L’abbraccio

Gustav Klimt – L’abbraccio, 1905

Per poter abbracciare dobbiamo aprire le nostre braccia e insieme anche il nostro cuore. Ci apriamo verso un altro essere, lo invitiamo a venire più vicino, nelle nostre braccia, nel nostro cuore.

Forse, anche l’altro aprirà le sue braccia e insieme il suo cuore. Anch’egli ci invita a venire più vicino, tra le sue braccia, nel suo cuore.

Alla fine entrambi si stringono e si abbracciano con intensità. Ma solo per poco, perchè da quell’abbraccio stretto ci dobbiamo sciogliere. L’abbraccio si deve allentare, deve lasciare a ognuno lo spazio nel quale potersi mettere in relazione anche con altre persone. Allora, interiormente, lasciamo aperte le nostre braccia e il cuore aperto a molti esseri umani, a tutti gli esseri umani e alla vita, all’esistenza, al tutto.

Questo è il vero grande abbraccio. Solo in esso il nostro intimo abbraccio può essere al sicuro e protetto.

In esso siamo collegati al tutto e insieme vicini, come pure lontani.

Continua la lettura in Bert Hellinger, Nella quiete e nella gratitudine, Accademia, 2007

L’attesa

 

Ti ho aspettato ma non sei venuto“.

Talvolta ci capita di dirlo a qualcuno che abbiamo aspettato invano. Oppure ci capita che qualcuno lo dica a noi, dopo averci aspettato invano.

Cosa accade quando aspettiamo invano? Cosa accade quando lasciamo che gli altri aspettino invano? Ci separiamo da loro e loro da noi stessi.

La domanda è questa: siamo liberi di comportarci diversamente?

E gli altri sono liberi di comportarsi diversamente?

Dobbiamo forse, noi e loro, attendere qualcosa di diverso, anche se l’attesa è lunga?

Forse prima abbiamo atteso, noi e loro , qualcosa che ci ha trattenuto invece di farci andare avanti?

Quando aspettiamo, aspettiamo qualcosa che deve venire.

Tutto ciò che si muove, si muove verso qualcosa che viene. In questo senso, l’attesa è parte di un movimento.

Quando si compie ciò che abbiamo atteso, a volte siamo delusi. Forse è diverso da come ce l’aspettavamo. Tuttavia siamo delusi solo perchè abbiamo smesso di aspettare. In quell’istante smettiamo anche di essere in movimento.

Quand’è che l’attesa finisce davvero? Quando restiamo completamente nell’istante.

L’istante è compiuto, ma solo se rimaniamo presso di lui.

Ma anche l’istante finisce e fa posto al nuovo istante. Allora ci muoviamo di istante in istante, senza attendere. Perchè è certo che il nuovo istante arriverà. In esso troviamo compiutezza, senza attesa.

Continua a leggere in : Bert Hellinger, Mistica naturale, Tecniche Nuove, 2009

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