Passaggi di vita, simbologie e rituali

Una donna di poco più di trent’anni, scontenta della sua quotidiana normalità (un marito maggiore di vent’anni, spesso assente, che su di lei ha un forte potere, ma che non le sa dare né suscitare amore; due figli, un assoluto benessere) decide di prendere il cavallo e di andare a cercare le comunità indiane che vivevano oltre le montagne. Compie un gesto di ribellione, un atto liberatorio e impulsivo nato da “uno sciocco romanticismo più irreale di quello di un’adolescente”. Eppure, non appena si addentra su quei monti densi di mistero, inizia per lei un’esperienza che immediatamente si mostra straordinaria, definitiva. Aveva cercato la libertà e l’impatto con quel mondo totalmente diverso che le si fa subito incontro, le farà percorrere un cammino interiore e un percorso spirituale, operato attraverso i sensi, anzi attraverso il graduale smarrirsi dei sensi, da cui non potrà più tornare indietro. Certe strade portano necessariamente alla morte, o forse a un’altra vita: è questo il senso dei riti di iniziazione che traghettano l’individuo dall’infanzia all’età adulta. Passare dal periodo spensierato e inconsapevole dell’infanzia alla responsabilità della maturità è come morire e rinascere, è un cammino inevitabilmente doloroso e pericoloso. Proprio per questo i riti iniziatici, presso tutte le civiltà, presentano momenti traumatici, veri e propri rischi per l’incolumità dell’individuo, oltre a una totale separazione dalla comunità a cui il giovane si può ripresentare solo quando ha “cambiato pelle”, quando il fanciullo è morto ed è nato l’uomo. Queste simbologie condivise dalla collettività sono qui presentate sotto il rituale del sacrificio: la donna bianca, lentamente spogliata delle proprie caratteristiche di razionalità e avendo acquistato una nuova sensibilità, una mollezza dei sensi per altro del tutto separata dalla sessualità, finalmente pura, può essere immolata alla divinità. Gli elementi naturali, il sole e la luna, il ghiaccio, la luce, le stagioni entrano in questo perfetto mondo, fanno sostanzialmente parte dell’interiorità di uomini ai quali la bionda giovane donna bianca si affida serenamente, consapevole del proprio destino.
La donna che fuggì a cavallo è una lettura che affascina e prende il lettore per la partecipata commozione dello scrittore davanti a un mondo pieno di misteri, per la sensazione di perdita che si ha, perdita di una interezza che la modernità ha frantumato, lasciandoci in pasto all’insoddisfatta razionalità della nostra vita.

D.H. Lawrence, La donna che fuggì a cavallo, Adelphi

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