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Libroterapia, resilienza e auto-aiuto

Ho sempre pensato che il Paradiso fosse una speciale libreria ...

Ho sempre pensato che il Paradiso fosse una speciale libreria …

di Maria Grazia Letizia

Ci sono periodi nella vita di ognuno dove chiedere aiuto o poter chiedere aiuto non è cosa facile. Siamo troppo tristi, chiusi, avvolti nel nostro dolore e ci circondiamo di “ovatta” per la paura di ricevere altri scossoni. Forse abbiamo perso i contatti per noi familiari e ci riesce molto difficile fare il primo passo, figuriamoci rimettersi in gioco! E, ai nostri giorni, le difficoltà economiche, le limitate disponibilità finanziarie, purtroppo, non si possono più solo affrontare come resistenze ad intraprendere un percorso di crescita personale.

A volte pur avendo relazioni felici con familiari ed amici, possiamo avere un dilemma, un problema, una domanda che ci richiede di andare più a fondo dentro noi stessi. Questo ci fa sentire smarriti o anche la necessità di condividere un cammino con un compagno/a affidabile che, anziché saltare subito alle conclusioni, ci ascolta sospendendo ogni giudizio per cercare insieme a noi il significato ed il senso di ciò che stiamo vivendo. Il significato specifico, unico e personale che ha per noi una certa esperienza ed il senso come direzione in cui ora c’immette la nostra vita. E per una ricerca di questo tipo ci serve una guida non coinvolta nella nostra vita quotidiana bensì che si coinvolga con il nostro racconto sulla vita che vorremmo, su quella che ci manca e che non sappiamo ancora come ed in che direzione andrà!

Insomma, tutto questo non si pensa quasi mai di poterlo ricevere da uno psicologo né tanto meno da uno psicoterapeuta e (men che meno) da uno psicoanalista. Infatti, questi professionisti sono per lo più vissuti già a livello mentale con immagini pregiudiziali tipo  “strizzacervelli” e nonostante l’esistenza di professionisti validi, ricorrere ad uno di questi terapeuti  ancora oggi è visto con il fumo negli occhi.

Ma non per questo dobbiamo trascurare le risorse di auto-aiuto di cui ognuno di noi dispone per attivare la resilienza.

La resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità.

Persone resilienti sono coloro che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.

Un contributo all’auto aiuto viene dalla libroterapia o biblioterapia. Si tratta dell’uso dei libri, della lettura, per ritrovare il benessere psicologico.

I libri possono, a livello individuale, curare l’anima, rasserenare lo spirito dalle inquietudini, dare risposte agli interrogativi della vita. La libroterapia si presta ad essere abbinata alla terapia del profondo per la sua capacità di far emergere riflessioni, amplificazioni, nuovi punti di vista generativi per la persona.
La libroterapia si adatta anche alla terapia di gruppo, in cui più persone, guidate dal terapeuta, si confrontano sui temi rilevati dalla lettura dei testi.

L’obiettivo terapeutico della Libroterapia, le sue possibilità di generare un cambiamento nella persona, sono state oggetto di un ampio dibattito negli anni ’90.La Libroterapia, in realtà è recente solo per il nome, ma la sua storia è molto lunga.Dal 1900 la Libroterapia è stata impiegata a più livelli in quasi tutte le professioni di aiuto, in ogni fascia di età e in popolazioni diverse. La letteratura mostra che la si utilizza nelle scuole (Gladding & Gladding, 1991; Kramer e Smith, 1998), in ambito di assistenza sociale (Pardeck & Pardeck, 1998a), nella salute mentale  e in psicologia (Farkas & Yorker, 1993), nelle carceri e nelle biblioteche (Bernstein & Rudman, 1989).Le problematiche cui la Libroterapia è stata maggiormente associata sono l’aggressività (Shechtman, 1999, 2000), le questioni legate ad adozione/affidamento (Pardeck, 1993; Sharkey, 1998), la consapevolezza della diversità (Pardeck & Pardeck, 1998a; Tway, 1989), la morte e il lutto (Meyer, 1994; Todahl, Smith, Barnes, e Pereira, 1998), la dipendenza dalle sostanze chimiche (Pardeck, 1991), il divorzio (Kramer e Smith, 1998; Meyer, 1991), il disturbo ossessivo-compulsivo (Fritzler, Hecker, e Losee, 1997), la risoluzione dei conflitti (Hodges, 1995), gli abusi sui minori (Jasmine-DeVias, 1995; Pardeck, 1990), gli incubi (Barclay & Whittington, 1992), l’identità etnica (Holman, 1996), la depressione (Ackerson, Scogin, McKendree-Smith, e Lyman, 1998), la separazione e la perdita (Bernstein & Rudman, 1989), la violenza in famiglia (Butterworth & Fulmer, 1991), le questioni legate ai senza fissa dimora (Farkas & Yorker, 1993), i comportamenti autodistruttivi (Evans et al., 1999).

Tra i benefici riportati nei vari studi si annoverano l’aumentata auto-consapevolezza (DeFrances, 1982, citato in Afolayan, 1992, p.146), il chiarimento dei valori emergenti e lo sviluppo della propria identità culturale (Holman, 1996; Tway, 1989).

I partecipanti a gruppi di Libroterapia possono anche ottenere una maggiore comprensione empatica degli altri (Adler & Foster, 1997; Pardeck & Pardeck, 1998a) e un apprezzamento maggiore di culture diverse, punti di vista ed esperienze vissute (Bernstein & Rudman, 1989), la riduzione di emozioni negative, stress, ansia e solitudine.

Il libro diventa “un altro luogo” che può essere anche condiviso da paziente e terapeuta, in chiave  simbolica, perchè un libro si legge “altrove”, fuori dallo studio del terapeuta, ma la lettura del testo non è al di fuori del contesto terapeutico e soprattutto della relazione  terapeutica.

Vuoi iscriverti ad un percorso libro terapico condotto da me?

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ArTherapy Knitting & Crochet

© M.G.N. Letizia 2013

Certamente il lavoro manuale e creativo qualsiasi esso sia, ha una funzione sociale oggi più che mai .

Le nostre nonne lavoravano ai ferri e all’uncinetto perché dovevano provvedere a vestire figli e nipoti, oggi non è più così, ci si ritrova per la voglia d’imparare, per socializzare, per curare le ferite dell’anima e del cuore.

E non è insolito che ad  imparare quest’arte creativa siano anche gli uomini!!

Io credo, perché ho provato sulla mia pelle, che si possa parlare di knittig-terapia e di crochet-terapia.

Quando tu lavori devi concentrarti e pensare a quello che stai facendo: devi contare, passare maglie, intrecciare, diminuire, aumentare, ecc..

Ad un livello successivo, la passione ti porterà a scegliere e comporre filati e colori,  inventare e creare modelli, capi di vestiario, complementi di arredo, oppure oggetti; ad un livello più avanzato cercherai il gusto e lo stile personale con il quale diverrai l’ artista che c’è in te!

Perciò la tua mente è impegnata lì e, come per miracolo, si libera da stress, fatiche, dispiaceri e dolori, e questa è terapia vera: ESSERE SERENAMENTE QUI  ED ORA!

Provate per credere!!

Gruppi d’ Incontro

ArTherapy

di Maria Grazia Letizia

Incontri base di  principianti appassionati di lavoro ai ferri e all’uncinetto che amano incontrarsi due volte al mese per chiacchierare e lavorare insieme allegramente.

c/o LAB –  Roma

 Lunedì 6 maggio 2013 ore 11,00 – 12,30

Lunedì 20 maggio 2013 ore 11,00 – 12,30

Lunedì 10 giugno 2013 ore 11,00 -12,30

Lunedì 24 giugno 2013 ore 11,00 – 12,30

Massimo 8 persone

Per informazioni e iscrizioni scrivere a M. Grazia Letizia: mariagrazialetizia@gmail.com

La fiducia

La mia verità non può essere la tua, altrimenti sarebbe troppo facile, non ci sarebbe alcun problema. La fede è teorica, la fiducia è esistenziale.

Puoi cambiare fede senza problemi, da indù puoi diventare cristiano, musulmano, comunista. Non c’è problema perché la fede appartiene solo alla mente. Se un’altra fede è più logica e convincente la cambi, infatti non ha radici nel cuore.

La fiducia è autentica e le sue radici affondano nel tuo cuore e nel tuo essere. Cambiare la fiducia è quasi impossibile, se hai fiducia hai fiducia, non la puoi cambiare.

La fiducia è possibile solo se, innanzi tutto, confidi in te stesso. La cosa fondamentale deve prima accadere in te, e poi puoi avere fiducia nell’esistenza.

Un uomo che confida in se stesso è un uomo indipendente, non puoi fare previsioni su di lui, agirà a modo proprio. Avrà fiducia quando sente, quando ama, e così sarà intenso e vero.

E lui sarà pronto a rischiare qualsiasi cosa per la sua fiducia, ma solo quando la sente, quando muove il suo cuore, la sua intelligenza e il suo amore, altrimenti no. Non potrai forzarlo in alcun tipo di credo.

Comincia ad avere fiducia in te stesso, questa è la lezione fondamentale. Comincia ad amarti. Se non ti ami, chi altri ti amerà? Ma ricorda, se ami solamente te stesso, il tuo amore sarà estremamente povero.

(Osho Raijnees)

13 semplici regole per vivere al meglio

1. Ti amo non per chi sei, ma per chi sono io quando sto con te.
2. Nessuna persona merita le tue lacrime, e chi le merita non ti farà piangere.
3. Solo perché qualcuno non ti ama come vorresti, non significa che non ti ami con tutto il suo essere.
4. Un vero amico è chi ti prende per mano e ti tocca il cuore.
5. Il peggior modo di sentire la mancanza di qualcuno è starci seduto vicino e sapere che non lo potrai avere mai.
6. Non smettere mai di sorridere, nemmeno quando sei triste, perché non sai chi si potrebbe innamorare del tuo sorriso.
7. Per il mondo puoi essere solamente una persona, ma per una persona tu sei il mondo.
8. Non passare il tempo con qualcuno che non è disposto a passarlo con te.
9. Forse Dio desidera che tu conosca molte persone sbagliate prima che tu conosca la persona giusta, affinché, quando infine la conoscerai, tu sappia essere grato.
10. Non piangere perché qualcosa si è conclusa, sorridi perché è successa.
11. Ci sarà sempre gente che ti ferisce, ciò che devi fare è continuare ad avere fiducia, stando più attento a chi darai fiducia due volte.
12. Convertiti in una persona migliore e assicurati di sapere chi sei prima di conoscere qualcun’altro e sperare che questa persona sappia chi sei.
13. Non ti sforzare tanto, le cose migliori succedono quando meno te lo aspetti.

(Gabriel Garcia Marquez)

Il piacere

Il piacere è un canto di libertà,
Ma non è la libertà.
È la fioritura dei vostri desideri,
Ma non è il loro frutto.
È un richiamo profondo verso una vetta,
Ma non è il fondo né il culmine.
È l’ingabbiato che prende il volo,
Ma non è spazio racchiuso.
Oh sì, il piacere è realmente un canto di libertà.
E io vorrei che lo cantaste a cuore aperto; ma non vorrei vedervi
perdere il cuore nel cantarlo.
Alcuni giovani tra voi cercano il piacere come se fosse tutto, e sono
giudicati e biasimati.
Non li giudicherei e biasimerei. Io vorrei che cercassero.
Perché troveranno il piacere, ma non questo soltanto.
Il piacere ha sette fratelli, e il minore di essi è più bello che il
piacere.
Avete udito dell’uomo che, scavando la terra in cerca di radici,
trovò un tesoro?
E alcuni anziani ricordano i piaceri con rimorso, come errori
commessi in stato di ubriachezza.
Ma il rimorso offusca la mente, non la purga.
Dovrebbero invece ricordarli con gratitudine, come il raccolto di
un’estate.
Ma se il rimorso li conforta, lasciate che si confortino.
E poi ci sono coloro che non sono né giovani per cercare né vecchi
per rammentare;
E temendo di cercare e rammentare, fuggono tutti i piaceri per non
trascurare o offendere lo spirito.
Ma anche nella rinuncia trovano il loro piacere.
E così anch’essi trovano un tesoro, benché cercassero radici con
mani tremanti.
Ma ditemi, chi può offendere lo spirito?
Può l’usignolo offendere il silenzio della notte, o la lucciola le
stelle?
E può la vostra fiamma o il vostro fumo opprimere il vento?
Credete che lo spirito sia un immobile stagno che potete turbare
con un bastone?
Spesso, negandovi al piacere, non fate che ammucchiare il desiderio
nel fondo buio del vostro essere.
Chissà che non vi attenda domani, quello che oggi appare
omesso?
Anche il corpo conosce il suo retaggio e i suoi giusti bisogni e
volontà non devono essere ingannati.
Il corpo è l’arpa dell’anima,
E dipende da voi trarne musica dolce oppure suoni confusi.
. . . . .
E ora chiedete a voi stessi: “Come distinguerò ciò che è buono nel
piacere, da ciò che non è buono?”.
Andate per i campi e nei giardini, e imparerete che il piacere
dell’ape è nel raccogliere il miele dal fiore,
Ma che anche il piacere del fiore è nel concedere all’ape il proprio
miele.
Perché un fiore per l’ape è una fonte di vita,
E l’ape per il fiore un messaggero d’amore,
E a tutti e due, ape e fiore, dare e ricevere piacere è un bisogno e
un’estasi….. siate nei vostri piaceri come i fiori e le api.

(K. Gibran)

E le mamme chi le aiuta?

 

 

Da molti anni la mia passione per la cucina, nata in Calabria e sviluppatasi nel Lazio (e con altre regioni italiane: Emilia Romagna e Toscana sopratutto), sì è incontrata  con molte riviste specializzate e divulgative di ricette, per menù scelti su come mangiare piatti originali, più o meno elaborati, ma sempre composti con ingredienti genuini e prodotti locali. Tutti i viaggi all’estero, in particolare quelli in Francia, in Spagna, in Olanda, in Austria, a Cipro, in Germania e in Polonia, mi hanno permesso di acquisire una buona quantità di conoscenze (p. es. sulle tecniche di cottura e sull’accostamento dei diversi alimenti) su piatti tipici ed internazionali che, a seconda delle esigenze, ho integrato nella mia cucina di tutti i giorni.

Già da circa 10 anni seguo su Gambero Rosso Channel (411 SKY) i cuochi e la loro personale filosofia in cucina, ma il mio cuoco preferito è Jamie Oliver! Per me è stata una pura gioia vederlo non solo cucinare, ma anche parlare di tutto ciò che precede la preparazione di un piatto. Dalla sua gestualità, dai suoi modi, dal modo in cui tratta alimenti e cibo (usando anche le mani per mescolare) traspare una grande disinvoltura, creatività, fantasia e spesso semplicità. E’ bellissimo vederlo muoversi tra la produzione del suo orto, i fornelli e la tavola sempre attorniata di amici, allievi e colleghi. Ispirarsi a lui per stare tra i fornelli è stata un’autentica rivoluzione piena di gioia, eccitazione, piacere! E, vedere per credere, provate a seguire  “Jamie at home” o “Jamie’s kitchen Australia” (tutti i giorni alle 14 ed alle 21).

Ma all’arrivo dei miei due figli, questo modo di stare in cucina è stato messo alla prova sopratutto per la necessità di conciliare la necessità di colazioni, pranzi, merende e cene equilibrati e stabili per nutrienti secondo l’età ed i bisogni della crescita; i differenti orari di frequenza della scuola da parte dei miei figli (attualmente uno frequenta la scuola media inferiore e l’altro la scuola superiore);  il mio lavoro (part time) e sopratutto il lavoro a tempo pieno di mio marito che gli lascia lo spazio per la famiglia solo nelle ore serali e nei week end.

Pur ricorrendo all’aiuto di una collaboratrice domestica qualche volta alla settimana, a cui delego i lavori più pesanti della casa, il mio tempo dopo il lavoro è quasi sempre preso dalla spesa e dalla cucina. Questi ritmi, con gli anni mi hanno fatto mettere un pò da parte la fantasia a favore della quantità e qualità dell’alimentazione. Anche l’organizzazione della cucina è stata più volte rivista spostando la preparazione del pranzo del giorno dopo per i ragazzi ora alla sera precedente ora al mattino all’alba. E’ stato difficile mantenere stabile l’ organizzazione delle attività di cucina con preparazioni di piatti da congelare dato che, in questo modo, il fine settimana si trasformava sempre più spesso in un sovraccarico di fatiche per tutta la famiglia. Già logorante, dopo una settimana di studio e lavoro, dover sostenere i figli nei compiti scolastici per il lunedì!  Ma perchè 40-30 ore di scuola più 2-3 ore ogni pomeriggio non bastano per l’apprendimento? Ma la scuola italiana sarebbe un altro capitolo!

Il mio ultimo fine settimana, a parte l’alzata tardi del sabato, una passeggiata di mezz’ora, un’ora per e-mail e altri contatti, è volato pensando sopratutto alla nutrizione della famiglia per una parte della settimana successiva: spesa settimanale e organizzazione di frigo e dispensa; due lavatrici di bucato steso e ripiegato (in parte in attesa di essere stirato); due chili d’uva (la prima di quella da tavola prodotta a Frascati e ricevuta in regalo) fatta marmellata; un chilo di pomodoro S. Marzano sbollentato e passato al setaccio (per sughi o altro); due chili di verdura lavata e cotta per comporre in meno tempo minestroni o contorni; un arrosto cotto al  tegame e affettato; un dolce per le merende. E poi? Naturalmente preparazione di colazione, pranzo e cena per ogni giorno del week-end!

Ora che i ragazzi si sono appassionati al giardinaggio aiutano il papà nella cura delle siepi e nella pulizia del giardino e travasano le piante più facili.

Può essere così ogni fine settimana? Può essere così dall’inizio alla fine dell’anno scolastico? E’ chiaro che no!

E le mamme chi le aiuta quando non ci sono zie/zii, nonni/nonne e amiche/amici intorno? Ecco perchè l’equilibrio della famiglia nucleare è qualcosa di molto delicato che dipende sopratutto dall’esperienza e maturità della donna, dalla sua capacità di accettare ed assumersi i ruoli relativi alla “protezione” e “nutrizione” della famiglia; ma anche sopratutto dalla disponibilità e flessibilità dell’uomo a sostenere e collaborare alla vita quotidiana della famiglia. E poi è ovvio, nutrire è solo uno dei veicoli per il nutrimento affettivo! Esso si completa con il gioco, gli svaghi, i piaceri, la leggerezza e le amenità che stemperano il tenore delle responsabilità. Ma quanto tempo e spazio ha questa seconda parte?

Soddisfatti i bisogni primari, c’è tutto il lavoro che le madri e i padri svolgono per risolvere i problemi dei figli.  Per affrontare  i momenti di crisi più comuni – la depressione post partum, i primi distacchi, la scolarizzazione, le paure per l’età adolescenziale e i conflitti con il corpo – e le difficoltà legate invece a condizioni specifiche, come l’adozione, la disabilità, la migrazione, la separazione dei genitori.

Un sostegno di tipo psicologico – spesso con caratteristiche diverse da una terapia vera e propria, più breve, diluito nel tempo, mirato a particolari situazioni – risulta fondamentale per molte famiglie che altrimenti, da sole, rischierebbero di aggravare il disagio. Si tratta di interventi in apparenza semplici – svolti individualmente, il più delle volte, all’interno di un gruppo, “contenitore” dei desideri e delle paure che risultano preziosi dal punto di vista collettivo, sociale e da quello del benessere psichico sia dei piccoli sia di chi li circonda e se ne prende cura. Altre volte il sostegno può essere rivolto alla coppia o a tutta la famiglia per valorizzarne le risorse e l’autostima.

B I B L I O G R A F I A

Berto F., Scalari P., Adesso basta. Ascoltami! Educare i ragazzi al rispetto delle regole, La Meridiana

Damilano Bo N., Menzolini P., E’ l’Ora dei Compiti! Come svolgerli con metodo, autonomia e creatività, Urra Edizioni, 2011

Diffenbaugh V., Il linguaggio segreto dei fiori, Garzanti 2011 (Romanzo)

Gordon T., Genitori efficaci. Educare figli responsabili, La Meridiana, 1997

Gordon T., Relazioni efficaci. Come costruirle, come non pregiudicarle, La Meridiana 2005

Gordon T., Insegnanti efficaci. Pratiche educative per insegnanti, genitori e studenti, Giunti Editore, 2009

Marcoli A., E le mamme chi le aiuta? Come la psicologia può venire in soccorso dei genitori (e dei loro figli), Mondadori, 2009

Miliotti A.G., Ci vuole un Paese. Adozione e ricerca delle origini. Testimonianze e strumenti per un viaggio possibile, Franco Angeli, 2011

Miscioscia D., Ri-svegliare la scuola. Quando la scuola incrocia l’adolescenza, La Meridiana, 2011

Neill A.S., I ragazzi felici di Summerhill. L’esperienza della scuola non repressiva più famosa del mondo, Red Edizioni

 

 

 

 

 

Vacanze e avventure

L’estate è la stagione che ci permette di esporre di più il nostro corpo e anche noi ci esponiamo di più con la nostra personalità verso noi stessi e verso gli altri.

Complici le vacanze che portano spazi e tempi vuoti che possono essere riempiti di fantasie, desideri, sogni e bisogni.

Forse per questo è frequente parlare di “avventure estive” e allora dobbiamo ringraziare di questo il nostro corpo spesso dimenticato per le altre stagioni dell’anno sotto coltri di vestiti, abiti, indumenti, divise che rappresentano i nostri ruoli sociali.

E perchè mai dovremmo sacrificare così  il nostro corpo? Chi dice che attraverso questo sacrificio non s’imprigioni pure la personalità e il nostro sè più profondo? In fondo perchè avere un corpo se il meglio sta nel puro spirito?

Tutto ciò che è sensato

è perchè ha un senso,

un significato,

una direzione.

 

Tutto ciò che è sensato

lo è perchè sta nei sensi,

nei tuoi sensi:

negli occhi

nelle orecchie

nel naso

nella bocca

in tutta la tua pelle

nelle tue mucose

nelle tue vene

nei tessuti interstiziali

e ancora … dentro.

Diremmo perciò erotico-sensuale.

 

A tutto ciò che è sensato

puoi dare ascolto,

ti puoi fidare,

lo puoi seguire

anche … fuori

perchè ti sprigiona.

 

Ma se guardi soltanto,

ascolti,

annusi,

gusti,

rabbrividisci

di piacere o di dolore

di benessere o di disagio,

il corpo nella sua parzialità

potrebbe ingannarti e tradirti.

 

La sensatezza allora vuole

che tu non dimentichi

il tuo sesto senso,

la tua intelligenza,

la tua parola,

dal tuo istinto al tuo intuito.

A quell’emozione che integra

tutte le sensazioni

tutte le emozioni.

 

Non ti vergognare di tutto ciò

che il tuo corpo può farti vivere:

è vita preziosa,

è la tua vita,

l’unica che ti è stata donata.

 

Ma hai anche un orizzonte

e un orizonte non ti fa vedere oltre

fino a quando non sei arrivato

sul suo limite.

 

Perciò non girare intorno alle cose,

ma trova la tua direzione

quella che ha il tuo senso

il tuo significato …

la sua sensatezza.

 

Ascoltati con tutti i sensi

e resta al centro di te stesso.

E, come la ruota realizza il suo senso

nel movimento (non nei suoi raggi nè nel suo mozzo)

nel trasportare (non nel girare),

anche tu farai di te stesso lo strumento

per realizzare i tuoi sogni

i tuoi desideri

le tue passioni più profonde.

 

Hai una testa, una bocca, un cuore,

 un ventre, un sesso

due occhi, due orecchie, due narici,

due gambe, due piedi, due braccia, due mani …

Ma il tuo corpo è qualcosa di più.

Lo senti e lo ascolti

nella sua interezza?

 

Nella sensatezza c’è anche saggezza,

il senso della bellezza,

il senso della libertà

e, senso dei sensi, l’Amore

che unifica e armonizza tutte le cose.

 

Erotismo e sensualità

senso e significato

parola, azione, libertà

direzione e saggezza

intuito e amore,

ci sta tutto questo in un solo cuore?

Ecco la risposta del perchè

per tutti noi in dono

un corpo c’è!  

 

VACANZE  FELICI!

 

 

 

Piantare un arbusto, una pianta … un giardino

Riflessi di paesaggi interiori

Che un giardino possa essere una porta per entrare in un altro mondo l’abbiamo sempre sospettato. Da adulti è più che altro il ricordo confuso di una stagione straordinaria e irrepetibile, ma i bambini – a saperli ascoltare – ne raccontano meraviglie. Tornano dai giardini – i pallidi bambini di città in visita ai parenti in campagna – profumati di aria aperta, con gli occhi spiritati di eccitazione e la fantasia tanto piena di incontri e di cose da raccontare che le parole non riescono a starci dietro; di quello che dicono poco riusciamo a capire…
Anche gli animali sembrano abitare altri mondi. Lo stesso gatto di casa, se siamo abituati a tenerlo fuori la notte, vive realtà che non coincidono con la nostra esperienza delle cose. Fuori, di notte, è buio; a volte fa freddo. Ci sono rumori e pericoli sconosciuti in ogni recesso; il più grande assale o mangia il più piccolo. L’astuzia consiste nel trovare il nascondiglio migliore, un posto sicuro e asciutto per passare la notte. Si sentono grida atroci venire dal buio, mentre, nella sicurezza delle nostre case, ci crogioliamo al caldo sotto le coperte.
Non sono poi così lontani i tempi in cui era la specie umana a nascondersi e a temere la notte, i predatori e la natura nel suo insieme. In termini evolutivi è da pochissimo che l’uomo è riuscito ad addomesticare la natura in forma di campi coltivati, orti o giardini.
Proviamo allora a seguire – da labili indizi, dai segni lasciati sulle cose attraverso i secoli – le tracce dei nostri ‘simili’/ ‘dissimili’ che hanno creato i giardini e ci hanno camminato attraverso, in un altro tempo, sotto cieli lontani. Per estensione, le varie forme in cui l’uomo ha proiettato su di essi il suo bisogno di rassicurazione.

I GIARDINI IN OCCIDENTE. Il giardino è ordinato e tranquillo. L’occhio si posa su siepi ordinate e ripetitive di bosso; sagome di alberi scuri dalle forme eleganti spezzano l’uniformità delle linee orizzontali con improvvisi slanci verso l’alto. I fiori sono disposti con sapienza; ora a gradazione di colore, ora a dare una repentina illuminazione. Lo stesso movimento delle acque è regolare e gradevole; i ruscelli sono stati imbrigliati e scorrono placidi; a volte formano piccoli vortici e cascatelle e si riuniscono al flusso principale.

Un giardino molto piu’ spirituale è quello orientale che utilizza la Fontana Zen Tsukubai per la purificazione.

Un lento sentiero di pietre – passo conduce verso una parte interna piu’ piccola e raccolta nei pressi della stanza da te’, sukiya. Un percorso quindi cerimoniale per spezzare i legami con il mondo esterno ed entrare in uno stato di tranquillita’ e meditazione. giardino spirituale: un giardino fatto di elementi simbolici e proporzioni geometriche, di contrasti e stupore, di figure e sculture particolari, evocatrici, di piante dai profumi intensi e colorazioni particolari. Un giardino come un percorso di crescita interiore. Un giardino di evocazione e meditazione particolare e unico.

Questo tipo di Giardino Giapponese utilizza gli elementi naturali del paesaggio circostante per creare all’interno dello stesso, un percorso spirituale di comunione con la natura ed il luogo. Elementi di questo giardino sono il LAGHETTO e la CASCATA, come anche l’isola al centro del laghetto e i movimenti del terreno e pietre a rappresentare montagne: un vero e proprio paesaggio preso in prestito dalla natura. Molto importanti sono i diversi punti di vista in movimento e da fermi per la contemplazione: il sentiero nel giardino conduce ad essi attraverso le tipiche step stones, pietre passo che scandiscono il lento ritmo di conoscenza ed esplorazione.

L’ equilibrio e’ il vero protagonista del giardino giapponese, equilibrio tra le parti: non vi devono essere elementi troppo grandi, pesanti o scuri, oppure devono essere controbilanciati da altri piu’ piccoli, leggeri, chiari. E’ il principio dello Yin e dello Yang, femminile e maschile, in cui ogni cosa e’ controbilanciata dal suo opposto. L’assimetria e un impressione di ordine devono tessere la trama del giardino. La natura avvolge il giardino e il giardino apre una porta per l’ uomo verso essa. I suoni dell’ acqua che scorre e cade, il vento che fa’ stormire le foglie; in questo scenario l’ uomo assiste allo scorrere del tempo e viene ricondotto alla transitorieta’ della vita umana. Il tutto deve essere improntato alla semplicita’, a qualcosa di lasciato incompleto come in una poesia che lascia infinita’ di allusioni. E i materiali sono accuratamente scelti e in armonia con il resto: pietre, bamboo, legno, ciotoli, rendono il giardino un piccolo angolo che richiama la natura e la bellezza che ci circonda.

Il Feng Shui nel giardino rappresenta il dialogo tra le due forze dominanti della Natura, lo Yin e lo Yang, Il Femminile ed il Maschile: quindi saranno in gioco il vuoto e il pieno, la dolcezza e la forza, forme orizzontali ed elementi verticali. ” Lo scopo e’ di suggerire, di stimolare l’ immaginazione: e’ un giardino di sensazioni, di profumi, di suoni e di colori che variano con le stagioni, di rapporti fra piante diverse, fra giochi d’ ombra […] che concorrono sapientemente a farci sentire l’ armonia del luogo.”

 IN ALTRE PAROLE …

« La vie est voilée, cachée même, comme est voilé et caché votre moi le plus intime. Mais quand le Vie se met à parler, tous les vents deviennent paroles, et quand elle parle davantage, le sourire de vos lèvres et les larmes de vos yeux deviennent eux aussi paroles.
Quand la vie chante, les sourds entendent et deviennent attentifs ; quand elle s’approche doucement, les aveugles la voient et suivent, frappés de stupeur et d’admiration. »

(Kalhil Gibran)


Je vous invite a prendre le chemin de votre « moi » le plus intime par le « Voyage Intérieur » et les « Constellations Familiales », relié aux autres par les « Mouvements de l’esprit ».

« A travers ce travail il devient possible de voir clair dans sa vie.

Au fur et à mesure, une nouvelle compréhension des êtres et des choses de la vie s’installe. Cela nous permet de nous dégager de ce qui entrave, de briser les barrières de la peur et de l’indolence.

Prenez un nouveau départ dans votre vie en dénouant les intrications trans-générationnelles et présentes à fin de découvrir, là ou il y avait discorde, amour et harmonie.

  Je vous invite à vivre en compagnie d’autres personnes un moment de silence, de partage et d’échange, loin des agitations du quotidien.

Un moment où ce qui semblait impossible, devient à nouveau possible. »

Il rituale dei nomadi

Quando ci sentiamo stressati a volte viviamo in modo schiacciante questa situazione e risulta difficile uscirne perchè non riusciamo a quantificarla e metterla in relazione a “quello che manca” per recuperare uno stato di … rinnovato benessere.

Se pensiamo alla vita faticosa e complessa dei nomadi dell’Arabia o del territorio sahariano, da quando questi luoghi sono diventati desertici, la vita dell’uomo vi si è organizzata in maniera nomade ma comunque ricercando sempre la base per soddisfare i tre grandi bisogni per vivere: l’ acqua, l’erba e il sale. Con questi elementi la famiglia nomade diviene autosufficiente, perché può vivere del latte e della carne degli animali che essa stessa alleva. La vita nomade sulle grandi distanze, fra le oasi sahariane, si svolge spostandosi lentamente, camminando per diversi giorni e trasportando il necessario. Ma le soste di riposo sono regolari. Anche se non ci si lava per giorni e giorni.

Quella dei nomadi è una vita faticosa ma a contatto con le esigenze naturali del corpo e della sua energia. E perciò, quando ci si ferma in un oasi dove le fonti di acqua lo permettono, tutta la “carovana” si prende cura del proprio corpo con veri e propri rituali rigeneranti.

Nella cultura europea questo contatto naturale e rigenerante con il proprio corpo oggi è sempre più spesso demandato ai centri di benessere e ai centri Spa (Salus per Aquam): oasi nel deserto della quotidianeità!?

Il deserto della nostra quotidianeità che ci fa  inaridire: per qualcuno è rappresentato dalla routine, dalle tensioni, dai conflitti, dalle maschere indossate per svolgere ruoli lontani dal nostro sè più autentico. Ogni tanto la “fuga” in un’oasi ci permette di rigenerarci.

E, nella propria vita cosa non ci permette di uscire regolarmente dalla sedentarietà? Perchè, in alcuni periodi della vita o in alcune condizioni, è così difficile ritagliare del tempo per prendersi cura del proprio corpo e di se stessi? Ognuno ha le sue particolari risposte.

Il rituale dei nomadi è un percorso di benessere che aiuta a lenire stress e tensioni e ragala un momento di profondo relax psicofisico.

Questo rituale è svolto “a quattro mani” da due operatori e si svolge in alcuni centri benessere in un ambiente accogliente e riscaldato dalla musica e da un soffitto di luce soffusa per la cromoterapia: verde relax, blu armonia, rosso energia.

In relax su un lettino, il rituale incomincia con un massaggio di contatto ad entrambe le mani, dito per dito con olio all’arancia dolce. Prosegue con un peeling di tutto il corpo all’albicocca o con sapone nero e contemporaneamente con la pulizia del viso. Segue una doccia tiepida (in poszione distesa, in quest’ambiente, dopo tanto tempo essere lavati è veramente un’esperienza di piacevole abbandono) per eliminare lo strato corneo della pelle che così riacquista nuova vitalità, morbidezza e luminosità. Infine, la digitopressione dei piedi e un massaggio rilassante di tutto il corpo con olio tiepido all’ambra e maschera al miele per il viso.

Sempre di sottofondo profumi, musica e relax, ora sotto una leggerissima copertina che regala un dolce tepore.

75 minuti di coccole e vero benessere.

Consiglio: provate a regalarvi più spesso una cura di questo tipo nell’intimità della vostra casa! 

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