Un modello di flessibilità e valorizzazione delle risorse nei servizi del Terzo Settore

UNO STUDIO PER LA RIORGANIZZAZIONE E GESTIONE DEI SERVIZI DI ASSISTENZA DOMICILIARE. ANALISI DEI RISULTATI

 a cura di Maria Grazia Letizia

Fino al 1993 i servizi di assistenza domiciliare agli anziani ed ai disabili della Cooperativa Cecilia venivano organizzati e gestiti separatamente rispettivamente come SAISA e SAISH.

Dopo un adeguato lavoro svolto da una Commissione di studio interdisciplinare (assistenti sociali, psicologi, coordinatori, assistenti domiciliari) si è giunti ad una riorganizzazione dei servizi secondo un modello Unico che si proponeva:

  1. il superamento delle sperequazioni lavorative che gli operatori segnalavano a discapito di quanti lavoravano con i disabili (SAISH), mentre il lavoro con gli anziani (SAISA) era percepito come più leggero e compatibile con i bisogni di riposo e personali degli operatori;
  2. l’ effettiva valorizzazione della formazione dell’ assistente domiciliare che prevede la possibilità d’intervenire su diverse tipologie di utenti;
  3. l’ attenta considerazione delle attitudini e capacità personali quali elementi fondanti per la motivazione ed il suo mantenimento;
  4. l’intervento sull’iniziale fase di logoramento degli operatori e la prevenzione del burn out.

Successivamente, nel febbraio 1997, si è resa necessaria una nuova revisione dell’organizzazione del Servizio Unico sopratutto dovuta alla naturale mobilità del personale che, sviluppando attitudini e competenze diverse, si dirigeva verso i nuovi servizi della cooperativa: Agenzia di segretariato sociale Salvalagente, Centro diurno per disabili, Laboratori Integrati per disabili (Centro IRIDAE), centro per senza fissa dimora (Kaspar Hauser), centro di socializzazione per gli anziani (Il Casale), servizio di assistenza domiciliare per minori, ecc. Tale mobilità ha incrementano la necessità della selezione del personale, del suo affiancamento al personale esperto (prova di lavoro)per l’adeguato inserimento sull’utenza e della sua valutazione.

Psicologi e assistenti sociali del S.U. della Cooperativa “Cecilia” hanno lavorato alla costruzione di una griglia per la valutazione della richiesta assistenziale dell’utente (portatore di handicap ed anziano) . Nel realizzare ciò si è tenuto conto dei principali parametri che concorrono a definire la gravità ed il corrispondente intervento che l’utente richiede nell’essere assistito (G.I.A.). Pertanto si sono individuati nove items in cui i parametri sono stati raggruppati e a ciascuno di essi è stata attribuita una scala di punteggio ponderato. Gli items 1 e 7 non necessitano di punteggio poiché danno informazioni essenzialmente qualitative.

L’ ipotesi assunta è stata che la richiesta assistenziale è tanto più impegnativa quanto più onerose sono le caratteristiche dell’utente in termini di grado di autosufficienza ; di tipologia dell’impegno richiesto per l’A.D. (es. : assistenza di base, sostegno individuale , sostegno di gruppo) ; di gradi di problematicità fisica e/o organica, psicologica e familiare ; di capacità comunicative, sia verbali / non verbali , sia ai canali e modalità espressive e di relazione ; di livelli di autonomia di movimento; di possibilità di essere assistito in un gruppo con specifiche finalità (es : ricreative, socializzanti, culturali , esperenziali , di apprendimento di abilità , ecc) ; della qualità della rete sociale ed affettiva in cui l’utente vive ; e per ultimo , ma non ultimo, a seconda del quartiere e degli spostamenti necessari per ricevere l’assistenza.

La scala ponderale ha permesso di individuare,a priori, i seguenti Intervalli per la determinazione del GRADO DI INTENSITA’ ASSISTENZIALE

2 – 7 = Basso

8 – 13 = Medio-basso

14-20= Medio-alto

20-27= Alto

In seguito all’applicazione della griglia ai singoli casi, a posteriori, gli Intervalli realmente riscontrati nel S.U. per quanto riguarda il Grado di intensità assistenziale sono :

6 – 10 = Basso

11-14= Medio-basso

15-20=Medio-alto

21-26= Alto

Perciò, la distribuzione dei casi a seconda del G.I.A. all’interno di ciascuna equipe è:

EQUIPE A  GIA basso Casi n. 2
                        GIA medio-basso Casi n. 9
                        GIA medio-alto Casi n. 14
                        GIA alto Casi n. 4
                                Tot. casi n. 29
 
EQUIPE B   GIA basso Casi n. 3
                         GIA medio-basso Casi n. 9
                         GIA medio-alto Casi n. 16
                         GIA alto Casi n. 1
                                Tot. casi n. 29
 
EQUIPE C  GIA basso Casi n. 7
                        GIA medio-basso Casi n. 13
                        GIA medio-alto Casi n. 14
                        GIA alto Casi n. 0
                               Tot. casi n. 34
 
EQUIPE D  GIA basso Casi n. 2
                     GIA medio-basso Casi n. 15
                     GIA medio-alto Casi n. 9
                     GIA alto Casi n. 4
                               Tot. casi n. 30
 
Complessivamente il SAISH del S.U.  è così composto :

G.I.A. del SAISH 

Casi                            n.                %

G.I.A. basso                         14              11%
 
G.I.A. medio – basso         46              38%
 
G.I.A. medio – alto            53              44%
 
G.I.A. alto                             9                7%
 
Totali                                 122            100%

Una prima analisi descrittiva di questi dati , ci permette di osservare che l’assistenza ai portatori di handicaps gravissimi può essere equamente distribuita nelle future unità di base dato che si tratta di 9 casi e costituisce il 7% del totale degli assistiti.

L’ assistenza per i casi di handicap lieve trova sicuramente le risorse sufficienti negli operatori che se ne occupano, ma anche questi vanno distribuiti con equità nelle unità di base. Tuttavia, trattandosi solo dell’11% degli assistiti , è chiaro che l’A.D. non potrà essere connotata dalla caratteristica di facilità , come non lo può essere, come abbiamo visto , da quella di estrema difficoltà.

Infatti il dato che prevalentemente caratterizza l’ A.D. – tipo è quello che la connota come una richiesta di intensità assistenziale medio-alta e che viene rivolta dal 44% degli assistiti. Questo significa che, se le unità di base saranno almeno quattro, tale richiesta assistenziale andrà distribuita per l’ 11% a ciascuna. Non si può tuttavia trascurare che il 38% degli assistiti rivolge al Servizio una domanda di intensità assistenziale medio – bassa e che questa , solo per il 6% non è pari alla richiesta di intensità medio – alta. Questa osservazione è significativa in quanto individua così la possibilità di bilanciare in modo ottimale l’alto impegno richiesto , con opportunità per un lavoro di assistenza che utilizzi le risorse e le potenzialità esistenti per il lavoro di gruppo e di laboratori di riabilitazione psicosociale ed altro (v. grafici relativi).

IL LAVORO DI GRUPPO NEL S.U.

Dalla distribuzione dei dati (v. grafico/torta) relativi all’item 7 della griglia di valutazione , si evince la possibilità di proporre concretamente l’attività in gruppo almeno al 29% degli attuali utenti (35 utenti) , mentre per un altro 27% si può verificare la possibilità che essi vi partecipino realmente ( 33 utenti). Per il 16% degli utenti (20 utenti) l’attività di gruppo resta improponibile sopratutto per oggettivi limiti posti dalla gravità dell’handicap e dalle caratteristiche di scarsa prosocialità di  taluni o di apprensione e sfiducia da parte delle famiglie.

Finora il S.U. ha organizzato attività di gruppo quali: danzoterapia , palestra, piscina, progetto senior (giardinaggio presso le scuole), in cui ha inserito il 28% degli attuali assistiti (34 utenti).

Se si elaborano ulteriormente i dati e si esclude il 16% degli utenti per cui questa modalità di lavoro è improponibile, risulta che per il 56% degli assistiti (68 utenti = P+V) devono essere proposti e verificati sia l’interesse sia la disponibilità a partecipare; mentre per il 50% degli assistiti che potrebbero partecipare ad attività di gruppo è già in atto un lavoro ( E / P+V).

Ho realizzato quattro tabelle (vedi), per ciascuna delle attuali èquipes più una che riguarda l’intero Servizio, incrociando i dati relativi al grado di autosufficienza ed all’ inserimento nel lavoro di gruppo; altre quattro tabelle sono state ottenute incrociando i dati relativi alle capacità relazionali ed all’ inserimento nel lavoro di gruppo, nell’ipotesi che da queste si possano rilevare più nello specifico le caratteristiche dei potenziali partecipanti ai gruppi.

Infatti, commentando complessivamente i dati, si evince la possibilità di formare piccoli gruppi omogenei per grado di patologia ( lieve, parziale , grave) dove per 37 / 68 utenti è pensabile una proposta che consideri come risorsa il canale espressivo verbale; mentre con 23 / 68 utenti è possibile creare gruppi utilizzando canali di comunicazione non verbali e sensoriali.

Lo studio attento di queste tabelle può concretamente orientare la scelta delle attività (es : ascolto musicale con finalità di rilassamento, laboratori creativi ed artistici, laboratori senso-motori, ecc. ) e la composizione equilibrata dei gruppi di utenti.

Il rituale dei nomadi

Quando ci sentiamo stressati a volte viviamo in modo schiacciante questa situazione e risulta difficile uscirne perchè non riusciamo a quantificarla e metterla in relazione a “quello che manca” per recuperare uno stato di … rinnovato benessere.

Se pensiamo alla vita faticosa e complessa dei nomadi dell’Arabia o del territorio sahariano, da quando questi luoghi sono diventati desertici, la vita dell’uomo vi si è organizzata in maniera nomade ma comunque ricercando sempre la base per soddisfare i tre grandi bisogni per vivere: l’ acqua, l’erba e il sale. Con questi elementi la famiglia nomade diviene autosufficiente, perché può vivere del latte e della carne degli animali che essa stessa alleva. La vita nomade sulle grandi distanze, fra le oasi sahariane, si svolge spostandosi lentamente, camminando per diversi giorni e trasportando il necessario. Ma le soste di riposo sono regolari. Anche se non ci si lava per giorni e giorni.

Quella dei nomadi è una vita faticosa ma a contatto con le esigenze naturali del corpo e della sua energia. E perciò, quando ci si ferma in un oasi dove le fonti di acqua lo permettono, tutta la “carovana” si prende cura del proprio corpo con veri e propri rituali rigeneranti.

Nella cultura europea questo contatto naturale e rigenerante con il proprio corpo oggi è sempre più spesso demandato ai centri di benessere e ai centri Spa (Salus per Aquam): oasi nel deserto della quotidianeità!?

Il deserto della nostra quotidianeità che ci fa  inaridire: per qualcuno è rappresentato dalla routine, dalle tensioni, dai conflitti, dalle maschere indossate per svolgere ruoli lontani dal nostro sè più autentico. Ogni tanto la “fuga” in un’oasi ci permette di rigenerarci.

E, nella propria vita cosa non ci permette di uscire regolarmente dalla sedentarietà? Perchè, in alcuni periodi della vita o in alcune condizioni, è così difficile ritagliare del tempo per prendersi cura del proprio corpo e di se stessi? Ognuno ha le sue particolari risposte.

Il rituale dei nomadi è un percorso di benessere che aiuta a lenire stress e tensioni e ragala un momento di profondo relax psicofisico.

Questo rituale è svolto “a quattro mani” da due operatori e si svolge in alcuni centri benessere in un ambiente accogliente e riscaldato dalla musica e da un soffitto di luce soffusa per la cromoterapia: verde relax, blu armonia, rosso energia.

In relax su un lettino, il rituale incomincia con un massaggio di contatto ad entrambe le mani, dito per dito con olio all’arancia dolce. Prosegue con un peeling di tutto il corpo all’albicocca o con sapone nero e contemporaneamente con la pulizia del viso. Segue una doccia tiepida (in poszione distesa, in quest’ambiente, dopo tanto tempo essere lavati è veramente un’esperienza di piacevole abbandono) per eliminare lo strato corneo della pelle che così riacquista nuova vitalità, morbidezza e luminosità. Infine, la digitopressione dei piedi e un massaggio rilassante di tutto il corpo con olio tiepido all’ambra e maschera al miele per il viso.

Sempre di sottofondo profumi, musica e relax, ora sotto una leggerissima copertina che regala un dolce tepore.

75 minuti di coccole e vero benessere.

Consiglio: provate a regalarvi più spesso una cura di questo tipo nell’intimità della vostra casa! 

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