Dal gruppo di lavoro allo “stato mentale razionale organizzato”

UNA  TRACCIA  PER  LA  FORMAZIONE (1997)

a cura di Maria Grazia Letizia

Parto dalla concreta considerazione che in cooperativa esistono di fatto piccoli gruppi che cooperano/collaborano su un oggetto comune di lavoro. Centrando ancor più l’attenzione sul S.U., si possono individuare i gruppi più significativi nei seguenti:

coordinamento tecnico (psicologi , assistenti sociali);

– coordinamento amministrativo / organizzativo composto da quattro operatori del S.U. con una significativa esperienza nell’ assistenza domiciliare;

– piccoli gruppi di assistenti domiciliari accomunati dal lavoro progettato per casi / utenti.

Per ragioni di ruolo e livello di responsabilità, rinvio a luoghi e tempi più adeguati la riflessione sul primo dei gruppi elencati, mentre ritengo maturo ed indispensabile portare il mio contributo alla ricerca di modalità e spazi per la proficua utilizzazione del patrimonio di conoscenze, sapere, esperienza e per la sua comunicazione / circolazione ai vari livelli funzionali di operatività del S.U. e perciò mi occuperò del lavoro formativo realizzabile, anche a mia cura, con gli altri due gruppi.

La recente definizione degli obiettivi/guida e degli standard di ottimizzazione del tempo-lavoro/energie da parte della Responsabile del S.U., mi rimandano con chiarezza alla possibilità di sistematizzare con metodo ogni attività lavorativa prestando attenzione al fatto che contenuti (dati, informazioni) e relazioni interpersonali (interazioni di ruoli e funzioni) sono aspetti della comunicazione che di pari passo vanno curati, migliorati al fine di realizzare eventi comunicativi funzionali (efficaci/efficienti).

Il mio approccio favorito nell’ambito della formazione psicologica è quello sistemico-relazionale ed a questo faccio costante riferimento nella lettura dell’organizzazione lavorativa. I concetti ed i parametri definiti dai più grandi studiosi in materia di comunicazione umana ( cfr. G. Bateson, P. Watzlawick ) mi convincono che non si può derogare da essi senza creare disagi, disfunzioni , difficoltà , ma anche stati di patologia anche gravi, sia a livello del funzionamento individuale che di quello di gruppo.

La mia osservazione su come fino ad oggi ho lavorato in cooperativa mi fa individuare che l’ ostacolo maggiore alla funzionalità lavorativa ed alla collaborazione reciproca, sia dato dalla eterogeneità delle provenienze esperenziali/culturali ,dove questa eterogeneità mette in mostra il suo aspetto negativo di incomunicabilità tra le differenze.

 Al contrario , l’ aspetto positivo dell’eterogeneità mette in luce la ricchezza del bagaglio, la bontà delle differenze qualora adeguatamente utilizzate in termini di risorse organizzabili per il miglioramento e l’evoluzione di tutti e di ciascuno.

Riprendendo la riflessione sulla modalità di lavoro dei piccoli gruppi, mi sento di poter affermare che questa risente negativamente di una scarsa cura, progettazione e verifica che, se effettuate in maniera sistematica e costante nel tempo, senza peraltro trascurare l’aspetto creativo/espressivo e liberatorio, ritengo possano divenire indispensabili elementi di rinnovamento nelle professioni di aiuto agli altri.

Qui di seguito propongo spunti per l’avvio concreto (e nell’immediato)di esperienze formative che sono realizzabili utilizzando sia gli spazi che i tempi attualmente previsti dall’organizzazione del S.U.

La filosofia che in questo mi guida, prevede l’attivazione strutturata di scambi su esperienze e conoscenze con l’obiettivo di insegnare/apprendere abilità definibili come necessarie al buon andamento del Servizio di Assistenza Domiciliare ed in particolare della sua organizzazione funzionale. I metodi, le tecniche , gli strumenti verranno costruiti e/o scelti di volta in volta ed in base agli obiettivi da raggiungere ed alle caratteristiche dei partecipanti. Sopratutto si dovranno curare l’osservazione degli aspetti critici della comunicazione nei piccoli gruppi e l’individuazione di regole e strumenti di lavoro per realizzare comunicazioni di successo , ben riuscite .

La progettazione di un intervento formativo per il gruppo dei coordinatori amministrativo/organizzativi potrà essere così realizzato tenendo conto di obiettivi generali e specifici.

OBIETTIVI GENERALI

• Formare una conoscenza e consapevolezza condivise del significato di stare in un gruppo di lavoro che ha per oggetto l’ organizzazione, la comunicazione e lo scambio di informazioni in modo ottimale , professionale ,finalizzato al servizio che vuole offrire (= soddisfare e mediare i reali bisogni propri e degli altri ).

• Sensibilizzare alla consapevolezza delle dinamiche presenti nei gruppi (assunti di base) che spesso ostacolano l’ uso adeguato dei ruoli intesi come strumenti/compiti per raggiungere un obiettivo e facendoli coincidere con i ruoli effettivamente ricoperti in termini di responsabilità e funzioni da svolgere.

In altri termini, occorre essere consapevoli che raggiungere lo “stato mentale razionale” richiesto ad un gruppo di lavoro non è qualcosa di scontato, bensì è necessario costruire la capacità di consapevolezza e gli sforzi di cooperazione volontaria messi in atto dai membri di un gruppo, al fine di portare a termine i compiti programmati, attraverso un approccio che utilizzi metodi scientifici ed evoluti, implicanti tolleranza della frustrazione e controllo delle emozioni (cfr. W. R. Bion, 1961, p. 153). Al termine di «gruppo di lavoro» Bion ha inoltre affiancato quello di «gruppo organizzato» per ricordare la opinione di Mc Dougall. Tale opinione suggerisce che le condizioni dell’organizzazione facciano scomparire «gli svantaggi psicologici della formazione di gruppo» (W. Mc Dougall, p. 45).

Queste condizioni infatti procurano maggiore stabilità al gruppo e permettono agli individui che lo compongono di recuperare quell’autocoscienza che invece viene persa nel gruppo non organizzato.

OBIETTIVI SPECIFICI

• Individuare le aree disfunzionali e critiche nel lavoro dei coordinatori analizzando ed attuando i correttivi e/o gli strumenti che possono far superare le difficoltà;

• Facilitare il confronto fra i coordinatori sulle modalità individuali di lavoro e sviluppare un metodo comune ed omogeneo (oggettivo) valido per tutti, che renda interscambiabili/comunicabili con facilità e immediatezza compiti e funzioni , sempre nell’ambito operativo dell’amministrazione/organizzazione , ma superando l’arbitrarietà, casualità e soggettività delle impostazioni e del lavoro;

• Allenare all’uso di strumenti di lavoro che valorizzino il rapporto tra tempo/energia/qualità, rendendolo ottimale e soddisfacente per tutti i soggetti partecipanti all’organizzazione ma anche per gli utenti che fruiscono del Servizio;

• Definire le abilità specifiche desiderabili per un’efficace/efficiente funzionamento del gruppo e dedicarsi al loro apprendimento e/o miglioramento.

METODOLOGIA E TECNICHE

Obiettivi generali e specifici potranno essere conseguiti attraverso l’osservazione di eventi-tipo , proposti dagli stessi coordinatori ed elaborati , strutturati e condotti in forma di simulata, giochi di ruolo, dallo psicologo. Un congruo spazio verrà dato al feed-back dei partecipanti, sia come momento di verifica dell’efficacia dell’intervento formativo, sia come possibilità di monitoraggio e correzione della complessiva progettazione . A questo scopo verranno proposti questionari, check-list e quanto ritenuto opportuno per conseguire la verifica.

Nello specifico, ritengo fondamentale attivare un intervento formativo per i coordinatori organizzativo-amministrativi che riguardi i seguenti aspetti :

• sviluppo di abilità auto-organizzative reciprocamente condivise

• miglioramento delle abilità di comunicazione efficace rispetto ai ruoli, propri e dei referenti

• individuazione di strumenti di lavoro di base da attuare con cura , metodo e costanza ( saper condurre riunioni valide ed utili , saper prendere appunti , saper scrivere una relazione , ecc.)

• decodifica dei significati delle “urgenze” e delle “emergenze”; analisi delle domande e lettura dei bisogni; contenimento, autocontenimento, differimento delle risposte

 • delimitazione dei propri ambiti di responsabilità ed  integrazione/collaborazione con quelli degli altri

Pensando ai gruppi di assistenti domiciliari, mi appare quanto mai necessario sistematizzare un impegno verso di loro in quanto operatori di prima linea, sempre a contatto “a pelle” con i disagi, le sofferenze, le malattie, i bisogni consapevoli e inconsapevoli e con quanto di più angoscioso gli utenti anziani e handicappati possono essere portatori in modo evidente, implicito e massiccio.

Allenarli a saper distinguere di chi è il disagio come forma di orientamento per la ricerca di risposte possibili o anche solo per accettare la complessità degli eventi.

Tale impegno dovrà attuarsi in termini di metodo psicologico professionale esercitato con costanza nel tempo, e quindi implica l’accoglimento e l’elaborazione delle loro istanze per individuare soluzioni adeguate per l’evoluzione.

In questo senso il lavoro dello psicologo nel piccolo gruppo di A.D. sarà centrato sul rapporto operatore/utente con opportuni accenti sull’uno o l’altro versante a seconda dei casi, delle problematiche , delle richieste specifiche.

Pertanto la costituzione dei piccoli gruppi potrà avvenire o intorno all’utente o alla problematica emergente.

Come per il lavoro con il gruppo dei coordinatori, la metodologia e le tecniche (anche esercitazioni su case-work) avranno come supporto l’approccio sistemico-relazionale.

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