante delle informazioni che ci si era proposti di trasmettere sono state effettivamente recepite. Ogni formatore impegnato nelle attività di docenza metterà a punto opportuni strumenti di misurazione, sotto forma di questionari, che dovranno essere in grado di riprodurre i principali elementi costituenti il set di informazioni trasmesse. La somministrazione di tali questionari consentirà di misurare l’efficacia del progetto in termini di apprendimento. Ogni docente potrà strutturare il/i questionari secondo vari metodi di risposta (per esempio: aperta, scelta binaria -si/no o vero/falso-, scelta multipla, etc.).

·         Apprendimento di abilità: sarà condotta attraverso il confronto di dati raccolti all’inizio ed al termine di ogni segmento significativo del corso, così da misurare i risultati in funzione dello scarto emergente. La tecnica di misurazione utilizzata è l’osservazione diretta e costante dei progressivi miglioramenti di capacità 

·         riscontrabili nei partecipanti durante l’intero arco di svolgimento del corso, unitamente a prove oggettive, performance nelle esercitazioni, impiego di questionari di valutazione.

·         Cambiamento nello stile relazionale: E’ affidato al gruppo di partecipanti, sotto la guida e la supervisione del docente, valutare i cambiamenti di ognuno, sia a livello di relazioni interpersonali, che sul piano dell’acquisizione di comportamenti propri della figura professionale oggetto di formazione. Le tecniche adottate sono le seguenti:

1.    Valutazione delle aspettative: i partecipanti al corso quali fruitori immediati dell’intervento formativo, sviluppano delle aspettative nei confronti dell’esperienza che stanno per affrontare. Tali aspettative influenzano solitamente gli atteggiamenti e le reazioni che i soggetti manifestano durante l’iter formativo. Le aspettative verso il corso, la cui conoscenza può essere utile anche ai fini di una più esatta valutazione dei risultati dell’apprendimento.

2.    Scale di reazione: le reazioni si riferiscono alle più diverse sensazioni e impressioni che segnano l’esperienza formativa, così come ciascun partecipante le vive nel momento stesso in cui hanno luogo. Attraverso la compilazione delle scale di reazione si cercherà di ottenere valutazioni “hic et nunc” in particolari momenti del corso, sulle varie unità didattiche, su alcune esercitazioni/simulazioni o alla trattazione di argomenti emotivamente coinvolgenti.

3.    Il questionario di valutazione a fine corso: il questionario di gradimento finale è uno strumento di valutazione che si utilizzerà al termine del corso, ossia quando i partecipanti avranno la possibilità di prendere in considerazione l’esperienza nella globalità. Tale questionario sarà articolato su domande che riguarderanno l’intero corso e/o parti di esso, metodi didattici, contenuti, strumentazione, ecc.

 BIBLIOGRAFIA

1.    AA.VV., Gruppo di lavoro, lavoro di gruppo, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1992.

2.    A.I.F. (a cura di), Professione formazione, Franco Angeli, Milano, 1991.

3.   ARGYRIS C., Superare le difese organizzative, Raffaello Cortina Editore,Milano, 1994.

4.    BLANDINO G., GRANIERI B., La disponibilità ad apprendere,  Raffaello Cortina, Milano, 1995.

5.    CAPRANICO S., Role playing, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1997.

6.    CASTAGNA M., Esercitazioni, casi e questionari. Come insegnare agli adulti conoscenze e capacità, Franco Angeli, Milano, 2001.

7.    CASTAGNA M., Role playing, autocasi ed esercitazioni psicosociali. Come insegnare comportamenti interpersonali, Franco Angeli, Milano, 2001.

8.    CASTAGNA M., Progettare la formazione,Franco Angeli, Milano, 2004.

9.    CASULA C., I porcospini di Schopenauer. Come progettare e condurre un gruppo di formazione per adulti, Franco Angeli, Milano, 2001.

10. DE SARIO P., Il facilitatore dei gruppi. Guida pratica per la facilitazione esperta in azienda e nel sociale, Franco Angeli, Milano, 2006.

11. LEVRERO A., La qualità nei servizi per i disabili, Ed Tannini, 2001.

12. MACCHIETTI S.S. (a cura di), Formazione e professioni educative, Bulzoni, Roma, 2001.

13. MEMIN C., Comprendere la persona anziana, Elledici, Torino, 2002.

14. (a cura di) Partenariato Egual Mo.re., La formazione non basta. Servizi e reti per l’adattabilità degli adulti nelle aziende e nei territori, Franco Angeli, Milano, 2006.

15. PRANDELLI C. (a cura di), Il nursing alla persona anziana. Demenze e malattie di Parkinson: procedure, linee guida e protocolli, Carocci, Roma 2004.

16. QUAGLINO P., La vita organizzativa. Difese, collusioni, ostilità nelle relazioni di lavoro, Raffaello Cortina, Milano, 2004.

17. QUAGLINO G. P., Il processo di formazione. Scritti di formazione 1981-2005, Franco Angeli, Milano, 2005.

18. RAGO E., L’arte della formazione. Metafore della formazione esperenziale, Franco Angeli, Milano, 2006.

19. ROTONDI M., Facilitare l’apprendere. Modi e percorsi per una formazione di qualità, Franco Angeli, Milano, 2000.

20. WATZLAVICK P., WEAKLANDL., FISCH R., Change. Sulla formazione e la soluzione dei problemi, Astrolabio, Roma, 1974.

21. (a cura di ) WEIZSACKER E.& C., “Come vivere con gli errori? Il valore evolutivo degli errori” in  CERUTI, LASZLO, Phisis: abitare la terra, Feltrinelli, Milano, 1998.

Roma, 12 Giugno 2006

Dott.ssa M. Grazia Letizia

con la collaborazione delle Responsabili di settore del S.U. 

Un progetto di formazione mai visto!

Un vero sogno ad occhi aperti!

Un percorso di formazione per assistenti domiciliari: la musicoterapia per disabili

PROGRAMMA DI FORMAZIONE PER LA MUSICOTERAPIA NEL SERVIZIO PER L’AUTONOMIA, L’INTEGRAZIONE E LA SOCIALIZZAZIONE PER I PORTATORI DI HANDICAP (S.A.I.S.H.)

29 GENNAIO 2005

ORE 9,00 – 9,45 Presentazione del progetto di Formazione interna

(a cura di Dott.ssa M. Grazia Letizia)

Viene presentato il contesto della formazione “interna” alla Cooperativa, dove la finalità è quella di coniugare il bisogno di cure dell’ assistito con i bisogni di spazio, strumenti e tecniche di “cura” da parte dell’ assistente.

Vengono messe in evidenza come le risorse della Cooperativa e degli operatori possano essere integrate allo scopo di produrre nuovi “luoghi del benessere” per l’utente.

Viene preso in esame il caso specifico di MusicoTerapia come attività di riabilitazione psicosociale e analizzate sia le condizioni necessarie per costruire un setting adeguato ed efficace, sia le caratteristiche e la specifica sensibilità richieste all’operatore.

Ore 9,45 – 10,45 L’Ascolto musicale di gruppo.

(a cura di Dott.ssa M. Grazia Letizia)

Esperienza pratica con la musica. Ascolto di brani selezionati e scambio sulle impressioni e sensazioni.

Sarà tracciato il percorso seguito dai singoli e dal gruppo per individuare quali siano i parametri di base presi in considerazione per il setting di MusicoTerapia d’Ascolto. Lettura delle dinamiche del gruppo, qui e ora, e nel setting con l’utente.

Ore 10,45 – 11,00 Coffee-break

Ore 11,00 – 13,00 Esperienza con i programmi di M.T.A. M. & C. Knill.

(a cura di Dott. Stefano Soriani)

Sarà proposta la sperimentazione di una seduta di MTA dal punto di vista dell’operatore e dell’utente.

Discussione e suggerimenti per l’operatività.

REPORT DEL 29 GENNAIO 2005

Sono presenti tutti i partecipanti in programma (v. foglio delle presenze con firma) che manifestano interesse allo scambio e confronto sia sull’operatività e la tecnica di MTA con i gruppi e i singoli casi, sia per il lavoro sugli aspetti personali quali: ascolto dell’altro, percezione delle emozioni, sensibilità verso l’altro, rispetto dei tempi e della fase evolutiva dell’utente.

In particolare, gli operatori hanno compreso quali sono i parametri per la scelta della musica per l’ascolto nel setting di MTA e i motivi per cui non sempre è possibile introdurre in tale scelta i gusti personali dell’operatore o le sue esigenze di “variare” la musica in quanto il punto di vista del setting di lavoro è orientato al benessere dell’utente.

I^ ESPERIENZA: L’ASCOLTO MUSICALE

Sono stati presentati 6 brani musicali per 3 minuti ciascuno:

4 brani di musica d’ambiente e new age;

2 brani di musica specifica per rilassamento e meditazione.

4 persone su 20 hanno detto che per rilassarsi avrebbero scelto il primo gruppo di musiche, 3 persone hanno detto che tutte le musiche erano rilassanti, le restanti 13 persone, pur apprezzando alcuni brani del primo gruppo, hanno però affermato che le musiche del secondo gruppo erano fuori dai ritmi ordinari e che per questo consentivano un migliore contatto con se stessi.

II^ ESPERIENZA: LA MTA DAL PUNTO DI VISTA DELL’UTENTE E

DELL’OPERATORE

E’ stata proposta una simulata dove metà dei partecipanti assumeva il ruolo di utente e l’altra metà il ruolo di operatore durante un esercizio di MTA.

L’”utente” era stato addestrato a introdurre una stereotipia a scelta, dopo 5 secondi di stimolazione da parte dell’operatore, di sospenderla se l’”operatore” interrompeva la stimolazione ma di riprenderla dopo 5 secondi.

L’operatore era stato addestrato a stimolare l’utente all’esecuzione dell’esercizio.

La condizione paradossale così creata è molto vicina all’inspiegabilità/imprevedibilità di alcuni comportamenti/stati d’animo dell’utente e alla ricerca di una soluzione/spiegazione da parte dell’operatore.

In questa parte della simulata è stato raggiunto l’obiettivo di portare l’attenzione degli operatori al livello di coinvolgimento dell’utente nelle musiche proposte. Al contrario, l’attenzione dell’operatore alle prestazioni motorie richieste dall’esercizio, sposta il baricentro della MTA verso una rigida meccanica priva di ritmi e musicalità. Infatti, gli stessi commenti dei partecipanti nel ruolo di “utente” hanno messo in evidenza la sensazione di essere “forzati” “quasi con violenza” dal comportamento degli operatori.

Tale punto d’arrivo è stato raggiunto anche nella seconda parte della simulata quando è stata proposta l’inversione dei ruoli ai partecipanti.

Questa volta gli utenti erano bendati per simulare non solo una cecità di visione, ma anche tutti quei comportamenti derivanti dall’assenza di percezioni o dalla mancata integrazione fra i diversi segnali percettivi.

Anche qui, tutti i partecipanti apparivano “terrorizzati” e irrigiditi nel proprio ruolo: gli “utenti” si trattenevano dal creare troppe difficoltà sapendo che accanto avevano un collega;

gli operatori eseguivano con evidenti sforzi e meccanicamente i movimenti proposti dall’esercizio.

Di nuovo l’ascolto musicale e il coinvolgimento emotivo passano in secondo piano.

Conseguentemente, si ritiene utile impostare la successiva giornata di formazione su:

1. la respirazione

2. attività per sviluppare il movimento e l’espressione corporea

3. stimolare la percezione e il contatto con l’altro

4. presa di coscienza dello spazio personale e dello spazio comune

12 FEBBRAIO 2005

9,00 – 9,30 Esercizio di respirazione

(conduttore: Dr.ssa M. Grazia LETIZIA)

9,30 – 10,30 Dinamica di gruppo: giochi per sviluppare il movimento e l’espressione corporea

(conduttore: Dr.ssa M. Grazia LETIZIA)

Gioco n. 60 Cadere e prendere

Gioco n. 60 Batti le mani con me

Gioco n. 61 Gestualità

10,30-10,45 Coffee-break

10,45 – 13,00 La Musicoterapia con i bambini

a cura di: Dr.ssa Nicoletta Milione

REPORT DEL 12 FEBBRAIO 2005

Anche questa seconda giornata ha registrato la presenza di quasi tutti i partecipanti invitati alla formazione (v. foglio delle presenze del giorno con firma).

Dopo una breve introduzione sul ruolo della respirazione per l’equilibrio e benessere psicofisico della persona, è stato proposto l’esercizio preparatorio al rilassamento e l’ esercizio breve di training autogeno. La finalità della proposta è quella di favorire nei partecipanti un’autentica sperimentazione del lavoro su se stessi contenuto nelle esercitazioni successive per sviluppare il movimento e l’espressione corporea. In particolare, gli elementi fondamentali che hanno caratterizzato il lavoro del gruppo sono:

1. livello di conoscenza (personale e professionale) reciproca dei partecipanti

2. grado di fiducia interpersonale e verso il gruppo.

Il gruppo ha fatto emergere il disagio dovuto alla scarsa conoscenza della gran parte dei partecipanti: solo quattro-cinque persone hanno portato temi di condivisione del lavoro, conoscenza della vita personale e quindi la possibilità di comprendere la costellazione psicologica dell’altro come presupposto per capirne le esigenze e accettare di entrare in una relazione d’aiuto.

La parte restante del gruppo ha verbalizzato la difficoltà a lasciarsi andare al setting creato per il rilassamento perché l’ambiente era percepito come “estraneo”, “freddo”, “disturbante” la libera immersione in se stessi. Per alcuni, “i rumori da fuori interferivano ed erano più forti del clima che percepivano favorevole al proprio benessere”.

La maggior parte dei partecipanti, nel gioco sulla fiducia (“Cadere e prendere”), ha diffusamente verbalizzato la sensazione di poter agevolmente accogliere “l’altro mentre questi si lascia cadere”, ma di non sentirsi affatto a proprio agio nel ruolo inverso e cioè, quello di lasciarsi cadere all’indietro, fra le braccia di qualcuno che è lì per accoglierlo. Tale rigidità ha fatto emergere, per insight, una maggiore consapevolezza (verbalizzata) dell’operatore rispetto ai vissuti dell’utente:

bisogno di una preliminare fase di conoscenza

bisogno di stabilire una relazione positiva e di fiducia reciproca

creazione di una disponibilità/apertura a fidarsi per farsi aiutare

verifica continua di un buon livello di fiducia.

Sempre per insight, i partecipanti hanno commentato in maniera critica episodi con l’utente in cui ora potevano capire meglio perché l’utente poteva provare fastidio, rabbia, negazione della fiducia, ecc.: l’operatore che, non aveva ancora vissuto quello stato di disagio, lo banalizza, viene turbato o confuso quando è portato dall’utente; oppure, quello stato di disagio l’operatore lo aveva sì vissuto ma, per il suo equilibrio/rigidità, in seguito lo aveva rimosso oppure aveva bisogno di rimuoverlo.

Tutta questa problematica è ancor più presente nelle sedute di MTA quando gli operatori toccano il corpo dell’utente per sciogliere le tensioni. Alcuni operatori si sono resi conto che a volte la sollecitazione di movimento verso l’utente può essere vissuta come “una tortura” e che è necessario lo sviluppo di una grande sensibilità verso la stato psicofisico dell’utente.

Da tutto ciò ne è conseguita la riflessione che questa specifica esperienza lavorativa necessita di spazi stabili e riconoscibili per l’ elaborazione personale (in termini di evoluzione-crescita) sia delle percezioni provenienti dall’utente sia del livello di relazione d’aiuto stabilita con lui.

E’ stato messo a confronto il setting della Musicoterapia d’ascolto con quello della Musicoterapia di Produzione Strumentale (MTPS); è stato dato cenno ai differenti metodi e alle tecniche studiate per la sperimentazione della musicoterapia.

I giochi proposti sul ritmo personale e quello del gruppo (Batti le mani con me), hanno realizzato un’esperienza significativa per tutti i partecipanti. Essi infatti, hanno sia colto le emozioni derivanti dal sentir eseguire e amplificare il proprio ritmo personale (cioè, quello che rappresenta, qui e ora, il mio stato d’animo ); sia sperimentato emozioni impreviste, cioè quelle derivanti dal rintracciare “toni, altezze, espansioni, variazioni, contrasti” nel ritmo del gruppo diversi da quelli sentiti nel proprio ritmo.

Nel complesso il gruppo ha portato l’attenzione al singolo che proponeva il “suo ritmo”; ognuno e tutto il gruppo, sentiva di essere vicino e quindi sensibile, aperto al singolo che proponeva il ritmo, nell’obiettivo di comprenderlo e, nei fatti, senza delusioni. Tale esperienza del gruppo costituisce una base soddisfacente per l’attivazione, con questi partecipanti nel ruolo di “assistenti di MTPS”, di gruppi sperimentali di Musicoterapia attiva con Strumentario Orff,con utenti disabili medio-lievi, con un rapporto 1 operatore 2-3 utenti.

Nella seconda parte della mattinata, è stata descritta l’esperienza nei gruppi della MTA con i bambini per il SAISH della Cooperativa.

Sono state presentate le specifiche patologie su cui è applicata con maggiore successo la tecnica di M. & C. Knill (autismo, ritardi di tipo cognitivo e psicomotorio). In particolare è stato discusso come, con la M.T. strumentale di produzione, si ha l’obiettivo centrale di instaurare una comunicazione, una relazione. Con i bambini autistici in particolare si tenta di creare un canale di comunicazione non verbale con la mediazione e l’utilizzo di strumenti musicali, scelti secondo criteri precisi, che possano facilitare e aiutare la presa di contatto conse stessi e la comunicazione con gli altri.

Altri argomenti trattati:

LA MUSICOTERAPIA PER I BAMBINI SORDI

I suoni e la musica possono essere percepiti non solo attraverso l’udito, ma con tutto il corpo, la pelle, le ossa e gli organi cavi del corpo. L’uso di strumenti che producono vibrazioni (ad es. il tamburo) permette al bambino sordo di entrare in contatto con il mondo esterno e di sperimentare una nuova forma di comunicazione.

L’USO DI UNO STRUMENTO PARTICOLARE: LA VOCE

In senso evolutivo il canto è la prima forma di espressione musicale spontanea del bambino. In presenza di un ritardo mentale quest’esperienza, in molti casi, è negata. Cantare con e per l’utente è uno strumento per entrare in contatto e comunicare e stimolare la consapevolezza di sé e degli altri. Inoltre l’uso del canto stimola l’uso del linguaggio verbale in bambini in cui questa forma di comunicazione è deficitaria.

19 Marzo 2005

ORE 9,00 -13,00

Conduttori della giornata:

Dott.ssa Stefania Paumgardhen

Dott. Stefano Soriani

IL DIALOGO SONORO

– Scrittura informale della musica

– Percorsi sonori individuali e di gruppo

Pausa caffè

– Esperienze ritmiche di gruppo: presentazione verbale di Sè

– Presentazione strumentale di Sè, presentazione verbale e strumentale dell’Altro

– Suona con me ( espressione musicale di gruppo )

– Discussione conclusiva di gruppo sui contenuti e vissuti della giornata.

Promemoria

GIOVEDI’ 7 APRILE 2005 ore 13,30 – 15,30

 si terrà l’ultimo incontro di questo programma di formazione. Contiamo sulla partecipazione di voi tutti per ricevere il feedback sul gradimento complessivo di quest’esperienza.

Grazie per la collaborazione.

REPORT DEL 19 MARZO 2005

I contenuti di questa giornata sono stati selezionati e valutati a mia cura, durante la riunione di supervisione di MTA del 13 marzo 2005.

A seguito delle valutazioni fin qui condotte circa la positiva risposta del gruppo dei partecipanti (v. anche foglio firme), si è ritenuto di organizzare la giornata come descritto nel relativo programma, con l’obiettivo di stimolare la partecipazione di ognuno attraverso l’espressione delle proprie risorse personali e professionali.

In considerazione del numero limitato di ore a disposizione per il programma (12 ore), la giornata è stata improntata ad attività di base, elementari e specifiche della musicoterapia di produzione strumentale (MTPS).

Nel piccolo esperimento iniziale di dialogo sonoro, proposto da Stefania Paumgardhen (elaborato dagli autori R. Benenzon e S. Guerra Lisi), i partecipanti hanno preso posto su una sedia su cui  vi era uno strumento musicale. Non è stata data loro alcuna consegna, così dopo alcuni minuti in cui hanno familiarizzato un po’ ciascuno con il proprio strumento, c’è stato un momento di silenzio in cui essi hanno mostrato l’aspettativa di una qualche consegna.

Dopo poco c’è stato ancora un momento di “sperimentazione musicale” in cui gli operatori si sono scambiati gli strumenti e qualcuno del gruppo ha anche proposto di suonare qualcosa insieme. Poi questa fase si è chiusa con una riflessione rispetto all’esperienza fatta e con l’introduzione del tema della scrittura informale della musica.

Tutti gli operatori si sono mostrati attenti e interessati ed hanno partecipato alla “lettura musicale” eseguendola in maniera soddisfacente. Dopo sono stati proposti i percorsi sonori, dapprima facendo vedere un esempio con l’aiuto di una volontaria che si è proposta con entusiasmo. L’operatrice è stata bendata e doveva seguire il suono che a turno ogni operatore emetteva con il proprio strumento.

A questo punto sono stati composti 5 “trenini” di 3 persone, guidati da una quarta che, con il proprio strumento creava il percorso da seguire per ciascun treno. A turno sono stati scambiati i ruoli all’interno del “treno” in modo che ognuno delle tre persone che lo componevano sperimentasse la posizione iniziale, intermedia e finale. Al termine di queste attivazioni è seguito un momento di discussione in cui venivano chieste ai partecipanti le diverse sensazioni sperimentate rispetto al seguire lo strumento di riferimento e in base all’ordine di posizione nella sequenza del trenino.

Circa un terzo degli operatori ha detto di essersi trovato meglio quando seguivano il percorso in prima posizione. Solo un paio di persone hanno riferito di preferire l’ultima posizione e la posizione intermedia, mentre il resto del gruppo non ha manifestato preferenze anche se alcune considerazioni fatte riguardavano la “scomodità” della posizione intermedia perché poneva in contrasto due tendenze: quella di seguire il suono (magari con il volto), e quella di dover seguire comunque la prima persona del trenino.

Altre riflessioni riguardavano la difficoltà di seguire lo strumento di riferimento data la simultanea presenza dei diversi strumenti utilizzati (in alcuni casi usati dagli operatori stessi come distrattori).

Dopo la pausa, si è ripreso con le seguenti esperienze ritmico-musicali in gruppo proposte da Stefano Soriani ed elaborate dagli autori Leon Bence e Max Mereaux: 

Ritmo e autopresentazione verbale – Ognuno dei partecipanti disposti a cerchio doveva dire il proprio nome ad ogni battuta di un ritmo dato da me (con lo scoccare delle dita). Fase dell’identificazione (dire il proprio nome) in gruppo (condivisione dello stesso ritmo).

Ritmo, autopresentazione e presentazione compagni (verbale) – ciascun operatore aveva a disposizione tre tempi per dire, oltre al proprio nome anche il nome dell’operatore che aveva alla sua destra e alla sua sinistra. Fase della differenziazione (riconoscimento del gruppo da parte del singolo, riconoscimento del singolo da parte del gruppo).

Ritmo e autopresentazione musicale – L’autopresentazione viene riproposta ma il livello di comunicazione cambia da quello verbale a quello non verbale (musicale), cioè invece di dire il proprio nome ciascun operatore doveva suonare il proprio strumento.

Ritmo, autopresentazione e presentazione compagni (musicale) – in questa fase ogni operatore doveva suonare il proprio strumento e lo strumento dell’operatore che aveva alla sua destra e alla sua sinistra.

Suoniamo in gruppo (attivazione altamente strutturata) – ad un segnale stimolo (scocco delle dita) dato da me, ciascun operatore doveva iniziare a suonare il proprio strumento come meglio credeva, e ad ogni stimolo si aggiungeva un suono di un altro operatore. Quando tutti suonavano ognuno il proprio strumento, sempre allo stesso segnale-stimolo una alla volta gli operatori smettevano di suonare seguendo sempre l’ordine dato dal cerchio.

Sperimentazioni musicali in gruppo (attivazione a basso livello di struttura) viene riproposta la situazione descritta al punto precedente ma questa volta senza stimolo esterno (il mio scocco di dita) e senza ordine definito a priori.

Dinamiche di gruppo – la precedente situazione presentava delle difficoltà oggettive in quanto era necessario che il gruppo regolamentasse in maniera autonoma sia l’ordine di entrata di ogni strumento sia la durata. Dopo una prima sperimentazione infatti, tutti gli operatori (tranne una) avevano riconosciuto un problema prevalente per cui non era chiaro quando ognuno dei partecipanti poteva cominciare a suonare e conseguentemente diventava molto difficile (per non dire impossibile) ricordare lo stesso ordine per far smettere i suoni. L’operatrice che non riconosceva il problema aveva trovato una sua soluzione individuale riservandosi di entrare a suonare per ultimo nel gruppo in modo da non avere problemi nel ricordarsi quando doveva smettere. Secondo lei non vi era alcun problema oggettivo ma sarebbe bastato riprovare la stessa identica situazione per farla meglio.

Dopo diverse proposte fatte da molti operatori, di fronte alle quali il gruppo si è mostrato molto aperto al confronto e alla ricerca di una soluzione comune, è stata condivisa ed accolta la proposta di un’operatrice che molto efficacemente consentiva di avere chiara la sequenza nel momento stesso in cui si realizzava (a questo proposito avevo fatto scartare le proposte che prevedevano una sequenza stabilita a priori, ma doveva venire fuori on line, cioè direttamente nel momento in cui il gruppo la eseguiva).

Dopo questa sperimentazione in cui il gruppo ha mostrato soddisfazione per il successo conseguito, il gruppo è stato lasciato da solo per 10 minuti con la consegna di organizzare una sperimentazione musicale. Alla fine del tempo stabilito alcuni operatori hanno riferito posizioni contrastanti. Per qualcuno infatti c’era stata una sorta di spaccatura del gruppo rispetto a ciò che bisognava fare. Per qualcun altro invece non vi era stata alcuna spaccatura, ma semplicemente , durante la discussione si era deciso che il prodotto non fosse importante (“ci sembrava stupido/inutile suonare insieme…”) quanto piuttosto il processo.

Feedback della giornata: tutti gli operatori hanno dato le loro impressioni rispetto a tutta la giornata esperienziale di formazione, riferendosi alla piacevolezza e all’utilità di aver sperimentato situazioni musicali in gruppo.

Un’ ultima riflessione ha riguardato l’oggetto intermediario (lo strumento musicale) sul quale la maggioranza del gruppo ha riconosciuto in esso un mezzo che facilita l’entrata in relazione, mentre un paio di operatori lo hanno visto come mezzo che a volte può inibire.

VERIFICA FINALE

In considerazione della struttura e durata del presente corso di formazione, si è optato di raccogliere le valutazioni dei partecipanti durante una riunione di 1 ora e mezza (7 aprile 2005) con il seguente o.d.g:

1. riflessioni finali sulle aspettative e motivazioni alla sperimentazione con la MTPS

2. valutazione del gradimento dell’esperienza nel suo complesso (v. questionario allegato).

MATERIALE  DEL  CORSO

– Bibliografia
– Dispensa composta dai report e feedback delle giornate di formazione
– Raccolta di articoli sulla musicoterapia.

Protetto: Piano di lavoro per i tirocini post-lauream degli psicologi

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Una sinergia tra la teoria e la pratica …

Editoriale

di M. G. L.

Questo primo numero della Newsletter  esce con alcuni contributi  del gruppo di lavoro che ha condiviso una breve esperienza di 48 ore di formazione professionale (interna alla Cooperativa) con l’intento di  “Costruire il ruolo di operatore educativo” per l’avvio del primo Servizio di riabilitazione psicosociale a soggetti disabili in età evolutiva: Centro di laboratori integrati I.RI.D.A.E.

I principali articoli riguardano alcuni modelli teorici che proponiamo per la lettura di realtà che nel nostro lavoro  incontriamo quotidianamente: la famiglia, il disabile, la crescita, la comunicazione, ecc. Altri pezzi presentano, con la complicità dell’estate appena trascorsa, una prospettiva più approfondita di argomenti solitamente dati per scontati, definiti una volta per tutti: le funzioni del linguaggio, gli stimoli della musica, il valore delle attività ricreative, degli hobbies e dei piaceri tratti dai divertimenti.

I nostri sforzi sono stati diretti a raccogliere alcune esperienze importanti e/o difficili, a trovarvi i significati per affrontare la realtà in modo da migliorare la comprensione delle cose e perciò  riuscire ad evolverci in modo creativo/generativo.

Questa volta vorremmo invitare i lettori a notare, nella vita di tutti i giorni, nel proprio piccolo mondo, come la realtà è fatta di aspetti concreti e pratici che non siamo i primi a vivere e perciò neanche i soli. Vorremmo destare il vostro interesse a mettere in pratica, a cercare d’organizzare le idee e le teorie che spesso molti isolano nel campo delle astrazioni, quasi fossero illogici ed assurdi prodotti dell’umanità. Vorremmo risvegliare la vostra fiducia nelle comprovate esperienze di altri che da queste sono riusciti ad astrarre significati generali (concetti, pensieri, ipotesi) come succo da un frutto.

Vorremmo comunicarvi che questa fiducia può riuscire a rafforzarvi il coraggio per intraprendere la strada dei vostri sogni, dei desideri … ad incominciare da questa realtà.

Oggi, gli elementi distintivi che differenziano il lavoro della Cooperativa sono: la capacità  imprenditoriale e quella innovativa di realizzare  “servizi alla persona” che migliorino la qualità della vita, senza scopi di lucro, ossia senza speculazione e massimo profitto . Quest’ obiettivo si può ottenere con la consapevolezza e sapiente unione di alcune attitudini e capacità dei singoli individui (ciò che definiamo sinergia). Imprenditorialità e innovazione sono simbolicamente archetipi, ossia primi modelli di prova, esemplari, legati a elementi quali: da un lato, autonomia, talento, ingegno, ideazione, guida; dall’altro, fantasia, ispirazione, rinnovamento, crescita – nutrimento, dedizione e cura. Indissolubile e armonioso intreccio di qualità maschili e femminili, di amorevolezza paterna e materna che, per chi affronta con passione la vita, e come per tutti i casi di generatività, trasforma la realtà in un futuro che talvolta può essere soltanto sognato e sperato, prim’ancora che scoperto e conosciuto.

in DiapasoNews, n. 1, giugno 2000

La conduzione del gruppo di Musicoterapia d’ascolto: dalla teoria alla pratica

Intervista di M.G.L. sull’esperienza di  Stefano Soriani (psicologo tirocinante)

Il mio approccio come psicologo tirocinante con i gruppi di musicoterapia d’ascolto nasce essenzialmente come osservazione. Il ruolo d’osservatore ha inevitabilmente costruito uno “specchio” su cui confrontare la teoria della MTA con la realtà pratica.

In questo modo il mio ruolo si è definito sempre più dettagliatamente grazie all’interazione con il contesto e con i bisogni che il gruppo manifestava.

Le mie funzioni sono state create dai bisogni che gli operatori mostravano ai quali da soli non potevano superare perché totalmente o quasi assorbiti dal rapporto 1: 1 con gli utenti disabili.

Si è cominciato a lavorare in primo luogo per la definizione di un setting preciso, costante, che scandisse in modo chiaro le fasi del programma di musicoterapia, fino alla percezione della mia presenza come referente esterno alla coppia operatore/utente, ma allo stesso tempo immerso nel gruppo stesso.

Ho riscontrato l’effetto del setting sia negli utenti, che acquisivano sicurezza nell’attività e il riconoscimento di un ambiente “buono”, sia negli operatori che si sono trovati in situazioni sempre più controllabili e di conseguenza – grazie anche alla loro sensibilità – più produttive.

Pochi iniziali incoraggiamenti verbali sono serviti per massimizzare il lavoro dei volenterosi operatori nella stimolazione e nell’attenzione sul proprio utente, specialmente nella parte più attiva del programma, quella motoria, laddove i progressi ottenuti sono stati a volte inaspettati.

L’ efficacia più rilevante del programma può essere attribuita alla sempre maggiore armonizzazione instaurata tra operatore e utente e tra operatori stessi che hanno favorito le condizioni di rilassamento e benessere già insite nell’attività. Queste qualità sono state sperimentate da me empaticamente e così posso dire che, in modo circolare, la mia presenza ha dato un significato all’attività di MTA  ed il gruppo un valore al mio ruolo. In questo processo di continua crescita di tutto il gruppo – me compreso – è stata raggiunta una qualità di lavoro sempre migliore.

da DiapasoNews n. 0/marzo 2000 

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