Coppia, matrimonio, famiglia oggi: facciamo il punto “On the News”

coppia-matrimonio-famiglia

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SABATO 30 agosto 2014

sarò ospite su gentile invito di Radio Serra 98

nella trasmissione “On the News” ore 10,00-12,00

RS 98

Sarà un incontro-intervista con gli ascoltatori  della radio

che potrete seguire anche  in streaming qui

Se volete, su questa pagina lasciate i vostri commenti o le vostre domande.

Se avete questioni legate alla vostra vita personale,potete scrivere qui

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La vita breve dei nostri antenati

albero genealogico

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Non arrivavano in molti fino a trent’anni.
La vecchiaia era un privilegio di alberi e pietre.
L’infanzia durava quanto quella dei cuccioli di lupo.
Bisognava sbrigarsi, fare in tempo a vivere
prima che tramontasse il sole,
prima che cadesse la neve.
Le genitrici tredicenni,
i cercatori quattrenni di nidi fra i giunchi,

i capicaccia ventenni –
un attimo prima non c’erano, già non ci sono più.
1 capi dell’infinito si univano in fretta.
Le fattucchiere biascicavano esorcismi
con ancora tutti i denti della giovinezza.
Il figlio si faceva uomo sotto gli occhi del padre.
Il nipote nasceva sotto l’occhiaia del nonno.
E del resto non si contavano gli anni.
Contavano reti, pentole, capanni, asce.
Il tempo, così prodigo con una qualsiasi stella del cielo,
tendeva loro la mano quasi vuota,
e la ritraeva in fretta, come dispiaciuto.
Ancora un passo, ancora due
lungo il fiume scintillante,
che dall’oscurità nasce e nell’oscurità scompare.
Non c’era un attimo da perdere,
domande da rinviare e illuminazioni tardive,
se non le si erano avute per tempo.
La saggezza non poteva aspettare i capelli bianchi.
Doveva vedere con chiarezza, prima che fosse chiaro,
e udire ogni voce, prima che risonasse.
Il bene e il male –
ne sapevano poco, ma tutto:
quando il male trionfa, il bene si cela;
quando il bene si mostra, il male attende nascosto.
Nessuno dei due si può vincere
o allontanare a una distanza definitiva.
Ecco il perché d’una gioia sempre tinta di terrore,
d’una disperazione mai disgiunta da tacita speranza.
La vita, per quanto lunga, sarà sempre breve.
Troppo breve per aggiungere qualcosa.

Wislawa Szymborska – in Gente sul ponte (1986)

Madri

Immagine di  Chelin Sanjuan Piquero

Immagine di
Chelin Sanjuan Piquero

Ora so che mi tenevi stretta
quando ancora ero
nel sapiente mondo d’acqua e amore.


Ora so che mi parlavi piano
rintocchi di cuore e vibrazioni di voce
mi passasti ricette, libri letti e ricami

Ora so che mi sapevi femmina
e mi cucivi intorno una conchiglia dura
a preservare il tenero di cuore e ventre

Ora solo so che scegliesti di darmi luce
sfidando il buio infinito
mandandomi l’ultimo respiro dietro il velo.

 

Magia antica e potente
desti vita in cambio del mistero
affidandomi al fiume
rinunciando a tutto.

Tatuaggio nell’anima
il grande dono tuo protegge
e fa di me colei che tiene il filo
e sente il tempo del cerchio
e la voce dell’eterno.

Ora lo so che
non sapevi che fare
per contenere
quel tremore
d’amore
che ti bruciava dentro.

Ora lo so
che eri la figlia
e non la madre
di quel miracolo
che bisbigliava
contro vento
e contro il sole.

Ora lo so che avevi paura,
che avevi sete
d’acqua pura
e di gioco gentile,
ora lo so che
non era previsto
di partire per un viaggio
come quello
che avremmo dovuto
fare
insieme.

Tu ed io,
così vicine,
cosi straniere.
Tu ed io
a contenere
e gridare
tanto di quell’amore,
tanto di quel succo dolce e denso
da
soffrire da subito
l’intenso.

Ora lo so mamma
che
non sapevi che fare
di quel dono
condito con troppo sale,
ora lo so che non era stato predetto
così.
Ora ti ringrazio
per aver detto
di Sì.

(Marilina Manzo – Stefania Simeoni)

 

 

 

 

I Centri diurni per anziani fragili: il mio approccio

vecchiaia

di Maria Grazia Letizia

La mia formazione è di psicologa specializzata in psicologia sistemico-relazionale e con perfezionamenti post-laurea riguardanti lo sviluppo neuro psicomotorio in età evolutiva, il counseling istituzionale e la presa in carico. Ho scelto una formazione sistemico-relazionale perché, più degli altri modelli, che pure all’università mi avevano accompagnata con entusiasmo, sentivo che aderiva al mio bisogno di sperimentazione e creatività; al mio modo di concepire la relazione d’aiuto, la relazione terapeutica, tanto flessibile quanto possa essere necessario per conoscere e aiutare l’altro.

Successivamente, ho affrontato le mie prime esperienze lavorative nel mondo della scuola per l’integrazione dei disabili (1985-1990). Lavorando come socia della cooperativa (dal 1992 ad oggi), mi sono occupata di famiglie con disabili, d’integrazione scolastica, di disturbi dell’apprendimento, di riabilitazione psicosociale, di arte terapia, ma anche d’integrazione dei gruppi di lavoro, di riorganizzazione dei servizi alla persona, di formazione e supervisione degli operatori sociali.

Dunque, la mia visione e concezione della relazione con gli anziani fragili si inquadra oggi all’interno di questa cornice.

In particolare, la mia esperienza nei laboratori di riabilitazione psicosociale per i disabili, negli ultimi 14 anni, mi ha messa in contatto con l’efficacia ed il benessere apportati dalle arti terapie.

Un costante confronto tra i due settori, anziani e disabili, ha messo in evidenza l’elasticità e l’ attenzione sensibile che entrambi i servizi devono prendere in considerazione. Questi  sono elementi importanti per chi lavora perché, prima di intraprendere qualsivoglia attività, ci portano ad essere consapevoli  della situazione dei singoli e, complessivamente, del gruppo o dei sottogruppi, intesi come relazioni tra utenti ed operatori.

Basta per esempio  intuire quanto possa essere doloroso e difficile da accettare per una persona che ha “badato” a se stessa per tutta una vita, confrontarsi con il declino delle facoltà e rischiare di perdere la capacità di gestirsi: dagli aspetti più complessi ed astratti, a quelli più pratici e legati alla vita quotidiana.

In un ambito così delicato, dove la fragilità avanza costantemente, è fondamentale che la relazione  sia particolarmente calda, accogliente, sensibile e rispettosa.

Spesso, quando l’ operatore si trova di fronte a persone che hanno 35-40 anni più dei suoi ed hanno vissuto esperienze ed incontrato nodi esistenziali sconosciuti, si presenta  una relazione dall’ equilibrio delicato, fatto di avvicinamento e comprensione  ma senza perdere di vista l’obiettivo per cui siamo li: portare dentro la relazione con gli anziani un’energia nuova, che aiuti a rivitalizzare tutto quello che c’è, a rispecchiare le risorse e a valorizzare i punti di forza, creando lo spazio per un intervento che può avvalersi di diversi mediatori creativi e/o artistici.

Un altro tipo d’attenzione va rivolta al “qui ed ora esistenziale” per favorire il contatto con l’attuale momento di vita e con quello degli altri che condividono l’esperienza, dare e trovare un senso a questa fase della vita in un ambiente  protetto che permette  l’esplorazione di quello che si vive: un’esplorazione dell’esserci, dell’esistere e del comunicare con se stessi e con gli altri.

Tutti gli esperti sono d’accordo nel considerare che uno dei problemi più grossi della vecchiaia sia la solitudine e il conseguente isolamento. Perciò, ricreare un contesto in cui esprimersi ed essere ascoltato è il primo passo per riattivare la vitalità di una persona.

Un altro mezzo per attivare risorse ed idee per le attività è di tipo gestaltico: è il portare in primo piano (figura) quello che normalmente viene allontanato sullo sfondo. Infatti, lanziano tende normalmente a rimandare sullo sfondo le sue capacità, le abilità, le risorse di cui dispone, annullandole dietro  il “non sono più capace”, “non riesco più”, ma soprattutto “non serve a niente”. Provare questo senso di inutilità dopo essere stato fonte di vita e di sostentamento per chi ora non ne ha più bisogno (dai figli alla società), porta le persone anziane a demotivarsi, a non trovare più un senso nel fare le cose e quindi a disconoscere le potenzialità che invece ha.

Credo che l’efficacia del nostro lavoro consista proprio nel cercare e trovare insieme a loro, con pazienza ed un ascolto sensibile e consolatorio, il passaggio verso quello che ancora c’è di positivo nell’esistenza, il senso di questo momento di vita, recuperando il piacere di realizzare e portare a compimento qualcosa, ricevendo gratificazione e conferma di sé. Portare quindi in evidenza quello che sanno o possono per la prima volta ancora fare, e che permette di farli sentire vivi ed apprezzati. Per ottenere questi risultati è necessario un processo di flessibilità, tanto per l’operatore che per l’anziano, che in seguito potrà permettere l’accettazione di attività nuove, che non conoscono.

L’operatore dovrà sostenere, nel momento in cui emerge, il diritto  al desiderio, al provare il piacere di vivere. Esperienze queste  che l’anziano tende a negarsi, a non voler riconoscere per la paura di tradire un dolore, un affetto, un’immagine di sé costruita e che lo conferma agli occhi degli altri. “Posso divertirmi suonando insieme agli altri quando sono vedova da pochi mesi?”

E  qual è il modo per  farlo? Inquadrando il lavoro in un setting dedicato alla salute, accogliendo i timori e lasciandoli esprimere, incoraggiando questo percorso. Offrire un’ autorizzazione che scioglie le riserve e facilita il progressivo cambiamento verso il lasciarsi andare, anche per pochi minuti, ad uno scambio gratificante e nutritivo con altre persone, all’incontro con la propria parte vitale.

Come ulteriore aspetto da sottolineare e che ci permette di entrare poi nell’ esperienza arte terapeutica vera e propria,  è il far entrare gli anziani  in contatto con sensazioni, emozioni, per aprire poi uno spazio di consapevolezza.  La mediazione di strumenti artistici, quali la musica, il disegno, il movimento, consentono un cammino che, superando  la cognitività e avvalendosi della comunicazione non verbale, vanno diretti al “sentire” e permettono  l’incontro con parti di sé preziose e significative.

In conclusione, sin dal mio primo ingresso ai CDAF ho immaginato che la valorizzazione del patrimonio di esperienze e formazione di un team di lavoro così complesso, richieda sia un’integrazione di tipo metodologico, sia la differenziazione ed arricchimento delle aree d’intervento. In tale direzione spero di sviluppare la mia attività con il team degli operatori.

Centri diurni per gli anziani fragili: breve storia dell’ “Arcolaio” & “Melograno”

anziano-non-autosufficiente

di Maria Grazia Letizia

Mi occupo dei Centri Diurni Anziani Fragili della Cooperativa “Cecilia” da gennaio 2014 e quindi sono arrivata che L’Arcolaio ed il Melograno hanno una storia già alle spalle: il primo di 14 anni ed il secondo di 10 anni. Questo significa che sono impostati e strutturati su una loro metodologia di lavoro acquisita con l’esperienza in tutti questi anni e con la guida di una professionalità diversa dalla mia: quella dell’assistente sociale Mimmo Marzuco che è ora in pensione.

Il gruppo di operatori di entrambi i centri, Arcolaio & Melograno, proviene dal Servizio di Assistenza domiciliare agli anziani e disabili nel quale inizialmente si sono formati e che la cooperativa gestisce con la committenza dei Servizi Sociali del VII Municipio del Comune di Roma.

In questo particolare momento i nostri CDAF, come tutti i servizi alle persone, risentono fortemente della stasi economica  e della crisi socio-politica che caratterizza le vicende del Comune di Roma e quindi del Dipartimento Politiche Sociali, Sussidiarietà e Salute. Possiamo purtroppo affermare che, nonostante 30 anni di collaborazione fra la Cooperativa “Cecilia” ed il Comune di Roma, lavoriamo in un clima di grave ed insolita precarietà con prospettive limitate al breve periodo (circa tre mesi) dopo il quale la continuità di molti progetti viene messa in discussione per l’insicurezza del bilancio economico comunale.

 Ma continuiamo l’analisi dei nostri servizi per capire l’importanza della loro stabilità ed affidabilità per il buon andamento sia della vita familiare che di quella lavorativa della popolazione “attiva/produttiva” della nostra società.

I nostri ospiti attualmente sono 28 ed hanno un’età compresa mediamente tra i 75 e i 90 anni. Questo significa che, quasi tutti, già da almeno 10 anni si avvalgono dei Centri Diurni con un effetto di prevenzione del decadimento psicofisico e di parziale mantenimento dell’autosufficienza. Sono affetti da varie patologie legate all’età, soprattutto patologie cardiovascolari e diabete, deficit cognitivi, demenza di livello medio-lieve, molti soffrono di  vari gradi e tipi di depressione, ansia e lutti.

Quasi tutti vivono a casa propria da soli (un anziano vive in casa famiglia perché anche disabile; un altro in una residenza per malati psichiatrici; un altro a casa della sorella; un ipovedente con il coniuge) e vengono accompagnati ai  centri dal nostro servizio di trasporto.

Le attività proposte agli anziani o da loro richieste,  tengono conto delle abilità acquisite nel corso della vita, delle risorse disponibili, delle condizioni di equilibrio fisico, psicologico e sociale, ed  hanno l’obiettivo di valorizzare e sostenere le capacità funzionali per aiutarlo a mantenere la massima autonomia possibile e una buona relazione con l’ ambiente, al fine di migliorare la sua qualità di vita.

Ogni centro ha attivato nel corso degli anni i propri laboratori anche in base alle risorse creative degli operatori e degli educatori professionali. Ecco i principali laboratori ed attività:

  • Lettura di libri e quotidiani
  • Redazione ed edizione del giornalino “Nonni Sprint”
  • Racconti e storie di vita (digital storytelling e progetto InTouch)
  • Disegno
  • Giochi da tavolo
  • Documentari e films
  • Orto e giardinaggio
  • Cucina
  • Attività all’aperto e brevi escursioni
  • Visite a ville storiche e  museiE auspico che gli operatori ed educatori, ricchi di queste esperienze, raccontino quelle più significative su questa pagina.Questi Centri hanno ancora una certa disponibilità di presa in carico di circa 10 utenti e non mancano le richieste raccolte nella lista d’attesa dall’Agenzia Social Center. Purtroppo, anche questa possibilità è bloccata dalle incognite prima indicate ma anche per:
  • l’incertezza se vi sarà un accorpamento dei CDAF fra IX e VII Municipio
  • l’ indeterminatezza della Committenza ad aprire un nuovo bando o prorogare ancora il servizio con le stesse attuali modalità.

 

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