La costruzione dell’identità nella prima infanzia: il ruolo delle relazioni

Lo sviluppo inteso come processo è promosso all’interno della relazione tra bambino ed adulto o compagno più maturo[1]. Infatti, nei due tipi di relazione sono presenti sempre differenze, discrepanze, incongruenze, derivanti dai sistemi di appartenenza e dai contesti dell’esperienza quotidiana.

Queste differenze, se non eccessive e se collocate in un clima coerente e congruente, caratterizzano positivamente l’ambiente per lo sviluppo perché promuovono la differenziazione, l’articolazione e l’integrazione delle condotte infantili.

Invece, una discrepanza eccessiva nelle condizioni di vita quotidiana della prima infanzia  è un fattore negativo perché può produrre interferenze o regressioni nel livello e nelle forme dello sviluppo che, invece di presentarsi secondo fisiologici decalage[2], si presenta con scollature e lacune.

Per Kaye[3] il fine dello sviluppo nella prima infanzia è la trasformazione del bambino da organismo biologico capace di ritmi e regolazioni endogene, a persona, cioè una trasformazione per cui il bambino diviene un soggetto in grado di partecipare come partner individuale alla relazione di scambio, ai gruppi di appartenenza ed ai sistemi simbolico-culturali.

Dunque, lo sviluppo procede da una condizione di relativa indifferenziazione ad uno stato di crescente differenziazione, articolazione ed integrazione, raggiungendo la meta più avanzata con la capacità di tener conto di punti di vista  diversi dal proprio e, soprattutto, nel saper considerare l’uno sulla scorta dell’altro e viceversa, approdando a forme di conoscenza sempre più complesse.

La crescente percezione di sé come organismo individuato e differenziato, già alla fine del secondo anno, produce nel bambino un positivo sentimento di sé come soggetto dotato di autonomia, iniziativa e competenza, ma anche un sentimento di perdita e di lutto per il fatto stesso di sentirsi separato dagli altri. Nel terzo anno si realizza la costruzione completa dell’oggetto affettivo, che integra gli aspetti “buoni” e “cattivi” , e così vengono conciliate in un’unica rappresentazione interna le istanze di avvicinamento, contatto ed intimità con quelle di allontanamento, difesa ed aggressione verso i partner significativi. Ora il bambino è capace di contenere le ambivalenze, di concepire un’idea di sé integro e congruo, anche se composto di istanze diverse, discrepanti e qualche volta contraddittorie.[4] In altre parole, ciò che lo sviluppo produce è la costruzione dell’identità, dell’autenticità o della maturità della persona, nella misura in cui è possibile esperire un senso di sé consistente, congruente e di valore; capace di integrare la memoria del passato e la fantasia ed il desiderio del futuro nel sé attuale; connettere i contenuti dell’esperienza interna con quelli dell’esperienza sociale e della vita di relazione; collegare in maniera profonda gli aspetti dell’emozione e quelli della ragione.

L’esperienza di base della crescita è la fiducia, intesa come confidenza e capacità di prevedere che l’altro sarà in grado di accogliere, articolare e dare senso ai propri bisogni, desideri ed intenzioni. Seguono l’autonomia, l’iniziativa ed altre esperienze che rendono il bambino in grado di trasferire la fiducia riposta nell’altro anche in se stesso. “Una volta in grado di affidarsi all’altro, a se stesso ed alla relazione che li lega, il soggetto è pronto ad esperire i sentimenti di intimità ed integrità dell’Io dell’età adulta[5]

Come abbiamo osservato, lo sviluppo del bambino è continuo e discontinuo : è continuo nel senso che l’identità permane attraverso il cambiamento lungo tutto il percorso della vita; è discontinuo nel senso che il cambiamento produce differenze o meglio, progressive ristrutturazioni di una stessa identità nel tempo… e ciò non è un processo lineare, graduale o progressivo. La crescita si muove insomma nell’incertezza e nell’imprevedibilità, procedendo per fasi di plateau e tatonnement[6], nonché per fasi di riorganizzazione rapida, andamento a gradini o salti.[7]


[1] MARCHETTI A.(a cura di,1997), ”Conoscenza, affetti, socialità”, Raffaello Cortina Editore (MI)

[2] v. J.PIAGET

[3] KAYE K.(1982), “La vita mentale e sociale del bambino”, Il Pensiero Scientifico, Roma

(trad. it. 1989)

[4] MAHLER M & ALTRI (1975), “La nascita psicologica del bambino”, Bollati Boringhieri, Torino, (trad. it. 1978)

[5] ERIKSON E.H. (1963),”Infanzia e società”, Armando, Roma (trad. it. 1966)

[6]plateau e tatonnement : fasi caratterizzate da  “stasi” e  “tentativi ed errori”

[7] ASHBY W.R.(1960), “Progetto per un cervello”, Bompiani, Milano (trad. it. 1970)

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