I MODELLI TRAUMATICI NEL CRISTIANESIMO

Vedere ma non toccare ...

Vedere ma non toccare …

Gli esseri umani sono sistemi di autosuggestione estremamente sensibili. Continuiamo a rovistare nelle antiche ferite anche quando conosciamo già tutto di esse, generando così nuove ferite fino a che l’intera esistenza è sofferenza e l’unico sentimento è un intenso dolore. Così ci ipnotizziamo dicendo: “Nulla cambia; tutto rimane com’era”.

Nel cristianesimo si è avuta e si ha tuttora un’enorme intensificazione dei modelli traumatici a livello individuale attraverso il ricordo collettivo della morte di Gesù, specie nella chiesa occidentale. Nelle rappresentazioni artistiche la resurrezione e la trasformazione sono raramente espresse. Da 2000 anni le sue cinque ferite stanno sanguinando: un’immagine ipnotica che ha intensificato, se non addirittura creato, un modello traumatico in moltissime persone. Raramente l’arte cristiana della Chiesa occidentale lascia trasparire la fiducia nel modello della crescita; la Chiesa orientale, invece, manifesta più spesso il rapporto tra morte e trasformazione. Per esempio, nelle icone russe, il sangue sgorga dalla ferita del costato del Crocefisso e va a cadere sul cranio di Adamo, ai piedi della croce, così da includere lui, il primo uomo, e l’umanità in generale, nella nuova vita. Per il cristianesimo tradizionale ciò avviene nell’altro mondo piuttosto che su questa terra.

Tra i molti sintomi  che illustrano chiaramente il modello traumatico dell’incapacità di dimenticare e dimostrano il ritiro dell’energia vitale dal corpo troviamo: disturbi di stomaco, riduzione della sessualità, paralisi psicologica (scissione psicologica dalla metà inferiore del corpo (v. Plotino e Paolo).

La persona presente al proprio corpo non si vive nient’altro che come in rapporto. Essa stessa è il modello erotico. Al contrario, la persona che si isola nel passato e nel futuro è inesorabilmente tagliata fuori perché la sua vita segue la traccia traumatica.

Ogni rapporto è polare, in quanto è identico all’area di tensione dal polo complementare. L’attrazione che due persone provano l’una verso l’altra viene rafforzata dalla coscienza delle polarità che esse incarnano. In entrambe vengono mobilitate polarità che, senza quel rapporto,sarebbero soltanto pura possibilità, vita non vissuta. Da ciò scaturiscono tensione, eccitazione, erotismo. Diversamente, le persone centrate su di sé, prigioniere dei dolorosi ricordi delle vecchie ferite, non possono accedere al gioco polare di un rapporto. Le loro relazioni sono noiose. L’antico trauma riaffiora: sono respinto, abbandonato, isolato, non amato. Polarità significa rapporto, cioè condividere l’eccitazione della vita e andare ancora oltre, sullo stesso cammino. Afferro le mani che si tendono verso di me. Il contatto fisico porta ad un piacevole aumento di forza. Il lasciarsi coinvolgere dal contatto risveglia un legame. I nostri corpi vibrano elettrizzati, trasudano un’energia radiosa. Tu risplendi. Non parliamo. In questo momento le parole sarebbero controproducenti e noi torneremmo ad essere oggetti, contrapposti l’uno all’altra, isolati nel modello traumatico. Tutto ciò che è nuovo è senza parole. Chi parla troppo adesso ricade nei vecchi modelli. Reggiamo la tensione del silenzio … la vita sussurra … un sorriso … tenersi le mani … dissolvere l’IO pensante nelle azioni dell’amore. Ecco il nuovo insight! L’energia s’intensifica; ciò che era bloccato diventa leggero e flessibile.

E’ SCOCCATA L’ORA DELLA  GIOIA!

da:  Peter Schellenbaum “la ferita dei non amati, Red Edizioni, 1991

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PSICOENERGETICA: MODELLO TRAUMATICO E MODELLO EROTICO

avere paura

Un modo per capire se stiamo vivendo sulla traccia traumatica o su un principio di energia (traccia erotica) è osservare la psicoenergetica della respirazione. Il flusso del respiro è secondo due direzioni: 1) l’espirazione verso il mondo esterno,2)l’inspirazione verso il Sé interiore. La persona sana pulsa in questo doppio movimento tra il mondo esterno e se stessa. Quando una persona espira, si muove verso il mondo, quando inspira si ritira. Ci viviamo alternativamente nella conquista quando espiriamo e nella raccolta di energia quando inspiriamo. Il nostro occhio interiore guarda all’esterno quando espiriamo e all’interno quando inspiriamo. Il movimento centrifugo e centripeto dell’energia vissuto in questo modo implica un’esperienza unitaria, indivisa.

Negli individui che hanno vissuto traumi di abbandono si verifica una frattura tra il processo biologico e l’esperienza soggettiva di tale processo. Essi vivono il movimento centrifugo della respirazione (l’espirazione) con un movimento centripeto delle emozioni e viceversa. Quando espirano, invece che abbandonarsi, si comportano come se fossero sfiancati dal peso di una pressione esterna. Mentre, quando inspirano, sembrano capaci di affrontare il mondo esterno con un atteggiamento più disteso.

Questa scissione si esprime nell’espirazione in quei soggetti che avvertono una pressione opprimente anziché un piacevole desiderio di vita.

Nel fuoriuscire del respiro essi non si lasciano andare nel mondo. Si aggrappano ansiosamente al proprio IO piuttosto che sperimentare il loro potere nel comunicarsi e nel dedicarsi. Di conseguenza, la loro energia non può fluire liberamente verso l’esterno, ed essi si sentono impotenti e sofferenti e avvertono il mondo esterno come qualcosa di soverchiante. Specie nel momento dell’espirazione, quando un abbandono senza difese sarebbe più appropriato, essi si concentrano disperatamente su se stessi, alla ricerca di protezione.

La persona traumatizzata che prende coscienza del contrasto tra il ritmo biologico espirazione/inspirazione ed il proprio ritmo psicologico dell’abbandonarsi e dell’ostacolare, sperimenta un cambiamento che nasce dalla nuova consapevolezza dell’erronea associazione dell’espirazione con l’autoconservazione e dell’inspirazione con lo stabilire dei rapporti.

Questo processo si può facilitare pronunciando interiormente le parole “lasciar andare” o “mondo” durante l’espirazione (butta fuori tutta l’aria) e“prendere dentro” o “se” durante l’inspirazione (con l’immissione di aria nei polmoni). Con il tempo diverrà naturale l’equilibrio del flusso respiratorio che diventerà un evento olistico, biologico(respirazione) e psicologico(energia vitale) allo stesso tempo.

Finchè dotiamo l’espirazione e l’inspirazione di messaggi psicologici opposti, ci troviamo sulla traccia traumatica. Quando invece il corpo e la psiche si uniscono in un unico flusso di esperienza, siamo legati a tutto ciò che è vivente e perseguiamo il modello erotico. Siamo capaci di spostare la nostra attenzione dalle pressioni esterne all’impulso interiore.

IL POTENZIALE DI AUTOGUARIGIONE

Per stimolare questo potenziale serve una benevola e rilassata attenzione verso i processi autonomi che avvengono nel nostro corpo … se noi non interferiamo. Lascio che sia il corpo a parlare e sono pronto ad ascoltare anche i messaggi dolorosi. Si propone il percorso intimo e interiore dell’acquisizione della consapevolezza lungo il quale, contrazioni e tensioni si dissolvono spontaneamente quando vi rivolgiamo l’attenzione.

Non è l’amore ma la paura dell’amore che rende necessaria la terapia.

L’amore esplode spontaneamente nella nostra vita quando ogni resistenza svanisce, sia l’amore per gli altri sia l’amore per se stessi.

Se dedichiamo a noi stessi la calda attenzione di cui non abbiamo goduto al momento opportuno, ci viviamo in modo nuovo e ci sentiamo amati.

Non è l’amore di un altro che può guarirci dall’antica ferita (depressione), ma l’amore che diamo a noi stessi attraverso una diligente attenzione.

L’AMORE E’ ANOMALO

L’AMORE SCARDINA E ROVESCIA LE REGOLE:

1)      Quelle apprese nella famiglia di origine, il modo in cui si pensa e si sente perché la persona amata è diversa da me, mi mette in discussione e allarga l’orizzonte della mia vita;

2)      Quelle stabilite dalle convenzioni sociali e quindi l’adattamento reattivo a ciò che gli altri si aspettano e pretendono da me;

3)      Quelle che l’individuo stesso si è imposto con le proprie paure e incertezze.

L’amore ci dà coraggio, ci permette di agire liberamente e di avventurarci nell’ignoto.

L’amore è indivisibile. Chi esclude se stesso dall’amore lo perde completamente!

da Peter Schellenbaum, La ferita dei non amati, Red Edizioni, 1991

 

 

LA FERITA PIU’ ANTICA

amore e compassione

(…) Da un punto di vista sociale, la ferita dei non amati è legata alle “vaghe negazioni” che l’individuo fa proprie per apatica sottomissione alle regole dettate da famiglia, nazione, cultura e religione, ossia al rifiuto di quegli aspetti dell’espressione umana che la società non accetta. Questa sottomissione forzata viene trasmessa ai figli, che prima soffrono, quindi tacciono e infine, come i genitori, fanno soffrire altri.

Nel suo studio sul magnetismo, Peter Sloterdijk definisce l’uomo civilizzato come palude di stagnante negatività.

Le regole sociali vengono allora riconosciute per quello che sono: convenzioni, che a differenza delle norme fisse, possono essere modificate quando si rivelano più dannose che utili.

Quanto più ci liberiamo dal sentimento di non essere amati, tanto più riusciamo a permettere che queste norme fossilizzate scoppino come pustole infette. Non essere amati è “normale”, poiché le norme non affermano gli aspetti determinanti di ciò che in noi e negli altri è degno di amore; al contrario, l’amore è “anomalo” in quanto accetta ciò che la norma rifiuta.

(…) Poiché la fedeltà alle regole e la carenza d’amore sono legate tra loro, lo studio dell’analista, non può essere un luogo di fuga dalle realtà sociali. Al contrario, deve diventare un luogo in cui l’individuo diviene più consapevole di se stesso come punto d’incontro tra quanto gli è proprio e quanto proviene dall’esterno. Solo in questo modo si possono aprire nuovi spazi per quegli aspetti di umanità finora rifiutati.

(…) La vergogna scaturisce laddove vi sono punti di conflitto tra individuo e società. Non amiamo ciò che ci fa vergognare: lo nascondiamo; temiamo di essere disonorati, disprezzati e respinti.

Questa vergogna non va confusa con il naturale pudore, la riservatezza di cui abbiamo bisogno, la ricerca naturale dell’intimità.

(…) E’ difficile resistere alle parole che provengono dal nostro intimo, proprio com’è difficile reggere uno sguardo. Chi da bambino non è stato amato[1] trova difficile amarsi sotto lo sguardo di un’altra persona: continua a sentirsi non amato, anche quando è vero il contrario. E’ una verità che vale anche per chi è stato amato troppo o nel modo sbagliato. La carenza d’amore si cela dietro molte maschere. LA FERITA DEL NON AMATO E’ LA FERITA DELL’ESSERE UOMO!!

Quando invece riusciamo a rimanere nel campo magnetico di uno scambio di sguardi, diveniamo vitali e creativi. E’ possibile imparare a reggere la tensione dal punto critico in cui si decide il tutto, ad andare avanti conservando l’energia e la gioia di vivere.

(…) il principio “conosci te stesso” dovrebbe essere integrato dal principio “ama te stesso”, poiché a livello psicologico conoscenza e amore sono INSCINDIBILI – INSEPARABILI.

Possiamo riconoscere la persona non amata dal fatto che rispecchia gli altri laddove non conosce e non ama se stessa.

E ci perdiamo nei giochi del “non amore”:

  • Ancora la persona sbagliata!
  • Pur di essere amato … (dipendenza)
  • Io ti amo! Amami anche tu! (soffocamenti e pretese)
  • Non credo che tu mi ami (sensi di colpa/istinti di redenzione)

da:  Peter Schellenbaum “la ferita dei non amati, Red Edizioni, 1991

 Peter SchellenbaumPeter Schellenbaum è uno psicoanalista e scrittore di saggistica svizzero che ha istituito la psicoenergetica, un metodo psicoterapeutico  che mira a un’integrazione coerente dei processi mentali e fisici .

Ha studiato teologia e ha lavorato come cappellano studente a Monaco di Baviera . Si è formato in Psicologia Analitica seguendo C. G. Jung presso l’ Institute di Zurigo, e dove ha lavorato come analista didatta , ricercatore e docente . Dal 1993 dirige una scuola di formazione di psicoterapia  in Svizzera .
La concezione psicoterapeutica di Schellenbaum si espande a partire dalla psicologia del profondo di C.G.  Jung e fino all’ approccio della fisica . Da quest’ ultimo ha sviluppato il metodo di psicoenergetica o corpo – psicoterapia. Le sue opere permettono di attingere a questo metodo in modo piuttosto frammentario e processuale, dal momento che l’attività psicoterapeutica  è  ” vivificante “! Infatti, la  ” (…)  Psicoenergetica porta l’esperienza e l’intuizione che tutto – ma proprio tutto – ciò che una persona sta facendo si esprime in immagini o gesti.  La persona può apparire  irritabile o malata, ma ha un’ unica fonte di energia con la quale si esprime e che concorda con se stess0.” ( P. Schellenbaum, Il no in amore. Dipendenza e autonomia nella vita di coppia, Red Ed., Como (tr. it.) (1992) Prendi il tuo lettuccio e cammina!) .


[1] Da persone psicologicamente illuminate quali siamo, raccontiamo senza inibizioni che da bambini siamo stati lasciati soli in questa o quell’occasione, che non siamo stati compresi, che i genitori erano troppo rigidi o avevano pretese eccessive, che erano incapaci d’interessarsi alle nostre particolari inclinazioni, e così via. TUTTAVIA LA CARICA DI ENERGIA E’ PIU’ FORTE DI QUELLO CHE POSSONO ESPRIMERE LE PAROLE. E così, proseguendo il nostro tortuoso cammino, ci nascondiamo la chiara e semplice verità: ”Non sono stato amato e continuo a non esserlo

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