Fare i conti con la propria ombra: come il Nemico diventa utile

illuminare e trasformare l’oscurità

illuminare e trasformare l’oscurità

Perché è tanto importante “lavorare” sulla propria Ombra? Cioè sui difetti e le imperfezioni del proprio carattere? In primo luogo perché permette di avere una maggiore consapevolezza di sé,  ci rende più umani e più autenticamente in relazione con gli altri. Infatti, divenire consapevoli delle proprie proiezioni significa vedere l’Altro per quello che è. Invece, non fare i conti con la propria ombra, significa mantenere al di fuori della luce un lato della propria personalità, rinnegandone perfino l’esistenza e, a lungo andare, accendere una dura lotta (conflitto) con quest’aspetto della personalità giudicandolo duramente.

L’Ombra non è necessariamente sinonimo di male o cattiveria. Mentre il male può originarsi e prosperare nelle paure umane, come quella del dolore e della punizione. In particolare, i sensi di colpa, la paura della punizione,  mantengono molte delle nostre imperfezioni imprigionate nell’oscurità, dove perfino noi non vogliamo riconoscerle perché crediamo di doverci poi punire a causa loro. Ci riferiamo anche  ai comportamenti che, in termini evangelici, tendono a vedere la pagliuzza nell’occhio dell’altro, ma non la trave che si ha nel proprio.

Carl Gustav Jung, in tutta la sua opera parla di Ombra da diverse angolazioni, tuttavia una lettura attenta dei suoi lavori permette di considerare che egli predilige interpretare l’Ombra come una componente strutturale ed ineliminabile, sia pur trasformabile, della personalità. Ciò è evidente in alcune definizione di Ombra ritrovabili nei suoi scritti.

Per esempio, in Tipi Psicologici (1921), nonostante il termine Ombra ricorra poche volte, è implicito in tutto il discorso che l’ introverso e l’ estroverso costituiscano reciprocamente l’uno l’Ombra dell’altro, come ben metterà in evidenza il suo concetto di dualismo, degli opposti, dei divisi. Ed è proprio la consapevolezza di tale dualismo  a rendere possibile  la percezione dell’ unità di parti che non si escludono a vicenda, anzi sono necessarie l’uno all’altro.

Il principio degli opposti rivela così l’ unità dinamica della psiche: un sistema che si regola in modo autonomo, in cui la coscienza e l’ inconscio sono complementari tra loro. Rifiutare di riconoscere questo sistema provoca parzialità, mancanza di equilibrio e quindi perdita di completezza. Dice Jung:  “Devono esserci sempre l’alto e il basso, il caldo e il freddo, e cosí via (…) la questione non è convergere nell’opposto, ma preservare i valori precedenti insieme con il riconoscimento dei loro opposti”. Nulla viene rigettato e nulla viene accettato come valore assoluto. La realizzazione dell’ unione degli opposti è  l’optimum perché porta con sé la libertà spirituale, vissuta in una personalità integrata e unificata.

In L’Io e l’Inconscio (1916-1928) Jung  scrive che l’Ombra simboleggia “l’altro lato”, “il fratello oscuro”;  viene paragonata alla nigredo, la nerezza, che appartiene di per sé alla prima materia, che talvolta invisibile, è inseparabile da noi e fa parte della nostra totalità. L’Ombra è quindi parte integrante della personalità , o meglio spesso da integrare.

Come ben riassume Jolande Jacobi in La Psicologia di C.G. Jung, l’Ombra “è una parte dell’individuo, una specie di scissione della sua essenza, che però è a lui legata.”

 In Psicologia e Religione Jung (1938-1940) scrive: “Ognuno è seguito da un’Ombra, tanto più nera e densa quanto meno è incorporata nella vita cosciente dell’individuo”.

In La Psicologia della Traslazione (1946) Jung scrive che conoscere la propria Ombra rende l’uomo corporeo cioè Jung intendeva dire che scoprire la propria Ombra rende terreni, più umili e meno onnipotenti.

E’ la consapevolezza dunque che permette di cambiare e di evolversi. Per esempio, ammettiamo che un proprio lato d’ Ombra sia l’avidità: se uno non è consapevole di questo suo tratto esso agisce, entra cioè senza mediazioni nella propria vita, mentre l’essere ben consapevoli della propria avidità permette una riflessione su di essa. Un’avidità cosciente può così trasformarsi in parsimonia, ed essere annoverata fra le qualità auspicabili per l’individuo e per la società. E così, la riappropriazione di un contenuto psichico inconscio libera energia di cui può disporre la coscienza.

Come noto Jung divide il possibile orientamento della coscienza in quattro funzioni: il pensiero, il sentimento, la sensazione, e l’ intuizione. Di queste quattro una sarà dominante, nel senso che sarà la risorsa psichica che effettivamente utilizzerà la coscienza per muoversi nel mondo, due saranno parzialmente coscienti, ed una si presenterà radicalmente inconscia . La funzione inferiore  è per definizione lenta, infantile, ingenua, tirannica e  proprio in virtù di queste sue caratteristiche tende a contaminarsi con l’ Ombra.

L’ Ombra e la funzione inferiore servono a compensare la coscienza, a mitigarne l’unilateralità e riportare l’uomo verso la sua totalità. Considerata e valutata nel complesso della personalità, l’Ombra, piuttosto che essere considerata come un Nemico per sé e per gli altri, può svolgere una funzione costruttiva. Scrive Jung: ” (…) il riconoscimento della propria Ombra rende le persone più consapevoli e  fa porre attenzione e cura ad elementi poco conosciuti, poco sviluppati, poco padroneggiati, ma dai quali possono giungere nuovi ed inaspettati sviluppi della personalità.”

Jung tende a dividere l’Ombra in due diverse forme: l’ Ombra personale, e l’ Ombra collettiva. L’Ombra personale è figlia della propria storia, delle proprie rimozioni, di quei tratti psichici che il proprio ambiente di provenienza tende a far rimuovere.

L’Ombra collettiva, che già appartiene alle figure dell’inconscio collettivo e che corrisponde, ad esempio, a una figura negativa del Vecchio Saggio o alla parte oscura del Sé, simboleggia per così dire il lato posteriore del dominante spirito del tempo. Esempi di Ombra collettiva, intesa come l’altro lato dello spirito del tempo, sono ben presenti in letteratura. Si pensi in proposito a come celebri romanzi, quali “Lo strano caso del Dottor Jekill e Mister Hyde” di Louis Stevenson, o “Il lupo della Steppa” di Hermann Hesse, mostrino chiaramente il Doppio, l’alter ego, di una certa società. L’Ombra collettiva, oltre ad essere collegata con lo spirito del tempo, è inevitabilmente connessa con il tema del male.

Ma un’anima divisa tra l’oscurità (negata) e la luce rimane debole, per contro, l’anima integrata è forte, ben centrata e senza paura. Per smettere di punirci, per affrontare, integrare e trasformare le parti di noi che stiamo nascondendo, abbiamo bisogno di guardare nell’oscurità … accendendo la nostra luce della verità che ci permette di vedere il nostro lato oscuro ed accettarlo come parte della nostra totalità. Perciò con il nostro stesso riflesso di luce (verità) brilleremo come un faro abbagliante e saremo sinceramente in pace in noi stessi perché abbiamo praticato l’onestà verso noi stessi, togliendoci qualsiasi maschera, scoprendo la nostra vera essenza ed accettandola. E solo poi potremo imparare l’amore che non ferisce e la gentilezza che non si aspetta nulla in cambio.

Questo fenomeno è praticamente osservabile in moltissime situazioni: nelle relazioni individuali, in quelle tra gruppi, tra membri dello stesso gruppo, nel rapporto tra nazioni. E non supereremo le nostre debolezze se nasconderemo e negheremo i nostri sentimenti, indipendentemente da quello che sono. Quando ci sentiremo abbastanza coraggiosi da guardare il nostro lato oscuro senza giudicarci cattivi, impareremo come illuminare e trasformare l’oscurità.

Infine, riprendendo una figura archetipica jungiana, quella dell’ Angelo, dopotutto neanche gli angeli sono perfezionisti. Tranne uno solo, è vero, ma è caduto!

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