Amo a Te

 

Amare “a”  Te

e in questo “a” disporre di un luogo di pensiero
di pensare “a” Te, “a” me, “a” noi
a ciò che ci riunisce
e ci allontana,
all’intervallo che ci permette di divenire,
alla distanza necessaria per l’incontro.
“A” Te,
pausa per passare dall’affetto allo spirituale,
dall’interiorità all’esteriorità.
Ti vedo, ti sento,
ti percepisco, ti ascolto,
ti guardo, sono commossa da Te,
sorpresa da Te
vado a respirare fuori
rifletto con la terra,
l’acqua, gli astri,
penso “a” Te, ti penso
penso a noi: a due, a tutti, a tutte,
comincio ad amare, amare “a” Te
ritorno verso di Te, cerco di parlare,
di dire  “a”  Te un sentimento,
un volere, un’intenzione,
per adesso, per domani, per molto tempo.
Ti chiedo un luogo e del tempo per oggi,
per un futuro vicino per la vita,
la mia, la tua, quella di molti
l’ “a” Te passa attraverso il respiro
che cerca di farsi parole.
Senza appropriazione, senza possesso
nè perdita d’identità,
nel rispetto di un distanza.
“A” Te, altro, uomo.
Tra noi, questo “a”,
intenzione senza oggetto,
culla dell’essere.
 
 
 
in  Luce Irigaray,   Amo a Te,  Bollati Boringhieri, 1993

 

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