I confini nella famiglia come sistema: funzionalità, rigidità,disimpegno

famiglia

Nell’ottica sistemico-relazionale la famiglia viene considerata un sistema. Questo comporta che ogni suo componente viene considerato in connessione con gli altri e che al cambiamento di un elemento consegue il cambiamento degli altri elementi del sistema familiare.

Nell’ottica sistemico-relazionale ogni azione è la reazione a un’altra azione, e ciò porta a una complessità di influenze reciproche. Nel modello elaborato da Salvador Minuchin e adottato dagli psicoterapeuti familiari, la famiglia può essere descritta da una struttura nella quale sono rintracciabili sottosistemi:

  1. quello coniugale
  2. quello genitoriale
  3. quello dei figli
  4. quello dei fratelli
  5. quello dei nonni
  6. quello dei nipoti
  7. quello dei cugini

demarcati da confini generazionali e gerarchici.

© immagine di M. G. Letizia

© immagine di M. G. Letizia

I confini sono l’espressione delle regole familiari che definiscono il ruolo di ognuno, l’ invisibile insieme di aspettative che determina il comportamento di ogni membro all’interno del sistema stesso. I confini tipici delle famiglie funzionali  sono chiari/calibrati e cioè  i confini tra i sottosistemi sono chiari e definiti in modo tale da permettere ai membri di ogni sottosistema di esercitare le loro funzioni senza indebite ingerenze ma anche di permettere il contatto fra i componenti del sistema. I confini diffusi sono quelli che troviamo in una famiglia invischiata, nella quale c’è un forte coinvolgimento tra i vari componenti della famiglia, c’è una certa indifferenziazione dei vari sottosistemi e la tensione esperita da un singolo si riflette con forza sui diversi sottosistemi.

Tale condizione si può presentare anche nel caso di famiglie nucleari particolarmente isolate o con sottosistemi poco articolati, lontani o inesistenti. I confini rigidi sono rintracciabili nelle famiglie disimpegnate, nelle quali mancano completamente il senso di appartenenza e di interdipendenza, non c’è capacità di dare sostegno o fornire aiuto agli altri, non viene sentita la genitorialità. A volte sono famiglie multiproblematiche.

Essendo un sistema vitale, la famiglia  si trova ad affrontare  nel tempo una serie di eventi e trasformazioni che comportano un cambiamento della sua struttura e che quindi richiede una ristrutturazione della trama dei rapporti tra i suoi componenti.

generazioni

Ad ogni passaggio di ciclo vitale, infatti, si verifica l’ingresso o l’uscita – reale o anche psicologica – di un elemento. Possono verificarsi eventi normativi, piacevoli o spiacevoli, ma comunque attesi, come ad esempio la nascita di un figlio, l’ingresso nella scuola (sempre più in tenera età),  la morte di un parente anziano, ecc., ed eventi paranormativi, piacevoli o spiacevoli, ma imprevedibili e quindi altamente stressanti, quali una vincita alla lotteria, la morte di un familiare in giovane età, ecc. Secondo J. Haley quando una famiglia non riesce ad effettuare il cambiamento e si blocca in una certa tappa del ciclo vitale, interrompendone l’evoluzione, nascono i sintomi a carico di uno o più membri della famiglia. L’obiettivo della psicoterapia familiare è allora quello di riattivare una crescita della famiglia, che si evidenzia con il passaggio alla fase successiva di ciclo vitale. Le normali tappe del ciclo vitale sono:

Il periodo del corteggiamento E’ il periodo in cui si passa dall’adolescenza all’età adulta.

Il giovane deve apprendere delle competenze relazionali e utilizzarle nella sua vita sociale, lasciando la base sicura offerta dalla famiglia per affrontare esperienze di studio, lavorative, sentimentali, che comportano un distacco fisico o emotivo dai familiari. Questo processo inizia nell’adolescenza e si conclude con il distacco fisico e/o emotivo della persona dalla famiglia.

Tale distacco è chiamato individuazione.  

Per arrivare a questa differenziazione è necessario un movimento disgiuntivo da parte di tutti i membri del sistema, tra i quali avviene la negoziazione delle modalità di distacco.

Le famiglie invischiate avranno maggiori difficoltà a negoziare questo distacco perché i vari membri  lo sentiranno come una sorta di tradimento. Un vero distacco è inoltre possibile solo se si è potuto esperire un senso di appartenenza alla famiglia, ciò che non può avvenire nella famiglia disimpegnata. Il periodo del corteggiamento è caratterizzato da una certa complessità ed è proprio in questa fase che l’individuo più spesso si rivolge a un terapeuta.

  • Il matrimonio e le sue conseguenze Il matrimonio è innanzitutto un rito e segna, come molti altri riti, il passaggio da una condizione a un’altra, aiutando le persone coinvolte ad elaborare le emozioni ad essi collegate. La nuova coppia, all’inizio della sua vita matrimoniale, dovrà negoziare un considerevole numero di regole relazionali, che non vengono discusse, ma semplicemente agite. Nel mettere in atto il processo di accomodamento reciproco, ognuno dei membri della coppia mette in atto una serie di modelli transazionali appresi dalla propria famiglia d’origine cercando di imporli al partner.

Questo produrrà tensioni, ma gradualmente la coppia creerà modelli transazionali condivisi da entrambi. Un altro compito molto importante sarà quello di stabilire una giusta distanza emotiva dalle famiglie d’origine, costruendo un nuovo tipo di rapporto con i genitori, i fratelli  e i parenti acquisiti, allo scopo di avere uno spazio in cui sperimentare la propria autonomia di persone adulte.

Con il matrimonio si ripropone la fusione che ognuno dei coniugi aveva con i propri genitori e per evitare l’angoscia della fusione alcuni partners possono adottare una sorta di “divorzio emotivo” (ad esempio i due coniugi rimangono distanti a causa dell’ipercoinvolgimento di uno dei due nel lavoro o nella socialità al di fuori della famiglia).  

  • Nascita ed educazione dei figli La nascita di un figlio, soprattutto del primogenito, produce nel sistema familiare innumerevoli cambiamenti. Nasce il sottosistema genitoriale accanto a quello coniugale già esistente, mentre nelle famiglie d’origine dei neo-genitori si creano i ruoli di nonni e di zii.

Molti accordi stabiliti nel primo periodo del matrimonio devono essere rivisti e subiscono cambiamenti, così come i modelli transazionali messi a punto in precedenza, in virtù del fatto che da uno schema relazionale a due si passa ad una triade. In questo periodo problemi pratici ed organizzativi fanno sì che la giovane coppia sia piuttosto coinvolta con le rispettive famiglie d’origine, ciò che può provocare ingerenze da parte degli altri nell’educazione del figlio. La stessa educazione della prole può essere causa di conflitto tra i genitori, i quali possono avere stili educativi differenti, più o meno permissivi.

  • Le difficoltà del periodo centrale del matrimonio Uno dei periodi critici del periodo centrale del matrimonio è l’ingresso dei figli a scuola, per due ragioni: 1) perché eventuali discrepanze nello stile educativo dei due genitori più facilmente diventano evidenti, in un contesto nel quale se ne può valutare l’effetto; 2) perché l’ingresso del bambino a scuola rappresenta la prima esperienza di uscita del bambino dal nucleo familiare e i suoi genitori cominciano a fare esperienza del fatto che mano a mano che il figlio cresce, sempre più si allontanerà dai genitori e i due coniugi resteranno soli, uno di fronte all’altro. In questo periodo del ciclo vitale della famiglia non ci sono cambiamenti nella composizione, tuttavia i cambiamenti strutturali sono causati dal fatto che i figli crescono e si verifica un lento e progressivo svincolo dalle figure genitoriali.
  • La crisi adolescenziale può essere vista come una lotta tra genitori e figli per mantenere le vecchie posizioni gerarchiche all’interno del sistema familiare, a fronte di richieste di crescita e di cambiamento da parte dell’adolescente.  
  • L’emancipazione dei genitori dai figli Il movimento di emancipazione dalla famiglia d’origine deve essere incoraggiato dai genitori i quali devono inviare messaggi incentivanti e di stima, comunicando al figlio che è pronto per farcela. In alcune culture esistono riti di iniziazione che sanciscono il passaggio dell’individuo dall’adolescenza all’età adulta. Da noi il processo è molto lungo: inizia intorno alla maggiore età e, a causa delle difficoltà nell’ambito lavorativo legate all’attuale congiuntura socio-economica, può protrarsi fino ai quaranta anni. La ragione per la quale il passaggio a questa fase può essere difficoltoso sta nel fatto che spesso la coppia dà più spazio agli aspetti genitoriali della relazione, rispetto agli aspetti coniugali. Perciò in genere il matrimonio entra in una crisi che progressivamente si dissolve, mano a mano che i due coniugi risolvono i loro conflitti e trovano un nuovo modo di essere coppia, permettendo al figlio di avere il proprio partner e la propria professione. Spesso questo processo di autonomia è ostacolato dalla dipendenza economica della giovane coppia dai propri genitori.

Quando il sistema familiare non riesce a sopportare l’angoscia della separazione, il figlio può sviluppare un sintomo psicologico anche grave e restare a causa di questo in famiglia, senza minare l’equilibrio disfunzionale esistente.

  • Il pensionamento e la vecchiaia Il pensionamento produce dei cambiamenti nella struttura familiare dal momento che la persona, concludendo la sua vita lavorativa, si ritrova a vivere la più rilevante parte del tempo in famiglia, coinvolgendosi maggiormente all’interno della famiglia. Dal momento che si conclude la vita lavorativa dell’individuo, il periodo del pensionamento è spesso connotato da tristezza, sentimenti depressivi, senso di inutilità legato alla mancanza di produttività.

Il pensionamento obbliga inoltre i coniugi a condividere più tempo di quanto non abbiano mai fatto a partire dal matrimonio. Questa maggiore condivisione comporta ancor più che nelle altre fasi il confronto delle dinamiche di interazione coniugale e la messa a punto di nuove regole, nonché la risoluzione di eventuali conflitti.

chagall volo sulla città

 Lo sforzo della coppia deve essere teso a trovare degli interessi e rinnovare il suo impegno nella relazione coniugale.

In questa fase accade talvolta che una persona della famiglia sviluppi una sofferenza psichica, dando modo al pensionato di occuparsene e di farlo sentire utile. Ad un certo punto della vita uno dei due coniugi rimarrà vedovo e dovrà rientrare in famiglia, dove le generazioni più giovani si prenderanno cura di lui.  Anche questo può essere un momento di crisi che può indurre la famiglia a ricoverare il vecchio in un istituto.

In ognuna delle fasi del ciclo vitale descritte possono verificarsi problemi che inficiano il funzionamento della coppia, persino durante la fase del corteggiamento, dal momento che le stesse ragioni che hanno determinato l’inizio di una relazione sentimentale possono causarne la fine. Ad esempio può accadere che una giovane coppia decida di sposarsi allo scopo di sfuggire al controllo opprimente delle famiglie d’origine.

Ma i protagonisti di un matrimonio basato su queste premesse dovranno presto trovare delle altre ragioni per stare insieme, altrimenti la coppia naufragherà.

Bibliografia

L. Cancrini,  C. La Rosa, Il vaso di Pandora, Carocci Ed., 2001

J. Haley, Il distacco dalla famiglia. La crisi del giovane e la terapia della famiglia, Astrolabio Ubaldini, 1983

S. Minuchin, Famiglie e terapia della famiglia, Astrolabio Ubaldini, 1974

AA.VV., Famiglia: un’avventura da condividere. Valutazione familiare e terapia sistemica, Boringhieri, 2009

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